I NATIVI AMERICANI E LA DEMOCRAZIA CANADESE

La scoperta delle tombe senza nome di centinaia di bambini nativi americani dimostra come dentro le stesse “tolleranti” e “giuste” nazioni democratiche, il genocidio è stato praticato fino ai giorni nostri.
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La scoperta delle tombe senza nome di centinaia di bambini nativi americani dimostra come dentro le stesse “tolleranti” e “giuste” nazioni democratiche, il genocidio è stato praticato fino ai giorni nostri.

La democrazia canadese, diversamente da quella americana, è sempre stata presentata come una democrazia moralmente ineccepibile che aveva come punti di riferimento il rispetto e l’integrazione per le minoranze che la compongono. Una nazione dove la cultura politica si basa sulle libertà civili.
Ora si scopre che sotto la sua presentabile facciata integerrima affiora un marciume che rivela una vera e propria pratica del genocidio.
E’ noto che le grandi democrazie del Nord America, pronte ad esportare con la forza in giro per il mondo il loro “civile” sistema statale hanno un enorme peccato originale, l’essere nate grazie allo sterminio delle popolazioni native, alla rapina dei loro territori, all’importazione di milioni di schiavi. Nell’immaginario collettivo, però queste non piccole “macchie” sono state relegate ad un lontano passato. La maturazione civile del mondo occidentale avrebbe fatto superare quelle pratiche, non a caso il loro ripresentarsi nel corso della seconda guerra mondiale, con il genocidio nazista degli ebrei, è stato duramente condannato dalle nazioni vincitrici. Ecco però che questo schema ideologico mostra oggi la sua falsità. Dentro le stesse “tolleranti” e “giuste” nazioni democratiche, il genocidio è stato praticato fino ai giorni nostri.
Tra il 1863 e il 1998 più di 150 mila bambini delle tribù native del Canada furono imprigionati in una rete di collegi fondate dal governo canadese e date in amministrazione alla chiesa cattolica (Catholic Church, chiesa anglicana del Canada, chiesa unita del Canada ecc. ecc…). Lo scopo prefissato del governo era quello di sottrarre i bambini dei nativi canadesi alle loro famiglie per farli assimilare alla cultura dominante occidentale.
In questi collegi gestiti dai preti le violenze sui minori erano una regola quotidiana. Stupri, omicidi, violenze di ogni tipo si consumavano quotidianamente sulla pelle di questi poveri bambini e ragazzi sventurati. I bambini avevano l’obbligo di imparare l’inglese e di convertirsi al cristianesimo ed era proibito loro di usare le lingue native e di praticare le proprie culture.
Un calcolo approssimativo fatto nel 1907, dal quotidiano Montreal Star, già da allora rendeva l’idea di come era organizzata l’assimilazione della cultura occidentale da parte delle istituzioni canadesi.
Secondo questa indagine fatta dal quotidiano, Il 42% dei nativi americani che frequentavano questa rete di collegi moriva prima di aver compiuto i 16 anni. Di fronte alla denuncia di questa testata il governo canadese non poteva non sapere cosa stesse succedendo in questi veri e propri lager. Ma pur sapendolo ha continuato ad affidare alle chiese cattoliche la gestione di questi collegi che hanno continuato fino al 1998 il lavoro sporco per conto dei vari governi che si sono succeduti.
Oggi si scopre che i resti di 761 nativi sono stati rinvenuti in una ex scuola cattolica, la Marieval Indian Residential School di Saskatchewan, mentre altri 215 resti di bambini sono stati ritrovati nei pressi della Kamloops Indian Residential School in British Columbia; altre 160 tombe sul suolo che in passato ospitava la Kuper Island Residential School.
Sia il governo di allora sia i vari governi succedutisi nell’arco del secolo scorso, avevano esattamente l’idea di cosa stesse accadendo ai figli dei nativi canadesi. Il principio dell’integrazione culturale era ed è ad oggi una menzogna colossale. L’obbiettivo, oggi come allora era quello di far sì che le popolazioni originarie, seguendo la politica dell’integrazione imposta, non avrebbero potuto più rivendicare né le proprie radici né la propria cultura ma, soprattutto, non avrebbero potuto più rivendicare la proprietà delle terre appartenute ai loro avi.
La rivendicazione delle proprie radici per i nativi canadesi non è solo un fatto culturale ma è soprattutto un fatto che riguarda le proprietà ed il possesso della terra. Con questo sistema il governo canadese ha di fatto ottenuto il diritto di sfruttamento governativo sui territori tradizionali appartenenti ai nativi canadesi.
Speculazione che ha riguardato, oltre la proprietà fondiaria, lo sfruttamento delle risorse boschive, delle zone minerarie, dell’allevamento e della pesca.
Un genocidio organizzato e programmato dal governo canadese per favorire i padroni del vapore a discapito di migliaia di vittime innocenti. Come all’epoca della Conquista, la chiesa è stata in prima fila in quest’opera. Gli incendi di alcuni edifici di culto avvenuti in questi giorni sono solo il piccolo prezzo che questa istituzione deve pagare. “L’unica chiesa che illumina è quella che brucia” diceva Kropotkin, ma se bruciare qualche chiesetta serve a scaricare la rabbia dei nativi sugli esecutori (la chiesa) e non sui mandanti (lo stato), allora è proprio vero il contrario.
D. C.

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