ALL’ASSALTO DELLA DILIGENZA

Il problema non è più come fronteggiare il corona virus, curare la malattia. Il problema è come garantire i guadagni ai padroni grandi e piccoli, vogliono tanti soldi freschi dallo Stato, per i dipendenti basta la miseria della cassa integrazione.

Il problema non è più come fronteggiare il corona virus, curare la malattia. Il problema è come garantire i guadagni ai padroni grandi e piccoli, vogliono tanti soldi freschi dallo Stato, per i dipendenti basta la miseria della cassa integrazione.

Mentre il corona virus sta imperversando sopratutto nelle ricche regioni del nord, gli approfittatori del contagio, con la scusa del fermo produttivo di alcune fabbriche sia in Europa che in Cina, si sono messi in moto immediatamente per avere dal governo cospicui aiuti economici.

Dopo appena una settimana di sospensione di alcune attività, e nemmeno in tutto il paese ma solo localizzate nelle regioni più esposte al virus, padroni grandi e piccoli, bottegai, commercianti e artigiani di ogni ordine risma e grado stanno dando l’assalto alla diligenza degli aiuti economici urlando ai quattro venti la loro “miseria”. I loro depositi bancari, le loro proprietà accumulate in anni di vacche grasse sfruttando i loro dipendenti sono svaniti nel nulla. Fino a ieri lo Stato non doveva interferire nei loro affari, oggi ne invocano, gridando, l’intervento.

Chiedono al governo un intervento immediato, una pioggia di milioni, che garantisca loro la continuità dei profitti anche in questi periodi di momentanea crisi degli affari.

Il governo dal canto suo, sensibile alle sirene del voto di queste classi sociali, oltre ad alcune misure come il blocco di tutte le attività scolastiche nelle regioni del nord (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), ha prontamente  risposto a questo accorato piagnisteo approvando un pacchetto di misure economiche a loro sostegno come ad esempio una sospensione per un anno delle rate dei mutui agevolati concessi da Invitalia alle imprese della zona colpita.

Ma mentre per i padroni e per  tutta questa piccola e media borghesia artigianale e commerciale il decreto concede proroghe e dilazioni nei pagamenti di tasse e di mutui, per gli operai e per i lavoratori c’è solo pane duro.

Il decreto infatti prevede: “la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano al di fuori dell’area”. Ora a questi operai e lavoratori che lavorano nelle zone rosse che sono completamente sigillate, bene che vada possono usufruire della cassa integrazione ordinaria, perdendoci comunque quote considerevoli del loro salario.

Ma supponiamo il caso che un operaio abiti nelle zone cosiddette rosse ma che lavori in una fabbrica al di fuori dall’area che non è sottoposta in alcun modo al vincolo della sospensione, questo operaio come e da chi verrà pagato?

Il padrone in questione gli pagherà comunque il salario finché egli non possa recarsi di nuovo al lavoro?

Si metterà in malattia per non perdere salario?

L’azienda lo obbligherà ad utilizzare ferie o riduzione dell’orario di lavoro per coprire i giorni in cui non sarà al lavoro?

Mentre per il lavoro impiegatizio e scolastico è previsto e si può lavorare a distanza anche da casa (telelavoro o Smart Working) per la reale produzione il telelavoro non si può proprio fare per mere questioni fisiche. Se un operaio non sta sulla catena di montaggio ad avvitare bulloni la macchina non viene prodotta, se l’operaio non fa girare il tornio i pezzi non vengono prodotti, se gli operai stanno a casa loro la produzione si ferma completamente. Magicamente “grazie” al virus saltano fuori tutte differenze tra lavoro manuale e lavoro intellettuale che tutti sostenevano ormai superate dallo sviluppo tecnologico.

Ma andiamo con ordine per fare un minimo di chiarezza su tutta la questione della mancata presenza sul lavoro.

I padroni si sa non sono né benefattori dell’umanità né tanto meno degli operai. Il loro esclusivo interesse è solo quello di accumulare profitti sulla pelle degli operai schiavizzandoli nel lavoro produttivo, perciò vale il fatto che se non ti presenti al lavoro loro non ti pagano, altro che storie.

Di conseguenza è fuori di dubbio che mai pagheranno di tasca loro le giornate di lavoro perse dall’operaio e questo è un fatto assodato storicamente.

Un altro fatto è che se l’operaio in questione, impossibilitato a recarsi al lavoro per il blocco della zona rossa in cui risiede, decidesse di mettersi in malattia, sempre supponendo che trovi un medico disposto a concedergli questo “privilegio”, perderà il comporto dei giorni persi per malattia e, superando questo comporto, il salario diminuirà drasticamente.

Di fatto, come del resto era prevedibile, per superare questa fase dovrà attingere alle proprie risorse economiche per fronteggiare l’epidemia, o consumando le proprie ferie e le proprie riduzioni di orario oppure chiedendo una aspettativa, rimettendoci sempre e comunque quote di salario se non addirittura l’intero salario.

Micidiale a questo proposito un comunicato di una nota azienda della telefonia dove c’è scritto:  “L’azienda per tanto ha ritenuto di agire negli interessi dei dipendenti con le seguenti misure: fruizione di una giornata di ferie arretrate, Smart Working per chi non dispone di ferie arretrate, utilizzo delle ferie di competenza del 2020”, e lo chiamano interesse dei dipendenti.

Anche per i poveri lavoratori dei servizi la corda del padrone attorno al collo si fa sempre più stretta.

Ed il sindacato per fronteggiare i padroni e difendere gli operai in questo frangente che fa?

Nulla.

Al di la della solita richiesta di un tavolo, poco importa di che tavolo si tratti, basta che sia un tavolo in cui si discuta di tutto senza però chiedere e pretendere che le giornate perse dagli operai siano a carico dei padroni.

Stupefacente la stupidità del CGIL a questo proposito: istituire con urgenza un tavolo per condividere anche con le associazioni imprenditoriali gli strumenti ordinari e straordinari più idonei per la gestione dell’emergenza lavorativa, che si aggiunge a quella sanitaria”. I padroni suggeriranno di utilizzare la cassa in deroga là dove si può e  dove non si può di utilizzare ferie e permessi a carico degli operai e questi cialtroni, come al solito, acconsentiranno senza battere ciglio, tanto le ferie di cui si concederà l’utilizzo non saranno certo le loro.

D.C.

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