BONOMI IL GRANDE ARRAFFONE

Il capo degli industriali in Italia ha parlato chiaro, dei 209 miliardi del recovery fund Europeo ne vuole la fetta più grande. La corsa per dividersi il bottino è già partita.
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Il capo degli industriali in Italia ha parlato chiaro, dei 209 miliardi del recovery fund europeo ne vuole la fetta più grande. La corsa per dividersi il bottino è già partita.

Caro Operai Contro, Bonomi il presidente di Confindustria, pretende una grossa fetta del Recovery Fund, da rimpinguare anche sacrificando il Welfare.

Reclama “una visione diversa dai sussidi”, strepita “Non vogliamo diventare un Sussidistan”, (ndr uno Stato di sussidi). Ma se si considera che, dei 104,5 miliardi di euro stanziati per il 2020 dal governo per l’emergenza Covid, ben il 64% sotto varie forme, direttamente e indirettamente è andato alle imprese e ai professionisti con attività d’impresa, vuol dire che sono proprio le imprese, col 64% dei sussidi ad avere la maggioranza assoluta nel Sussidistan. Mentre i lavoratori dipendenti e gli autonomi insieme, hanno avuto il 10 per cento dei sussidi, l’altro 26 per cento è andato per la Cig e per misure di sostegno al reddito. Ciò riconferma che le dichiarazioni di Bonomi, sono unicamente dettate da una insaziabile sete di profitto.


Per stabilire quanti soldi del Recovery Fund chiederanno le imprese e le loro associazioni quali, Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura, Confartigianato ecc. ecc. i padroni stanno già lottando per la spartizione del bottino, si mobilitano le loro associazioni e i loro partiti sul territorio e in parlamento. I profitti che le imprese hanno intascato finora, li investono in altri modi e attività, mentre pretendono una marea di soldi pubblici che mettono direttamente in tasca, oppure usano per modernizzare tecnologie e impianti creando nuovi “esuberi”.


Ingolosito dal fatto che il governo francese ha destinato alle imprese, sotto forma di investimenti e tagli delle tasse, il 35% della somma del Recovery Fund, che l’Europa ha preventivato per la Francia, Bonomi il 29 settembre 2020 all’assemblea generale di Confindustria di cui è presidente, alla presenza degli invitati Conte primo ministro e altri 11 ministri, ha parlato come se anche il governo italiano, dovesse stanziare per il mondo delle imprese, una consistente somma dei 209 miliardi del Recovery Fund che dovrebbero arrivare dall’Europa. Fin qui, finanziare con soldi pubblici chi si è arricchisce sfruttando gli operai, è di per sé una ingiustificata pretesa. Ma Bonomi va oltre: per avere una grossa fetta della torta, in pratica chiede al governo di tagliare il welfare.


Un bel pelo sullo stomaco quello di Bonomi, che tra l’altro sta tenendo in sospeso il rinnovo di decine di contratti nazionali di lavoro scaduti, ignorando le rivendicazioni di oltre 10 milioni di lavoratori del settore privato e 3 milioni del settore pubblico. Confindustria con Bonomi, si rifiuta di firmare il contratto nazionale degli alimentaristi, dopo che tante imprese e associazioni l’hanno già firmato, inoltre Bonomi ha intimato alle imprese, il blocco della contrattazione salariale a livello nazionale.


Un vero provocatore nei confronti degli operai! Un atteggiamento col quale Bonomi si era già distinto quando come untore, si oppose all’immediato blocco delle attività, contribuendo a un forte aumento dell’epidemia di Covid, con migliaia di contagi e di morti nelle fabbriche e nelle imprese bergamasche e bresciane. È ancora lo stesso Bonomi che fa scena muta sull’indagine dell’Inps riguardo l’uso scorretto della Cig, da parte di oltre 3 mila imprese, per le quali si configura il reato di truffa per oltre 2,7 miliardi di euro.

Ma incredibilmente per ascoltare un simile personaggio, si sono scomodati 11 ministri più il capo del governo Conte! A loro Bonomi suggerisce le condizioni su come distribuire i 209 miliardi del Recovery Fund, quando arriveranno dall’Europa, proponendo: “Un patto per l’Italia”. Tradotto significa dare soldi pubblici ai padroni, e per fare in modo sì che siano tanti, tagliare i sussidi di milioni di poveri e di quanti, con il lavoro viene loro negato anche un salario.
Dice il capo di Confindustria: i 209 miliardi del Recovery Fund “non risolvono niente se se ne dà una goccia a tutti”. E ancora: “Non vogliamo diventare un Sussidistan”. Questo è un chiaro invito di Bonomi rivolto al governo Conte, a chiudere i rubinetti dei sussidi del Welfare, compresi il reddito di cittadinanza, quello di emergenza e gli aiuti una tantum, ai milioni di persone socialmente disagiate, che col Covid hanno visto gravare la loro condizione. Perfino la cassa integrazione e la Naspi secondo Bonomi andrebbero drasticamente ridimensionate.


Il senso di ciò che vuole Bonomi è: Anche con i vari sussidi si è visto che solo pochi disoccupati trovano lavoro, quindi perché continuare ad elargire sussidi? Quei soldi dateli a noi industriali. Con questa tesi i poveri e i senza lavoro, che loro malgrado aumentano la concorrenza al ribasso della forza lavoro e sono costretti al lavoro saltuario quando lo trovano, secondo Bonomi possono tranquillamente morire di fame.

Saluti Oxervator

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