OPERAI AGRICOLI E PADRONI

È necessario un collegamento diretto dei braccianti immigrati fuori ed oltre il patrocinio delle istituzioni e di gruppi di filantropi che non vanno oltre il piangere sul “supersfruttamento” nelle campagne.
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È necessario un collegamento diretto dei braccianti immigrati fuori ed oltre il patrocinio delle istituzioni e di gruppi di filantropi che non vanno oltre il piangere sul “supersfruttamento” nelle campagne.

Gli operai agricoli migranti senza un contratto di lavoro, impiegati in agricoltura in Italia, sono circa 370 mila (dati 2019, da fonte confederazione italiana agricoltori) e rappresentano un terzo degli operai agricoli totali, circa 900 mila braccianti.
Nella suddivisione del comparto agricolo, per L’INPS è considerato lavoratore dipendente chiunque presti la propria opera manualmente lavorando in una azienda agricola o in un allevamento del bestiame.
L’INPS fissa le differenti condizioni per gli operai a tempo determinato (OTD) assunti saltuariamente e (OTI), operai assunti con contratti a tempo indeterminato, fissandone anche la media dei minimi salariali mensili.
Un operaio comune (livello più basso della categoria) che lavora a tempo indeterminato può percepire un salario orario netto di 6,07 euro. Mentre per un operaio comune a tempo determinato il salario orario risulta essere di 7,17 euro.
La differenza nella paga oraria è data dal fatto che l’operaio a tempo indeterminato ha inglobato nella paga oraria sia frazioni della tredicesima che frazioni del TFR. Mentre l’operaio a tempo determinato percepisce tutta la tredicesima regolarmente e il TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
Questo è il salario medio per gli operai agricoli assunti più o meno regolarmente dai padroni agricoli, ed è a questi operai che i sindacati ufficiali, CGIL, CISL, UIL, fanno riferimento sia per la contrattazione del prezzo della manodopera che per i loro insignificanti scopi propagandistici.
Ad esempio lo sciopero indetto il 30 aprile 2021 “per protestare contro le iniquità contenute nel Decreto Sostegno”, del governo Draghi, ha riguardato quasi esclusivamente gli operai a contratto, dato che sono loro a rientrare nei decreto sostegni. Sciopero di facciata che, come al solito, non ha ottenuto nessun risultato concreto per nessuno.
Senza il coinvolgimento degli operai migranti che lavorano sotto i caporali o sotto i padroni delle cooperative agricole, tutte le richieste sindacali sono destinate a fallire.
Oltre tutto organizzare e collegare le lotte degli operai invisibili (i migranti costretti a lavorare senza nessun contratto) per ottenere un contratto di lavoro legale, vorrebbe dire anche fare la guerra al dumping salariale che abbassa sia il livello salariale che le condizioni di lavoro di tutti gli operai del comparto agricolo.
Oltre tutto i contratti di lavoro si ottengono con la regolarizzazione ma, senza regolarizzazione non si possono avere contratti di lavoro.
Il sindacato confederale, ma anche i vari sindacati “conflittuali”, finora non hanno intrapreso una battaglia vera e concreta per superare questa contraddizione.
Sbandierare ai quattro venti la sanatoria per tutti i migranti equivale ad avere la sanatoria per nessuno.
Fare una battaglia sindacale decente vorrebbe dire organizzare una battaglia per ottenere contemporaneamente un contratto di lavoro certo, collegato immediatamente alla regolarizzazione, chi stipula un contratto di lavoro ha direttamente diritto alla regolarizzazione.
Questa differenza può essere spezzata dall’organizzazione dall’unione dei braccianti a contratto con quelli che sono sottoposti al reclutamento dei caporali per poter lavorare. Operai sottoposti a forme salariali che non vengono pagate ad ore ma il più delle volte sono pagate a cottimo, sulla base delle merci a quintale prodotte.
Ad esempio nella capitanata ci sono stati dei casi dove i padroni hanno pagato 3 euro per raccogliere 3 quintali di pomodori, costringendo i braccianti a lavorare tra le 7 e le 9 ore al giorno, senza concessione di alcun giorno di riposo e con una pausa giornaliera di circa 30 minuti. Ma la macchina infernale della produzione agricola al di là delle pseudo denunce della stampa non si è fermata di certo e continua quotidianamente a macinare faraonici profitti sulla pelle di questi operai.
Il moralismo cattolico di alcune associazioni che si occupano di questi migranti, arriva al massimo a denunciare le condizioni subumane delle baraccopoli dove vivono questi poveri operai, non mettendo mai in discussione la contraddittoria causa di come si è arrivati a far vivere uomini in baracche assediate da topi e sporcizia.
Chiedere al governo, come hanno fatto alcune ONG, di intervenire sulla situazione sanitaria delle baraccopoli dove vivono i migranti non risolverà di certo né il problema della scomparsa delle fatiscenti baraccopoli né il problema sanitario.
E di certo non saranno nemmeno le denunce pietistiche delle associazioni solidali, o la raccolta di fondi organizzata della lega dei braccianti di Aboubakar Soumahoro per acquistare dei dispositivi di protezione individuale per chi continua a lavorare nei campi che daranno cure sanitarie e una casa a questi operai.
Il primo passo per avere una condizione salariale accettabile, per eliminare finalmente le baraccopoli ed avere una casa vera e per eliminare il caporalato è quella di ottenere un contratto di lavoro effettivo.
Gli operai devono imparare anche a non fidarsi più di chi parla a loro nome dicendo fesserie, come quella lanciata da Aboubakar Soumahoro, “basata sulla volontà di associare tutti i braccianti per un protagonismo diretto e la prospettiva di un’alleanza con contadini, agricoltori e consumatori”. Fesserie ideologiche buone solo per avere una pagina su di un giornale ma che nella realtà non approdano a nulla ma portano soltanto a perpetuare il meccanismo economico dell’accumulazione senza cambiarne una virgola.
Fesseria che tiene ancora gli operai agricoli migranti legati al carro delle peggior condizioni lavorative.
L’unica possibilità che gli operai agricoli migranti, che stanno al di fuori di ogni forma contrattale, hanno, è che incomincino a collegarsi tra loro collegandosi anche con gli operai contrattualmente assunti cercando di unificare le lotte per una estensione massiccia della contrattazione salariale per tutti, legata immediatamente anche alla regolarizzazione di tutti i braccianti agricoli.
D.C.

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