GLI OPERAI GRECI DEVONO COSTRUIRE UN LORO PARTITO E ARMARSI

Redazione di Operai Contro, “Secondo il direttore del Centre for european policy studies Daniel Gros il tour di Alexis Tsipras in Europa “sarà un buco nell’acqua” perché “nessuna cancelleria è favorevole a rinegoziare il debito greco”. Tsipras non deve tradire le promesse elettorali fatte a un popolo allo stremo delle forze A partire dall’aumento del salario minimo e dalla riassunzione di 10mila lavoratori licenziati nel settore pubblico,l’assistenza sanitaria ai disoccupati, ecc A noi operai Greci non frega niente di Obama, Putin, Renzi, Hollande Noi vogliamo ciò che Tsipras ha promesso Per ottenerlo dobbiamo armarci, Un Operaio greco dalla Repubblica Niente armi nelle fondine. […]

Redazione di Operai Contro,

“Secondo il direttore del Centre for european policy studies Daniel Gros il tour di Alexis Tsipras in Europa “sarà un buco nell’acqua” perché “nessuna cancelleria è favorevole a rinegoziare il debito greco”.

Tsipras non deve tradire le promesse elettorali fatte a un popolo allo stremo delle forze

A partire dall’aumento del salario minimo e dalla riassunzione di 10mila lavoratori licenziati nel settore pubblico,l’assistenza sanitaria ai disoccupati, ecc

A noi operai Greci non frega niente di Obama, Putin, Renzi, Hollande

Noi vogliamo ciò che Tsipras ha promesso

Per ottenerlo dobbiamo armarci,

Un Operaio greco

dalla Repubblica

Niente armi nelle fondine. Addio agli schieramenti intimidatori. Nessun agente in borghese per strada. Stazioni del metro aperte. E, alla fine, nessun incidente. La polizia greca inaugura con una rivoluzione copernicana (almeno per i parametri ellenici) l’era Tsipras. Sabato scorso nel centro di Atene hanno sfilato due cortei contrapposti. Uno di Alba Dorata e un altro dei movimenti antifascisti partito dal Politecnico. Un migliaio di persone il primo con decine di bandiere nazionali e i soliti parafernalia nazional-nazisti come simboli, cinquemila il secondo. Il copione, un classico degli ultimi quarant’anni di cortei sotto il Partenone, sembrava già scritto. Lunga marcia d’avvicinamento. Poi, in piazza Syntagma, i primi spintoni tra manifestanti antagonisti con bandiere rosse e cappucci neri e l’immediato e violento intervento dei marcantoni dei nuclei antisommossa (il 50% di loro vota Alba Dorata) schierati a falange e armati fino ai denti di manganelli e lacrimogeni in mezzo a una pioggia di molotov. I giovani scesi in piazza, invece, si sono trovati davanti a una realtà del tutto inattesa. I vertici di Syriza, dopo anni in cui si sono confrontati in prima fila con le forze dell’ordine, hanno dato nuove disposizioni agli uomini in divisa. Ed è andata in tutt’altro modo.

La prima grande sorpresa, l’immagine visiva del cambiamento, la testa del corteo l’ha avuta appena arrivata sotto il Parlamento. Le transenne anti-facinorosi che per due anni hanno protetto il palazzo non ci sono più. Tolte come primo atto politico del nuovo governo per avvicinare la politica alla gente. Lo choc però è arrivato quando i manifestanti hanno imboccato Vassilis Sofias, il viale delle ambasciate: svoltato l’angolo, invece di trovarsi di fronte le tradizionali barriere d’acciaio e un cordone di uomini in divisa in assetto di guerra pronto allo scontro, hanno visto solo pochi poliziotti ai bordi della strada. Disarmati, senza caschi e senza maschere anti-gas, in atteggiamento non aggressivo, quasi si trovassero lì per caso. Mentre uno schieramento appena più strutturato, a qualche centinaio di metri di distanza, teneva a bada il concentramento dei neo nazisti per evitare contatti. Certo, per sicurezza c’erano i due tradizionali bus di traverso in mezzo alla strada. Ma non presidiati dal classico muro di scudi e manganelli.

I fotografi si sono avvicinati per documentare la novità e nessuno, contrariamente a quanto sarebbe successo solo un mese fa, ha spiegato loro in modo brusco che non era il caso. Qualche nostalgico dello scontro fisico ha provato ad alzare il tiro avvicinandosi ai bus, estraendo lo spray e coprendo di slogan e graffiti i fianchi del vecchio Iveco con i vetri blindati. Niente. I poliziotti hanno lasciato fare. E alla fine il corteo si è chiuso così. Senza la fiammata di una molotov e senza che fosse volato un sasso. Così come è successo, poco più in là, con gli uomini di Alba Dorata, tornati a casa dopo aver cantato l’inno nazionale.

Abbiamo avuto istruzioni precise, ha raccontato un capo della polizia sul campo: stare defilati, non accettare provocazioni e tenere aperte le stazioni del metrò. Le nuove disposizione del Governo impediscono l’uso di poliziotti in borghese e le regole d’ingaggio sono chiare: “Mettere un nastro di plastica a 50 metri dalle barricate con i pullman. Dove un funzionario da solo tratta con il corteo. Solo se i manifestanti mostrano aggressività e rompono il nastro sarà consentito l’uso della forza agli agenti”. Che altrimenti devono essere più invisibili possibile. Una rivoluzione straordinaria per corpi nati nella rigida disciplina (e nel culto dello scontro) plasmati dall’era dei Colonnelli  e da anni di violenti scontri di piazza. Certo, tra i duri e puri di Syriza, che hanno fatto fatica a mandare giù l’intesa di governo con i nazionalisti dell’Anel, c’è ancora qualche malumore perché l’esecutivo ha già detto di non aver intenzione di smantellare la Squadra Delta, i 300 agenti d’elite in moto che per anni hanno manganellato per strada (a volte per futili motivi) i militanti di sinistra. I cortei di sabato però hanno detto una cosa certa: la Grecia ha davvero voltato pagina. E anche la polizia, almeno in questa prima fase, ha saputo adeguarsi accettando  –  a quanto pare senza difficoltà-  le nuove disposizioni dell’era Tsipras.

Intanto Tsipras ha nominato alla guida dei servizi segreti Yiannis Roubatis, 67 anni, giornalista. Roubatis ha conseguito un dottorato in relazioni internazionali alla John Hopkins University ed è quindi diventato consigliere speciale per i media globali dell’allora primo ministro socialista Andreas Papandreou dopo l’ascesa di quest’ultimo al potere nel 1981. Inoltre ha lavorato come portavoce del governo nel biennio 1987-1988. Con il partito socialista Pasok è stato successivamente eletto al Parlamento europeo. Nel 1987, Roubatis ha pubblicato “Tangled Webs: US in Grecia 1947-1967” (Trame ingarbugliate: gli Usa in Grecia dal 1947 al 1967), un libro basato sulla sua tesi di dottorato in cui denunciava le amministrazioni americane e i partiti conservatori greci del dopoguerra per la loro collaborazione con i servizi segreti statunitensi.

 

 

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