SULLA RESISTENZA IN UCRAINA

Poveri noi, nessuno dei proclami contro la guerra ha il coraggio di affrontare il vero problema dello scontro in atto sul terreno in Ucraina, che si può sintetizzare così: che scelta devono fare gli operai ucraini in questi giorni? ....
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Poveri noi, nessuno dei proclami contro la guerra ha il coraggio di affrontare il vero problema dello scontro in atto sul terreno in Ucraina, che si può sintetizzare così: che scelta devono fare gli operai ucraini in questi giorni? Che funzione svolgere, se possono svolgere una funzione indipendente? Partecipare e in che modo alla resistenza armata all’esercito russo? Rispondere a questa domanda per noi è essenziale, se si vuol fondare una politica operaia nella guerra in Europa.
Negli innumerevoli comunicati pieni di proclami contro la guerra e per la pace, questa domanda non è stata posta in nessun modo, basta inneggiare a parole scritte, all’unità mondiale dei proletari contro la guerra imperialista e il problema è risolto, per chi sta al caldo a casa sua. Ma per l’operaio ucraino rimane il quesito concreto, la scelta da fare subito. Quando vede le colonne dei carri armati dirigersi verso la città dove abita e le fabbriche dove lavora bombardate, deve in poche ore decidersi. Mettersi a costruire barricate, confezionare bottiglie molotov e tentare di fermare l’esercito che lo sta invadendo oppure non partecipare, cercare se può di ritagliarsi un rifugio dove nascondersi. In realtà è preso fra due fuochi, fra il governo dei padroni ucraini, gli stessi che lo hanno sfruttato e sottomesso fino ad ieri, responsabili anche essi – con il gioco che hanno fatto fra le grandi potenze imperialiste – della situazione e l’invasione di un esercito, braccio armato di un governo imperialista che ha represso una dopo l’altra tutte le rivolte operaie e popolari delle repubbliche ex URSS.
Dalle notizie che arrivano dal fronte sembra che gli operai abbiano scelto di far parte della resistenza, di affiancare autonomamente l’esercito regolare ucraino. Anzi è, a nostro giudizio, proprio questa resistenza all’invasione che ha fatto saltare i piani dell’imperialismo russo, che pensava di liquidare la questione in pochi giorni ed ha costretto i suoi fratelli europei ed americani a prendere formalmente le distanze, a metter in campo sanzioni economiche che hanno effetti sui loro stessi affari. Sbagliano gli operai ucraini? Dovevano forse astenersi dal prendere parte alla resistenza alle truppe di occupazione russe? O sfruttare l’invasione per mettere le condizioni per far valere i loro interessi di classe sfruttata?
La risposta a queste domande, che si impongono nella realtà delle cose, può venire solo da un giudizio concreto delle forze in campo. Dalla capacità di critica dell’imperialismo, della fase che occupa nello sviluppo del capitalismo mondiale. La realtà dei rapporti economici ha fatto vedere agli operai ucraini che una delle azioni dell’imperialismo capitalista è sottomettere le nazioni e i popoli più deboli economicamente e socialmente, che la guerra fra stati imperialisti per dividersi il bottino è funzionale alle azioni militari per annettersi territori, sottrarli alle sfere di influenza degli altri banditi concorrenti.
L’Ucraina è oggettivamente, di fronte all’imperialismo russo che la invade, una nazione che rischia un’oppressione decennale. Il governo della borghesia ucraina sta per essere rovesciato dalle truppe dello Zar e, con una mossa disperata, il suo presidente fa appello al popolo per difendere la libertà del paese, cioè del suo potere, e lo arma chiedendo di combattere a fianco dell’esercito regolare per resistere all’invasione. Gli operai sanno che chi gli chiede di combattere è il nemico di sempre, il padrone che li ha sfruttati, che ha anche responsabilità dirette nella politica estera che lo ha portato a puntare sugli imperialisti occidentali i quali nel momento dell’invasione lo hanno sostanzialmente abbandonato sul campo. Ma la coscienza di questo dato di fatto non impedisce loro di armarsi, di prendere parte attiva nella resistenza e mantenere l’indipendenza necessaria per far valere in qualunque momento i propri interessi. L’invasione dell’esercito russo ha indebolito di fatto il governo borghese dell’Ucraina ed è il risvolto positivo da sfruttare, lo ha messo in crisi a tal punto che questo è stato costretto ad armare la popolazione, gli operai, la gioventù ed insegnare loro ad usare le armi e a condurre la lotta di strada a colpi di molotov. Così gli operai che hanno scelto di combattere in prima persona le forze della grande borghesia russa mettono una taglia sui futuri rapporti fra le classi in Ucraina. D’altronde è abbastanza chiaro che sotto il dominio dell’esercito occupante la possibilità di un movimento degli operai per i loro interessi troverebbe subito la risposta che hanno trovato gli operai kazaki in rivolta da parte delle truppe speciali inviate dal Cremlino: morte e galera.

Una parola va detta anche agli operai in Italia, non ci deve impressionare la sceneggiata del parlamento che condanna l’invasione russa. La borghesia italiana ha fatto buoni affari con quella russa, tanti capi politici hanno stretto rapporti con Putin, pubblici e privati. Ad essere seri non bisogna dimenticare che questi signori hanno intrallazzato col capo del Cremlino quando questo diventava lo zar intoccabile dell’imperialismo russo. Le diverse forze politiche del parlamento che oggi si abbracciano nella condanna dei bombardamenti sono le stesse che in politica estera si sono contrapposte sostenendo questo o quel gruppo di paesi imperialisti quando c’era da affermare gli interessi delle diverse frazioni del capitale nazionale. Filo occidentali o filorussi, con la Cina o contro la Cina per la sua concorrenza in Africa, per l’unità europea o fuori dall’Europa. Sono sempre stati gli interessi dell’imperialismo italiano a guidare le scelte politiche del parlamento, i profitti bancari ed industriali, le cedole degli azionisti. Così è anche oggi, alla grande borghesia non interessa quanti morti produrrà questa guerra ma quanti profitti riusciranno a garantirsi. La condanna dell’invasione dell’Ucraina è solo una copertura, sono combattuti fra l’augurarsi che tutto finisca presto per ripristinare il corso normale degli affari oppure allargare, in nome della difesa della democrazia, il conflitto, favorendo i grandi industriali produttori di armi con le industrie collegate. Una cosa è certa, anche i banditi litigano fra loro quando uno è costretto dalla situazione a prendersi la sua parte del bottino con la forza e non è nemmeno strano che gli altri facciano la parte dei difensori di una pacifica suddivisione. Anzi si corre il rischio, già oggi, che vogliano fermare il loro fratello nemico coinvolgendoci in una guerra al loro fianco. Oggi stanno facendo le prove generali, il banchiere Draghi fa la voce grossa, per difendere l’Ucraina, sostiene che si può anche essere costretti all’uso della forza, economica oggi, ma domani? Non è la prima volta che mandano a massacrarsi fra loro operai e contadini e piccola borghesia illusa con la scusa di difendere qualche minoranza etnica, mentre quello che in realtà si difende sono gli interessi di gruppi di potenti capitalisti entrati in collisione. Se come operai in Italia vogliamo dare il nostro contributo alla resistenza degli operai e del popolo ucraino all’invasione russa non abbiamo altra scelta che combattere contro il nostro governo che ha le sue responsabilità nell’aver partecipato con la Nato e l’Unione Europea alla spartizione delle sfere di influenza ad Est. Il peso economico di questo conflitto fra i grandi imperialisti, che gli operai e la popolazione ucraina stanno pagando con morti e distruzioni, è già sulle nostre spalle. Sono i nostri salari le prime vittime della guerra, i loro profitti sono garantiti come è garantita la nostra miseria crescente.
Pensano che le loro sceneggiate sugli aiuti umanitari ci commuovano a tal punto da dimenticare le vere responsabilità di quello che sta succedendo. A noi operai deve rispondere tutto il governo, gli industriali grandi e piccoli che gli stanno dietro per averci portato di nuovo sull’orlo di una guerra mondiale, di aver portato la loro civiltà a manifestarsi con i bombardamenti, i carri armati, le metropolitane diventate rifugi. E non ci devono raccontare che questo è il risultato delle scelte di un pazzo. Sono le scelte conseguenti di un capitalismo arrivato ad un grado di sviluppo che per continuare a fare profitti deve scatenare guerre di rapina, distruggere per ricominciare ad accumulare. Chi li può fermare? Una rivoluzione operaia, di fronte agli assedi delle città, i bombardamenti dei quartieri residenziali, gli incendi dei palazzi di governo che vediamo oggi, sarebbe una vera risposta di civiltà. La vigilia di un nuovo mondo.

E. A.

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