QUANTO VALGONO LE VITE UMANE?

Riflessioni sulle attuali vicende belliche, dalla parte dei proletari.
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Riflessioni sulle attuali vicende belliche, dalla parte dei proletari.


PRIMA RIFLESSIONE. Hanno mentito sul valore della vita umana, ci forniscono i morti a pranzo e cena ma non riescono a fermare i bombardamenti.
“Tutto l’oro del mondo non possono valere quanto la vita di un essere umano”, questa affermazione di Che Guevara, allo stato attuale, può essere ribaltata: “le vite delle persone non valgono nulla, soprattutto quelle dei proletari e dei poveri cristi! Il profitto, le risorse naturali, l’economia tutto vale di più della vita dei poveri cristi e dei proletari”. In realtà è sempre stato così, ma l’ipocrisia e la disinformazione del nostro mondo ha spesso occultato questa prassi, realizzata nei fatti in tante vicende storiche recenti. La pandemia del Covid, le guerre recenti, infine quello che sta succedendo in Ucraina ha tolto questo velo e sta emergendo la realtà, le vite dei poveri cristi valgono solo quando possono proficuamente essere scambiate per degli scopi ben prefissati, come sta avvenendo con i profughi dell’Ucraina, ma anche loro saranno dimenticati come è avvenuto per tutti i profughi delle guerre precedenti.

SECONDA RIFLESSIONE. Da Kiev torniamo indietro ad Aleppo, all’Afganistan… alle responsabilità di chi ha coperto le stesse stragi solo perchè erano commesse dal proprio imperialismo.
In questi giorni, anche su questo telematico, si sono susseguite un’infinità di discussioni su quello che sta avvenendo, i poveri cristi ucraini, con le loro disgrazie, hanno conquistato gli onori della cronaca, forse perché sono più simili a noi, non hanno la pelle scura e appartengono alla nostra cultura con la C maiuscola. Ebbene sembra che negli ultimi 30 anni ci sono state nel mondo un’infinità di guerre e i morti totali sono stati almeno 11 milioni e i profughi, sparsi in tutti il mondo, semplicemente non si contano ma sono stati centinaia di milioni. Di questi almeno 6 milioni di morti sono attribuibili al coinvolgimento militare, diretto o indiretto, degli USA e della Nato. Una lunga scia di morti in un susseguirsi ininterrotto di guerre, soprattutto di poveri cristi e proletari, tanto per non dimenticare in questi giorni bui dove il “diavolo veste Putin”. La maggior parte di questi eventi ha coinvolto l’Africa e il Medio Oriente, poveri cristi di serie z le cui vite non valgono nulla, neanche l’inchiostro per menzionarli. Fa rabbia vedere come persone che si stracciano le vesti per i profughi ucraini siano rimasti indifferenti ai morti di freddo dei profughi nei Balcani, oppure quasi gioivano per i morti nel Mediterraneo, eppure anche questi, spesso, erano profughi di guerre dichiarate da altri.

TERZA RIFLESSIONE. L’ultima scoperta, l’Onu non serve a niente, il diritto internazionale è carta straccia quando entra in conflitto con gli interessi delle nazioni più forti che lo manovrano.
Si sta parlando di violazione del diritto internazionale, ma quante volte questo è stato violato senza avere il risalto attuale? In Iraq gli americani hanno inventato l’esistenza delle armi di distruzione di massa, hanno invaso uno stato sovrano bombardando senza pietà le città, hanno usato il fosforo bianco che brucia vive le persone, hanno fatto il tiro a bersaglio anche sui feriti, qualcuno ha mai chiesto sanzioni agli stati coinvolti per crimini di guerra? L’unico che sta pagando amaramente per aver svelato questi crimini è il giornalista Jiulian Assange, rinchiuso in un carcere da anni, con la prospettiva del carcere a vita solo per aver scoperto il vaso di Pandora. E cosa dire dell’invasione di Panama da parte degli USA con migliaia di morti, nel 1989? Cosa dire della continua violazione territoriale di Israele nei territori Palestinesi, sono stati mai sanzionati gli israeliani? Oppure l’Arabia Saudita che da anni aggredisce lo Yemen è stata mai sanzionata, eppure non è uno stato democratico. Non scherziamo, con gli arabi si fanno affari e si vendono loro le armi che provocano morte, fame e disperazione, i poveri cristi yemeniti sono di serie z. Allora come si può parlare del diritto internazionale se ci sono nazioni che possono violarlo senza mai subire delle conseguenze?

QUARTA RIFLESSIONE. La solidarietà alla resistenza degli operai ucraini è l’unica scelta internazionalista possibile oggi, anche in funzione di una resa dei conti con Zelenski domani.
A questo punto è opportuno fare dei chiarimenti per non essere fraintesi. L’azione militare di Putin non può trovare giustificazioni, mi rivolgo a coloro che lo ritengono erede, in qualche modo, della tradizione sovietica: chi opprime un popolo e provoca morte e distruzione non può essere sostenuto o giustificato! Fanno bene gli operai ucraini a partecipare alla resistenza contro l’invasione? È chiaro che fanno bene, cos’altro possono fare se non difendere il proprio popolo? Il presidente dell’Ucraina Zelesky preferirebbe un intervento diretto della Nato, rischiando un’estensione del conflitto globale, piuttosto che scegliere un armamento generale del popolo, l’unica garanzia di una possibile vittoria militare e riuscire a salvaguardare il diritto all’autodeterminazione, senza per forza diventare vassallo dell’imperialismo occidentale. Ma armare il popolo é sempre per i borghesi al potere un rischio perché queste armi potrebbero essere usate contro di loro. Per il resto non esprimo altre opinioni perché penso che in una guerra la prima vittima è la verità e i fatti reali nessuno è in grado di conoscerli. Questo, però, non può esimerci da dare dei giudizi critici per capire come stanno le cose.

QUINTA RIFLESSIONE. Il peso della guerra la pagheranno i poveri cristi, ma siamo ancora sul terreno dei lamenti cristiani. Le domande devono essere più concrete. Che tipo di guerra è questa? Chi è aggredito e chi è l’aggressore.
Chi pagherà le conseguenze di questa guerra? Sicuramente, come sempre, i proletari e i poveri cristi, dell’Ucraina, della Russia dell’Europa. I proletari russi pagheranno le conseguenze delle sanzioni imposte loro, il popolo ucraino, oltre ad avere un ambiente fortemente inquinato, con case e vita distrutte, alimenterà il mercato del lavoro a basso costo nel mondo, i proletari europei vedranno i salari ridotti per l’aumenti dei costi energetici. Chiaramente per i borghesi, coloro che hanno alimentato questa guerra, non cambierà nulla continueranno a fare la bella vita. Chi ci sta guadagnando da questa guerra? Chiaramente i produttori di armi, loro si spellano le mani quando ci sono le guerre e negli ultimi tempi gli affari vanno a gonfie vele: nel mondo ci sono 27 conflitti bellici con migliaia di morti ogni giorno, coloro che vendono e producono armi ringraziano! Chiaramente anche coloro che si arricchiranno dalla ricostruzione in Ucraina, dopo la devastazione della guerra. Perché le guerre servono, ai potenti, creano consenso intorno a leader deboli, fanno ripartire le economie in momenti di crisi, riducono la popolazione mondiale. Le guerre generano anche disperazione, e disperati servono per svolgere lavori in condizioni inumane. I morti sono danni collaterali da mettere sul piatto della bilancia. Infine c’è l’imperialismo americano che agisce dietro le quinte e sta ottenendo in questa vicenda molto di più che nelle guerre combattute: sta facendo dimenticare le malefatte passate, sta imponendo un mondo unipolare con un’unica organizzazione militare controllata direttamente dagli USA, la NATO. Allo stesso tempo sta disgregando l’imperialismo europeo. Possibile che non ci sia il suo zampino, anche indiretto in questa guerra?

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE.
Allora tutto è perduto? È necessaria una organizzazione operaia indipendente che difenda i proletari, tutti coloro che strappano la vita con i denti, i primi a pagare il prezzo, spesso con la vita, per le manovre dei potenti. I potenti, e coloro che detengono il potere economico, decidono, o hanno deciso, tutto sulla pelle dei proletari: i confini delle nazioni e le estensioni delle stesse, soprattutto nei paesi del terzo mondo, non sono mai espressione della storia o della identità culturali di un territorio, ma di interessi e posizioni di forza delle classi dirigenti dei paesi che dominano il mercato mondiale. Si crea oggettivamente la necessità di unire in una sola lotta quella degli operai dei paesi dominanti contro i propri padroni imperialisti con quella degli operai dei paesi oppressi che resistono all’oppressione. Per arrivare alla conclusione che solo il loro potere sulla società può mettere veramente fine alle guerre.
Pietro Demarco

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