AMAZON, L’IMMAGINE E LA REALTÀ 2

I nuovi nomadi americani: operai precari nei magazzini Amazon.
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I nuovi nomadi americani: operai precari nei magazzini Amazon.


Nell’inchiesta “Nomadland” (Edizioni Clichy, 2020), Jessica Bruder, una giornalista americana che si occupa di questioni sociali, segue alcuni nomadi contemporanei attraverso gli ampi orizzonti degli Stati Uniti. Per Nomadland la giornalista ha vissuto per mesi in un camper seguendo le vite di alcuni dei protagonisti, lavorando anche in un magazzino Amazon. Il libro è diventato anche un film uscito al cinema con lo stesso titolo, ma rispetto all’inchiesta originaria alcuni tratti sono stati romanzati ed è stata introdotta una storia d’amore a tratti melodrammatici tra due protagonisti. L’inchiesta, invece, si sofferma molto di più anche sul ruolo di Amazon nell’attrarre i nomadi per lavori stagionali durante il picco del business dei trasporti, in particolare Natale e il periodo dei “Black Friday”. Ma soprattutto il libro mostra l’erosione del ceto medio che deve fare affidamento a lavori precari in luoghi ostili. Permettersi una casa è diventato un lusso.
I nuovi nomadi al centro dell’inchiesta di Bruder sono persone che in generale non hanno scelto deliberatamente di vivere la libertà della strada, ma sono dei pensionati che non possono permettersi più di vivere in case vere. Per uno o per l’altro motivo non hanno più i soldi per pagare l’affitto o il mutuo. Sono tutte persone che una volta facevano parte del ceto medio: rappresentanti, informatici, proprietari di piccoli negozi. Pagina dopo pagina si scopre con Bruder il loro mondo, un mondo fatto del riscatto e della voglia di nuovi legami sociali al di fuori della vita “per bene”. Per necessità hanno iniziato una nuova vita e cercano di fare del loro meglio. Molti nuovi nomadi si danno appuntamento in raduni sui campeggi nel deserto oppure in quelli messi a disposizione da Amazon. Secondo Bruder, essi costituiscono una nuova subcultura che ha qualcosa in comune con la lunga tradizione americana delle migrazioni interne verso Ovest.
Un punto chiave dell’inchiesta è che Amazon ha trovato un modo di attingere in modo proficuo ai nuovi nomadi per le sue esigenze. Amazon ha creato un programma apposito, denominato “Amazon Camperforce”, che invita le persone che vivono in camper e roulotte ad arruolarsi nei periodi e nei luoghi di maggior bisogno di personale itinerante. In alcuni casi Amazon mette a disposizione i propri parcheggi per permettere ai nuovi nomadi di accamparsi. In questi luoghi poi le donne e gli uomini sessantenni e settantenni fanno nuove amicizie, condividono storie e consigli su come sopravvivere con pochi soldi. Ma soprattutto lavorano in condizioni precarie: camminano per dieci ore di seguito sul pavimento negli immensi magazzini per collocare o riprendere pacchi, piegandosi, alzandosi, sollevando dei pesi. Tutto per la paga oraria minima e sotto costante sorveglianza.
Bruder documenta i meccanismi perfidi che l’azienda ha messo in piedi per attirare i lavoratori stagionali e sfruttarli al meglio. L’azienda non sembra evitare costi per mettere in piedi un complesso sistema di controllo e offuscamento mentale fatto di newsletter, programmi dedicati e strumenti tecnologi di controllo. Bruder ha raccolto newsletter dell’azienda che invitano lavoratori stagionali a prepararsi fisicamente al loro lavoro, considerato anche la loro età. Una lettera recita: “Prepararsi sia fisicamente che mentalmente è la chiave per affrontare con successo l’alta stagione ad Amazon. […] Consulta un medico per programma di allenamento, poi allenati!”. Un’anziana racconta che nell’estate quando le temperature superavano i 37 gradi, i dirigenti si erano rifiutati di aprire le porte per paure di eventuali furti. Quando scannerizza un prodotto, sullo scanner inizia un “countdown” che indica i secondi rimanenti per raggiungere il prodotto successivo. I lavoratori si scambiano consigli su quale solette inserire nelle scarpe e come andare avanti con l’Ibuprofene. E’ impressionante come l’azienda tenti di coprire e miticizzare le condizioni oggettive di lavoro dietro degli slogans e dietro strategie comunicative come il programma di “CamperForce”. Invece, molti dei personaggi che ha incontrato Bruder non hanno altra scelta che accettare questi lavori e seguire il ritmo delle stagioni di Amazon dai magazzini, ma riescono a riscattare una loro libertà e dignità.
A. K.

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