LA POLITICA OPERAIA NEL CASO DELLA GUERRA EUROPEA

Già definita da Lenin nel 1916, nel 1917 la attuò organizzando e dirigendo una rivoluzione operaia in Russia che portò ...
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Già definita da Lenin nel 1916, nel 1917 la attuò organizzando e dirigendo una rivoluzione operaia in Russia che portò, anche se per un periodo transitorio, gli operai al potere. Scrisse anche: “una delle forme di inganno della classe operaia è la propaganda astratta della pace…”.
Nel discorso di Lenin che riproponiamo c’è tracciato un giudizio generale sulle forze in campo nella guerra europea che sembra pronunciato oggi. Le diverse tendenze dei difensori della patria e dei diversi governi, che si mascherano da fautori della pace, si presentano oggi sotto diverse forme ma sono sempre espressione degli stessi interessi: quelli dei padroni. Quello che manca è la capacità di un lavoro metodico fra gli operai contro la guerra dei capitalisti per dividersi il bottino, ma è il primo compito del partito operaio che stiamo costituendo. Non si lotta contro la guerra in generale perchè è meglio la pace borghese, lo sfruttamento pacifico degli operai e i poveri in ogni paese, si lotta contro la guerra fra paesi capitalisti per colpire i responsabili di essa, si lotta contro la guerra per fare la guerra al potere dei padroni.
Non è male che come operai ci facciamo dare una mano da Lenin per definire una politica operaia nel caso della guerra europea, meglio andare alla fonte che ripetere quattro frasi fatte.


Lenin, “Discorso pronunciato al comizio internazionale di Berna”, 8 febbraio 1916.

Compagni, da piú di diciotto mesi infuria la guerra europea. E di mese in mese, di giorno in giorno per le masse operaie diviene sempre piú evidente che il Manifesto di Zimmerwald ” ha detto la verità quando ha dichiarato che le frasi sulla « difesa della patria » ecc. non sono altro che un inganno da parte dei capitalisti. Di giorno in giorno diviene piú evidente che questa è una guerra di capitalisti, di grandi banditi che litigano fra loro per decidere chi di essi si approprierà un bottino maggiore, rapinerà piú paesi, opprimerà e asservirà piú nazioni.
Pare inverosimile, particolarmente ai compagni svizzeri — eppure è vero — che anche da noi, in Russia, non solo lo zarismo sanguinario, non solo i capitalisti, ma anche un certo numero di sedicenti socialisti, oppure ex socialisti, dica che la Russia conduce una «guerra difensiva», che essa lotta soltanto contro l’invasione tedesca, mentre in realtà il mondo intiero sa che lo zarismo opprime da decenni piú di cento milioni di uomini e donne di altre nazionalità, che la Russia conduce da decenni una politica di rapina contro la Cina, la Persia, l’Armenia, la Galizia. Né la Russia, né la Germania, né nessun’altra grande potenza hanno il diritto di parlare di «guerra difensiva »: tutte conducono una guerra imperialista, capitalistica, di rapina per opprimere piccoli popoli e popoli stranieri, una guerra nell’interesse dei profitti dei capitalisti, i quali, dalle terribili sofferenze delle masse, dal sangue proletario, traggono l’oro puro dei loro miliardi di profitti.
Quattro anni fa, nel novembre 1912, quando già era divenuto evidente che la guerra si stava approssimando, i rappresentanti dei socialisti di tutto il mondo si riunirono nel Congresso internazionale socialista a Basilea. Già allora non vi era alcun dubbio che la guerra incombente sarebbe stata una guerra tra le grandi potenze, tra i grandi predoni, che la colpa della guerra ricadeva sui governi e sulla classe capitalista di tutte le grandi potenze. E il Manifesto di Basilea, approvato all’unanimità dai partiti socialisti di tutto il mondo, enunciò apertamente questa verità. Nel Manifesto di Basilea non vi è una sola parola sulla « guerra difensiva », sulla « difesa della patria ». Esso flagella il governo e la borghesia di tutte le grandi potenze, senza ecce­zioni. Esso dice apertamente che la guerra sarà il piú grande delitto, che gli operai considerano un delitto sparare gli uni sugli altri, che gli orrori della guerra e l’indignazione da essi suscitati devono inevita­bilmente portare alla rivoluzione proletaria.
Quando laguerra scoppiò veramente, si vide che a Basilea ne era stato definito giustamente il carattere. Le organizzazioni socialiste non hanno però applicato unanimemente le decisioni di Basilea, ma si sono scisse. In tutti i paesi del mondo vediamo ora che le organizzazioni socialiste e operaie si sono divise in due grandi campi. La parte minore, e cioè i capi, i funzionari e i burocrati hanno tradito il socialismo e sono passati dalla parte dei governi. L’altra parte, alla quale appartengono le masse operaie coscienti, continua a raccogliere le sue forze e a lottare contro la guerra, per la rivoluzione proletaria.
Le concezioni di questa seconda parte hanno trovato la loro espressione, tra l’altro, nel Manifesto di Zimmerwald.
Da noi, in Russia, fin dall’inizio della guerra, i deputati operai alla Duma hanno condotto una decisa lotta rivoluzionaria contro la guerra e la monarchia zarista. Cinque deputati operai, Petrovski, Badaiev, Muranov, Sciagov e Samoilov hanno diffuso appelli rivoluzionari contro la guerra e condotto energicamente un’agitazione rivoluzionaria. Lo zarismo ha fatto arrestare questi cinque deputati, li ha processati e condannati alla deportazione a vita in Siberia. Da parecchi mesi i capi della classe operaia della Russia languono in Siberia, ma la loro opera non è distrutta, la loro attività viene continuata, seguendo la stessa linea, dagli operai coscienti di tutta la Russia.
Compagni, avete ascoltato qui i rappresentanti di diversi paesi che vi hanno parlato della lotta rivoluzionaria degli operai contro la guerra. Vorrei solo citarvi un altro esempio di un grandissimo e ricchissimo paese, cioè gli Stati Uniti d’America. I capitalisti di quel paese ricavano ora profitti colossali dalla guerra europea. Anch’essi fanno dell’agitazione in favore della guerra. Dicono che anche l’America deve prepararsi a parteciparvi, che centinaia di migliaia di dollari devono essere spremuti al popolo per nuovi armamenti, per armamenti senza fine. Anche in America una parte dei socialisti segue questo appello delittuoso, menzognero. Ma vi leggerò che cosa scrive il compagno Eugene Debs, il capo piú popolare dei socialisti americani, il candidato del loro partito alla carica di presidente della repubblica.
Nel giornale americano Appeal to Reason (Appello alla ragione) dell’11 settembre 1915 egli dice: «Non sono un soldato del capitalismo, sono un rivoluzionario proletario, appartengo non all’esercito regolare della plutocrazia, ma a quello irregolare del popolo. Mi rifiuto di fare la guerra per gli interessi della classe capitalista. Sono contrario a qualsiasi guerra, all’infuori di una sola, per la quale mi pronuncio con tutta l’anima, per la guerra mondiale in nome della rivoluzione sociale. Sono pronto a parteciparvi se le classi dominanti renderanno, in generale, necessaria la guerra ».
Cosi scrive agli operai americani il loro capo amato, il Bebel americano, il compagno Eugene Debs.
E questo vi dimostra ancora una volta, compagni, che in tutti i paesi del mondo la classe operaia si prepara effettivamente a raccogliere le forze. Gli orrori e le sofferenze che la guerra apporta al popolo sono indescrivibili, ma non dobbiamo guardare all’avvenire con disperazione, non ne abbiamo alcun motivo.
I milioni di vittime che cadono in guerra o a causa della guerra non saranno caduti invano. I milioni di uomini che fanno la fame, che sacrificano la loro vita nelle trincee, non soffrono soltanto, ma raccolgono anche le loro forze, riflettono sulle vere cause della guerra, temprano la loro volontà e pervengono a una comprensione rivoluzionaria ancora piú chiara. Il crescente malcontento delle masse, l’accresciuto fermento, gli scioperi, le dimostrazioni, le proteste contro la guerra, tutto ciò ha luogo in tutti i paesi del mondo. E questo ci garantisce che dopo la guerra europea verrà la rivoluzione proletaria contro il capitalismo.

Berner Tagwacht, n. 33, 9 febbraio 1916.

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