DA 40 A 48 ORE

Altro che riduzione: qui alla Fca di Cassino siamo arrivati all'aumento dell'orario di lavoro a parità di salario
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Altro che riduzione: qui alla Fca di Cassino siamo arrivati all’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario


 

Alla Fca di Cassino si sta sperimentando un nuovo modello dell’organizzazione del lavoro che, una volta implementato, sarà “importato” da tante altre società. E’ il modello per cui l’orario di lavoro passerebbe, de facto, in un sol colpo, da 40 ore a 48 ore settimanali, tra l’altro senza neanche il riconoscimento delle maggiorazioni previste per il lavoro straordinario. In pratica a fronte di una fermata, ad esempio di un mese, tipo per il Covid, la società potrà recuperare 30 sabati lavorativi, ovvero dei giorni di fermo produttivo, anche consecutivi, e aumentare in tal modo  il livello di fruttuosità aziendale a costo zero.
Formalmente la media delle ore settimanali lavorate nell’arco dell’anno rimarrebbe di 40 ore, ma questa nuova distribuzione dell’orario di lavoro prevede che il datore di lavoro possa disporre degli operai per sei giorni su sette. Ovvero non poter più impegnare i fine settimana per l’eventualità di dover lavorare. Ovvero aumentare l’orario di lavoro a parità di salario, l’esatto contrario di come dovrebbe andare il mondo.
C’è gente che cento anni fa ha lottato ed è morta per la conquista delle 8 ore di lavoro giornaliero e 40 ore settimanali come limite insuperabile alla fatica umana in fabbrica (1919). Anche l’OIL Organizzazione Internazionale del Lavoro, di cui l’Italia fa parte, ha riconosciuto l’abuso di un orario di lavoro troppo spinto, a conferma della condizione pregiudizievole per i lavoratori, in particolar modo per gli operai e per la sicurezza dei luoghi di lavoro. Accettare condizioni peggiori rispetto al passato, dunque, vorrebbe dire non riconoscere il merito e la validità di conquiste che consideravamo acquisite ma che oggi sono a rischio.
Oggi alla Fca a Cassino ci viene chiesto di lavorare 48 ore settimanali per (almeno) 9 settimane consecutive, eventualmente aumentabili a seconda dei successivi fermi produttivi e dei successivi recuperi produttivi. Lo sciopero sarebbe l’unica risposta a questo “ritorno al passato”, che non ci porta indietro di un secolo, ma di più.
Questa storia dei sabati lavorativi rappresenta un punto di non ritorno: se abbozziamo pure questa volta, sarà la fine. Perchè se passano i sei giorni lavorativi, poi ci chiederanno sempre di più. Sempre di più.
Delio Fantasia, operaio Fca Cassino

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