L’ANTICA MALATTIA DEL CRETINISMO PARLAMENTARE

Il voto al referendum ha messo in evidenza quanto ancora sia presente fra quelli che si autodefiniscono “comunisti” il sacro rispetto del parlamento borghese e come siano scesi in campo per difenderlo.
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Il voto al referendum ha messo in evidenza quanto ancora sia presente fra quelli che si autodefiniscono “comunisti” il sacro rispetto del parlamento borghese e come siano scesi in campo per difenderlo.

“La democrazia borghese è un paradiso per i ricchi e una trappola e un inganno per i poveri e gli sfruttati” Lenin

Il parlamento borghese è un istituto a loro estraneo (agli operai), un’arma di oppressione dei proletari da parte della borghesia, un’istituzione della classe  nemica” Lenin

Nelle ultime settimane prima del voto abbiamo assistito alle prese di posizione nei confronti del referendum.
Lasciamo da parte la posizione dei “SI” dei cinque stelle, la racchiudiamo nella falsa e strumentale motivazione del risparmio di quattrini, in sostanza irrisorio che si verificherebbe.
E lasciamo da parte anche la posizione dei “NO” di tutti quei partiti che difendono il loro presente e futuro posticino in parlamento e coprono questi loro interessi di bottega con la difesa della democrazia e della Costituzione.
Per gli operai, la difesa della democrazia borghese, e non abbiamo altro termine per definirla e della Costituzione rappresentano, la prima la libertà dello sfruttamento da parte di chi detiene il capitale, e la seconda la legalizzazione di questo sistema di sfruttamento delle classi più povere.
Ci soffermiamo invece per qualche riga sulle prese di posizione dei gruppi che si definiscono “comunisti”, e qui la sorpresa che tutti si sono schierati per il NO”.
Da “Proletari comunisti”, a Piattaforma Comunista e PMLI per citarne alcuni. Non vogliamo metterli tutti in un calderone, ma leggendo le loro posizioni non possiamo fare altro che, questa volta, metterli insieme.
In tutti loro c’è la posizione della difesa del parlamento, senza tener conto della sua base di classe, della sua funzione reale e determinata di rappresentare e gestire il potere della classe borghese nelle sue diverse stratificazioni, possono definirsi “comunisti” quanto vogliono ma a nostro giudizio rientrano nell’antica tradizione di coloro che erano e sono malati di cretinismo parlamentare, di gente che nasconde la base economica su cui si fonda la democrazia nella repubblica borghese.
Prendere una posizione a difesa del parlamento, a noi pare veramente fuorviante, sostanzialmente se i parlamentari sono un terzo in meno, o in più, per le classi che producono il plusvalore su cui campa tutto il resto della società, non cambia nulla.
La motivazione che il taglio provocherebbe la diminuzione delle voci in campo non ha nessun significato per noi che siamo, rispolverando una vecchia definizione “extraparlamentari”. Si riducono il numero degli avvocati, dei dirigenti d’azienda, di maestri e professori, di sindacalisti venduti seduti in parlamento? Degli emissari dei partiti dei partitini che corrono il rischio di sparire dal parlamento e allora?
In parlamento non c’è oggi neanche una voce operaia, nessun partito operaio, solo una rappresentanza per lo più piccolo borghese di sinistroidi a vario livello, occupati a difendere gli strati sociali da cui derivano. Gli operai hanno veramente bisogno di queste voci che non li rappresentano affatto?
La diminuzione del numero di parlamentari può creare qualche difficoltà a noi nel giorno in cui vorremmo eleggere un operaio che denunci dall’interno la funzione del parlamento dei ricchi, ma non dipenderà dal numero dei parlamentari eleggibili, ma dalla forza del partito operaio che deciderà di far eleggere un suo deputato. Quello che ci suona proprio male è nascondere l’aspirazione ad un posticino in parlamento con la difesa della democrazia e della Costituzione che noi consideriamo borghese, una Costituzione che sulle parole abusate di democrazia e libertà ha permesso ai padroni di perpetuare uno sfruttamento che ha trovato nel parlamento prefascista, nel fascismo e negli anni successivi la forma di potere adatta alla sua realizzazione.
A tutti i sovversivi che si definiscono “comunisti” contestiamo appunto questa difesa che al posto di mettere in luce come il parlamento sia lo strumento di oppressione delle classi più povere, ne prendono invece la difesa e rendono incomprensibile per un operaio che vuol capire cosa siano effettivamente parlamento e democrazia oggi. Difendere la costituzione borghese non fa altro che difendere lo stato di cose presente, ciò che ha determinato lo sfruttamento delle classi più povere. Definirsi comunisti, sovversivi, rivoluzionari ecc, e poi di fronte ad una riduzione dei parlamentari mettersi a difendere il parlamento come strumento della democrazia, in astratto ed in generale vuol dire cadere nel cretinismo parlamentare e fare la parte dei piccoli riformisti.

SD

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