ELEZIONI RSA A MELFI: UN VECCHIO SPETTACOLO MESSO IN SCENA DAI SINDACATI E DAL NUOVO PADRONE STELLANTIS

L'attuale organizzazione della rappresentanza sindacale di fabbrica serve solo per tenere a freno gli operai. È uno strumento in mano all'azienda non un'organizzazione per difendere gli interessi operai.
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L’attuale organizzazione della rappresentanza sindacale di fabbrica serve solo per tenere a freno gli operai. È uno strumento in mano all’azienda non un’organizzazione per difendere gli interessi operai.

Dal 21 al 24 luglio si svolgeranno a Melfi le elezioni della RSA (Rappresentanza Sindacale Aziendale). Le liste in lizza sono cinque: Fim-Cisl, Uilm, Uglm e AQCF, il sindacato dei quadri. Si tratta dei famosi Firmatutto, quelli che hanno sottoscritto senza vergogna tutti gli accordi imposti da Marchionne, incluso il Contratto Separato (CCSL) conseguente alla uscita dell’allora FCA dalla Confindustria. La Fiom, pur avendo presentato regolarmente una lista, è stata esclusa dalla commissione elettorale, perché non firmataria del CCSL.
Le RSA sono un organismo di rappresentanza sindacale di fabbrica presente in pratica fra le grandi fabbriche solo in Stellantis, in quanto in tutte le altre grandi industrie, ancora aderenti a Confindustria, l’organo di rappresentanza sindacale di stabilimento è la RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria), alle cui elezioni la Fiom regolarmente partecipa.
La procedura elettorale per il rinnovo della RSA a Melfi era già scattata ufficialmente il 4 marzo 2021, ma era stata inspiegabilmente “congelata”. I motivi di questo fatto si sono chiariti solo quando fra gli operai è cominciata a circolare la voce che Stellantis aveva intenzione di eliminare una delle due linee di produzione. Impegnati a gestire, contenere e neutralizzare il grosso malcontento che questa notizia aveva creato in fabbrica, i sindacalisti hanno pensato bene di rimandare le elezioni ad un momento migliore, al fine di scongiurare forme eclatanti di protesta, come un diffuso astensionismo. Ed infatti, la procedura è scattata immediatamente dopo la sigla da parte di tutti i sindacati “rappresentativi”, inclusa la Fiom, di un accordo capestro. In esso non solo si è lasciata praticamente mano libera all’azienda sulla riorganizzazione del lavoro, con tanto di smantellamento della seconda linea, malgrado nelle assemblee i sindacalisti avessero gridato che non avrebbero permesso che si portasse via neanche un bullone, ma si è anche sottoscritto un prosieguo del già lunghissimo periodo di cassa integrazione, che sta drammaticamente tagliando i salari operai.
Forti del fatto che il malcontento, manifestatosi nelle assemblee precedenti l’accordo, non era mai sfociato in azioni spontanee di sciopero e approfittando del periodo di cassa integrazione collettiva sapientemente deciso dall’azienda subito dopo la firma dell’accordo, per far sbollire la rabbia operaia, i Firmatutto hanno, il 28 giugno, “scongelato” la procedura elettorale. Una potente arma di distrazione di massa, che ha spostato il centro dell’interesse in fabbrica dalle conseguenze dell’accordo al giro delle clientele, fra chi aspira a un posticino come RSA e chi è disposto a contrattare il suo voto per ottenere un “favore”, come una postazione più favorevole o un turno più congeniale (la soppressione della linea comporterà necessariamente spostamenti nelle squadre abbinate ai turni). I Firmatutto hanno così puntato sull’azione combinata del clientelismo e della disillusione operaia per non aver concluso nulla con le critiche a viso aperto fatte ai vertici sindacali. Per ora sembra che l’operazione sia riuscita, visto che si sono permessi il lusso, senza colpo ferire, di non tenere neanche le assemblee sull’accordo.
Ma cosa sono le RSA che i lavoratori di Melfi sono chiamati ad eleggere?
L’unica vera forza che hanno gli operai nella contrattazione con i padroni è il numero, ma questo numero conta solo se è organizzato, se è unito. L’unità degli operai è un’arma potente ed ecco perché i capitalisti hanno sempre cercato di spezzarla, creando anche sindacati di comodo, direttamente sotto il loro controllo. Non a caso nel 1948 ci furono le due scissioni dalla CGIL che dettero vita alla Cisl e alla Uil e non a caso, non contenti del controllo che essi stessi esercitavano su questi sindacati, gli Agnelli in Fiat “fondarono” il Sida, diventato poi Fismic. La frammentazione sindacale, pur se alimentata dal padronato, comportava però l’esigenza di un minimo di unitarietà nelle forme di rappresentanza anche per condizionare e controllare le frange sindacali più estreme e radicali. Inoltre, gli stessi sindacati avevano bisogno di propri rappresentanti in fabbrica, riconosciuti dalla controparte e dai lavoratori. Ciò spiega il nascere delle varie forme di rappresentanza a livello aziendale, dalle commissioni interne, presenti dalla liberazione fino alla fine degli anni ’60, ai consigli di fabbrica, dall’autunno caldo fino al 1993, alle RSU e, poi, in Stellantis, le RSA. La storia di tutte queste diverse forme è dominata dal contrasto esistente fra il bisogno che hanno le organizzazioni sindacali di controllare pienamente questi organismi e la capacità di questi di essere permeabili, se non strumenti dell’azione della massa degli operai. Quanto più è stata forte la capacità autonoma di lotta e di mobilitazione degli operai, tanto più gli organismi di rappresentanza di fabbrica sono stati influenzabili da essa e relativamente indipendenti dagli apparati sindacali. Viceversa, quanto più gli operai sono stati sottomessi ai capitalisti, tanto più gli organismi sindacali aziendali sono stati sotto il pieno controllo delle organizzazioni sindacali e, attraverso esse, dello stesso padrone. Questa dialettica non spiega solo il passaggio da una forma all’altra di rappresentanza, ma la stessa loro evoluzione interna. Non ci interessa però ora fare una storia di esse, ma sottolineare come le RSA, volute direttamente dalla FCA, segnino un ulteriore livello di maggiore controllo dei sindacati sui “rappresentanti” dei lavoratori. Questa cosa è spiegata con chiarezza dalla dichiarazione di uno che da sempre sta dalla parte dei padroni, Pietro Ichino: “Le rsu sono caratterizzate dall’investitura “dal basso”, data ai rappresentanti dall’essere eletti direttamente dai lavoratori; le rsa sono invece caratterizzate dal rapporto organico esclusivo che le lega al rispettivo sindacato territoriale, il quale designa i propri rappresentanti”. Poco cambia se, in seguito ad un accordo, i Firmatutto si spartiscano il numero degli RSA disponibili in base ai voti ricevuti, essi risultano comunque nominati dal sindacato e perciò in ogni momento rimovibili da esso. Sia detto per inciso, e per chiarire meglio il nostro ragionamento, qui non si sostiene che l’RSU sia, a differenza dell’RSA, controllata dagli operai e non dal sindacato. Già al loro nascere le RSU erano un passo indietro rispetto ai consigli di fabbrica, sia perché eletti non dal singolo reparto ma all’interno di liste presentate dai sindacati, sia perché un terzo delle RSU era di diretta nomina sindacale, sia per gli ostacoli frapposti alla presentazione di liste alternative. L’ulteriore evoluzione delle RSU hanno ulteriormente garantito il controllo sindacale con le modifiche sui meccanismi di rappresentanza intervenuti nel periodo 2011-2014, che hanno escluso nei fatti i sindacatini di base dalla partecipazione alle elezioni. In ogni caso, però, le RSA risultano anche formalmente di nomina sindacale. Questo fatto la dice lunga sull’inconsistenza di quei, rari in verità, operai combattivi che si candidano nell’illusione velleitaria che, in quanto RSA, possano rappresentare veramente gli interessi degli operai. Le RSA, ma anche le RSU, sono del tutto inadatte a rappresentare e guidare la lotta degli operai. Un esempio l’abbiamo avuto in tempi non sospetti, nei 21 giorni di Melfi, che non furono per nulla guidati dalla RSU di fabbrica. Questi organismi sono destinati ad essere spazzati via dalla ripresa delle lotte operaie, come furono spazzate via le asfittiche commissioni interne con l’autunno caldo. Fino a quando questo non succederà, l’unico ruolo praticabile da queste RSA è essere i bidelli dell’azienda, come sono apostrofati oggi dagli operai. Come i bidelli sorvegliano gli spazi scolastici esterni alle aule, così essi si limitano a “sorvegliare” gli operai, evitando il più possibile che le inevitabili frizioni sul lavoro sfocino in contrasti sindacali. Come i bidelli trasmettono le circolari del preside, così essi si limitano a far conoscere le disposizioni dell’azienda. I bidelli, però, devono anche pulire gli spazi scolastici, loro invece, in cambio del loro “servizio” possono invece non lavorare. Per le poche, pochissime in verità, mosche bianche che si illudono di poter svolgere il loro ruolo di rappresentanti degli operai, non resta che sgobbare sulle linee, usufruendo al massimo delle misere otto ore di permesso sindacale mensili per fare sindacato, osteggiati e tenuti a bada dall’azienda e dal loro stesso sindacato di appartenenza.
Imponendo le RSA, Marchionne e i Firmatutto hanno voluto anche escludere dall’agibilità sindacale la Fiom, che si era opposta, blandamente in verità, alla “cura” Marchionne. Per anni ad essa è stata negata ogni rappresentanza in fabbrica, perché non firmataria del contratto separato di settore. Invece di privilegiare la strada della lotta sindacale contro questo attacco, la Fiom ha intrapreso contro FCA una lunga battaglia legale che è sfociata in una sentenza della Corte Costituzionale che gli ha garantito il diritto di avere i propri RSA in fabbrica. A Melfi ad es. essa ha oggi diritto a 19 RSA. Si è così venuta a determinare una situazione ambigua, in cui tutti, azienda e sindacati, hanno interesse al mantenimento dello status quo. In fabbrica dovrebbero esserci 57 RSA, ma questo è il numero degli eletti nella RSA dei Firmatutto. I 19 RSA Fiom sono aggiuntivi. I Firmatutto possono così avere più delegati, ma anche la Fiom non corre il rischio di veder diminuita la sua quota di RSA per un eventuale fallimento elettorale. I Firmatutto possono così vantarsi di essere i sindacati privilegiati dall’azienda, capaci cioè di garantire “favori” e la cosa si riflette positivamente nel numero di tessere. La Fiom può alimentare l’illusione, sempre meno credibile alla luce degli accordi che va a firmare, di essere l’unico vero sindacato dei lavoratori, ma ne paga lo scotto sul piano del tesseramento. La stessa Fiom può rivendicare la democraticità della sua procedura di nomina degli RSA, perché la stessa lista bocciata dalla commissione elettorale verrà presentata, tranne qualche eventuale improbabile modifica, fra qualche mese per le elezioni degli RLS, cioè i rappresentanti per la sicurezza e saranno nominati come RSA quelli della lista che in queste elezioni piglieranno più voti. E’ evidente fra l’altro come questo meccanismo perverso possa alterare lo stesso risultato elettorale. Gli elementi più filoaziendali presenti nella lista Fiom potranno più facilmente intercettare in questa votazione separata il voto degli elettori dei Firmatutto. Questa convergenza di interessi potrebbe, fra l’altro, spiegare il fatto, altrimenti incomprensibile, che la Fiom abbia accettato di sedersi con gli altri sindacati per firmare l’accordo capestro, quando avrebbe potuto coalizzare con successo l’opposizione operaia a quell’accordo, senza neanche pretendere di essere inserita nella stessa procedura unitaria di elezione dell’RSA. Ma un’altra conseguenza emblematica di questa situazione della Fiom l’abbiamo nella scandalosa ed immotivata esclusione dalla lista della gioventù operaia che più si é esposta in questi mesi nella critica ai Firmatutto e ai piani aziendali. Un piacere fatto a Stellantis a garanzia della propria affidabilità.
A. V.

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