RAGIONANDO SULLA MANIFESTAZIONE DI MILANO

Sciopero generale del 16 dicembre 2021. Dietro i manifestanti fabbriche e cantieri fermi. Cortei così numerosi no si vedevano da un po'. Al posto dei soliti sindacalisti di professione si presentano operai e lavoratori poveri. Il governo fa la guerra ai poveri, i poveri sono capaci di fare la guerra al governo dei ricchi.
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Sciopero generale del 16 dicembre 2021. Dietro i manifestanti fabbriche e cantieri fermi. Cortei così numerosi no si vedevano da un po’. Al posto dei soliti sindacalisti di professione si presentano operai e lavoratori poveri. Il governo fa la guerra ai poveri, i poveri sono capaci di fare la guerra al governo dei ricchi.


 

UIL e Cgil dichiarando lo sciopero generale hanno stabilito che le manifestazioni di sostegno allo stesso sciopero si dovevano tenere con due concentramenti. Rispettivamente a Milano per le regioni del Nord, sino all’Emilia Romagna, e l’altra a Roma per le regioni centro meridionali.
Tracciando il risultato della manifestazione di Milano si può dire, al di là dell’impegno dell’apparato delle due organizzazioni sindacali di cammellare tutti i funzionari sindacali com’è loro consuetudine, che la manifestazione e dunque anche lo sciopero sono riusciti.
Dopo lunghi anni in cui si assisteva sostanzialmente a delle manifestazioni sindacali composte, per la maggioranza, dai soliti tromboni delle burocrazie sindacali e da tanti pensionati, ex operai organizzati nello spi, finalmente in piazza sono apparsi gli operai che hanno sfilato dietro gli striscioni delle rispettive fabbriche. Questa volta gli operai prima hanno espresso come hanno potuto una critica capillare al comportamento arrendevole dei dirigenti sindacali, poi hanno capito che in gioco c’è un orientamento del governo e dei suoi soci a favorire le classi superiori, schiacciando in un angolo gli operai degli strati bassi, e hanno scioperato. Reagire era necessario, con lo sciopero in ogni luogo si è mandato un segnale: senza produzione non c’è profitto e senza il profitto la bella vita delle classi superiori va in merda. I lunghi elenchi di rivendicazioni fumose hanno lasciato spazio ad una nuova istintiva consapevolezza, se il governo difende i privilegi dei ricchi, e conferma la povertà degli gli operai, lo sciopero e la manifestazione sono gli unici strumenti per farsi sentire  
Lo sciopero è uno strumento in mano agli operai per fare male alla produzione dei padroni. E questo i padroni, ed i loro servi, lo sanno bene dato, che nelle scorse settimane hanno attaccato in tutti i modi lo sciopero per farlo fallire.
Tolta la città di Milano, dove le fabbriche sono letteralmente svanite dalla configurazione del territorio, le fabbriche della Brianza, assieme a quelle delle zone di Brescia, Bergamo, della zona industriale del  Ticino Olona e di molte zone della provincia lombarda erano ben rappresentate dagli operai in corteo. 
Stesso discorso è valso per gli operai delle varie provincie del Veneto, del Piemonte, dell’Emilia e della Liguria che sono sfilati dietro ai rispettivi striscioni delle fabbriche in modo compatto.
Si sono visti finalmente operai della logistica UPS, ad esempio, che sono scesi in piazza numerosi e vestiti con le loro tute da lavoro. Una tradizione che da anni non si vedeva e che quasi, con la favola della scomparsa degli operai, si riteneva morta e sepolta definitivamente.
Vedere operai rivendicare la loro realtà operaia distinguendosi dalle altri classi sociali con il loro simbolo di appartenenza, la tuta da lavoro, è un segnale che dovrebbe far riflettere. 
Di fatto, con molta probabilità, la guerra non tanto più sotterranea tra ricchi e poveri, tra le classi sociali ricche e gli operai, che in questo periodo si manifesta senza più remore da parte delle classi superiori, ha fatto in modo di far muovere gli operai. E fra mille difficoltà, attraverso tante false rappresentazioni, lentamente, gli operai stanno capendo in che situazione di schiavitù siamo costretti a vivere.
Scendere in piazza non vuol dire seguire le contorte rivendicazioni sindacali che non approderanno a nulla se non a raccogliere le solite briciole cadute dal tavolo, ma significa rispondere ai padroni, che considerano gli operai alla stregua di schiavi a cui non corrispondere nemmeno più la riproduzione della vendita della propria forza lavoro.
Lo scontro fra le classi sociali si sta manifestando sempre più concretamente come scontro fra chi lavora ed è povero e chi sfrutta il lavoro altrui e diventa sempre più ricco. Certo è che per condurre a buon fine questa guerra sociale occorre un partito operaio che nel frattempo riesca anche ad estromettere la borghesia sindacale dal ruolo che occupa. Le condizioni si vanno formando, ora che Landini e Bombardieri hanno dovuto, sotto pressione, dare la possibilità al malcontento di manifestarsi potranno forse tentare di comprimere di nuovo questa forza con un niente di fatto, come ormai sono abituati a fare da molti anni. Gli operai scesi in sciopero oggi glielo lasceranno fare?
D. C.

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