CON LA FORZA MESSA IN CAMPO SI POTEVA OTTENERE DI PIÙ

Lo sciopero dei metalmeccanici spagnoli è finito, i sindacalisti hanno firmato un accordo sugli aumenti salariali che mette fine alla mobilitazione che da 9 giorni blocca a ciclo continuo le attività industriali di Cadice. Ogni giorno un braccio di ferro con la polizia, scontri e manifestazioni ...
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Lo sciopero dei metalmeccanici spagnoli è finito, i sindacalisti hanno firmato un accordo sugli aumenti salariali che mette fine alla mobilitazione che da 9 giorni blocca a ciclo continuo le attività industriali di Cadice. Ogni giorno un braccio di ferro con la polizia, scontri e manifestazioni. In una situazione del genere era chiaro che una soluzione bisognava trovarla al più presto, non si trattava del solito tran tran di mesi di scioperi ad ore, inconcludenti, ma di un braccio di ferro fondato sulla forza. Ogni giorno in più voleva dire ogni giorno in più di rischio che tutto sfociasse in una guerra di strada dai risultati imprevedibili. Gli industriali hanno dovuto cedere ed abbassare la cresta sulle loro richieste di peggioramento delle condizioni lavorative e proposte di aumenti irrisori, i capi sindacali hanno dovuto trovare il punto di mediazione che permettesse loro di porre fine agli scioperi e garantirsi qualche risultato in modo da evitare una ricusazione del loro ruolo di rappresentanti dagli stessi operai in lotta. Ora sembra che gli operai siano tornati al lavoro, con molto senso pratico hanno accettato un aumento del 2% all’anno per l’anno in corso e i prossimi due anni, integrati da una specie di scala mobile che copre la differenza fra queste cifre e l’effettivo aumento dei prezzi per l’80%. Sono stati penalizzati gli operai a termine che di fatto ricevono solo gli aumenti base del 2%.
E’ sempre difficile dare un giudizio concreto e credibile sul risultato di queste lotte, nessuno meglio degli operai che li conducono hanno il polso della situazione e sanno sulla base delle forze in campo dove fermarsi, quello che risulta chiaro è che l’obiettivo per cui sono scesi in campo è il recupero con aumenti salariali della riduzione dovuta all’aumento dei prezzi. Nessun pastone di richieste fra le più varie, che includono di tutto e che sono così generiche da non poter mai essere praticabili.
Hanno chiesto soldi in busta paga e un rapporto di adeguamento all’aumento dei prezzi, hanno concentrato tutte le loro forze per ottenerle e comunque ne escono con un qualche risultato. Naturalmente c’è da registrare che, ovunque gli operai si muovono in autonomia, i vecchi capi sindacali si dimostrano incapaci di svolgere un ruolo centrale in questo nuovo livello di scontro con gli industriali. Dove possono manovrano per contenere nel nascere le richieste salariali dal basso, dove vengono travolti controllano che la situazione non degeneri in scontro aperto, alla fine appena riescono, giustificandosi dietro segni di stanchezza fra gli operai in lotta, concludono con accordi al ribasso.
Qui non servono appelli a continuare la lotta, se non si è strutturata una coalizione ramificata di operai che è capace di sostituirsi di fatto ai vecchi capi sindacali impedendo loro di svolgere qualunque azione di crumiraggio. Tuttavia il materiale operaio per questa coalizione si è manifestato per le vie di Cadice, ed ha già lasciato il segno.


 

Da EL PAIS, il primo quotidiano della borghesia spagnola del 25 novembre 2021

Le strade di Cadice si sono risvegliate questo giovedì con un quadro molto diverso da quello degli ultimi nove giorni: né picchetti informativi, né barricate in fiamme, né cariche di polizia a colpi di proiettili di gomma e carri armati. Il patto raggiunto alla fine di mercoledì sera tra imprenditori e sindacati  del settore metalmeccanico ha portato alla normalità nei principali centri di lavoro, dopo che UGT e CCOO hanno annullato lo sciopero a tempo indeterminato con l’avallo “della maggioranza”, secondo quanto hanno dichiarato entrambe le organizzazioni. Tuttavia, i sindacati minoritari CGT e CTM hanno respinto quello che hanno chiamato un “accordo di briciole” e chiedono di continuare con lo sciopero, anche se riconoscono di non sapere quanti lavoratori hanno scelto di seguire il loro appello allo sciopero.

Questa mattina presto l’attività è tornata alla normalità nei 6.000 centri di lavoro che riuniscono 30.000 lavoratori della provincia -secondo i dati degli imprenditori-, dopo che le condizioni del nuovo accordo sono state approvate dalla maggioranza delle diverse assemblee. Questo è accaduto, ad esempio, nelle tre fabbriche che Navantia ha a Puerto Real, Cadice e San Fernando, come confermato da fonti aziendali. All’alba, i delegati di UGT e CCOO – sindacati di maggioranza e negoziatori al tavolo – avevano già approvato a larga maggioranza la fine delle mobilitazioni. Tuttavia, gli imprenditori sono stati cauti sulla fine dello sciopero, in attesa che i dipendenti dei turni pomeridiani si pronunciassero e di sapere quanto seguito può avere l’arringa di CGT e CTM per continuare lo sciopero.
Le clausole del contratto tra imprenditori e sindacati non sono trapelate fino alla mattina di questo giovedì, quando gli operai ne sono venuti a conoscenza. Il nuovo accordo avrà una durata di tre anni e scadrà alla fine del 2023, anche se avrà una “ultra-attività estesa a due anni dalla data di scadenza”, come si legge nel documento a cui EL PAÍS ha avuto accesso. Questa è stata una delle cessioni dei sindacati, che cercavano un patto di un solo anno di durata. In cambio, i dipendenti hanno ottenuto un adeguamento salariale del 2% annuo in quel periodo e retroattivamente dal 1 gennaio 2021, data di scadenza del precedente accordo. Una volta noto il vero IPC [indice dei prezzi al consumo in Spagna, ndr] di quest’anno – ad ottobre era del 5,4% -, si prevede di aggiornare le tabelle dei salari con l’80% della differenza tra questo IPC e il 2% concordato, anche se questo adeguamento non genera arretrati.
In pratica, significherà che, all’inizio del 2022, i lavoratori a tempo indeterminato vedranno la retribuzione aggiornata con un aumento del 4,4%, se i prezzi al consumo si manterranno all’attuale 5,4%. Tale formula di compensazione dell’80% della differenza tra il concordato e l’ IPC verrà mantenuta per gli anni successivi, pur riconoscendo la retroattività di tale percentuale. Se al 1° gennaio 2024 ci fosse una qualche disparità tra l’aumento del 2% e il IPC in quel momento, il datore di lavoro si impegna a riconoscerlo nelle tabelle degli stipendi da quel momento in poi e come “base per il prossimo accordo”. L’inclusione dell’alto costo della vita nell’accordo è stato uno dei cavalli di battaglia dei sindacati e uno dei maggiori attriti con i datori di lavoro, tanto da essere il motivo principale che ha portato allo sciopero durato nove giorni.

Un comitato di monitoraggio
L’accordo prevede anche la creazione di una comitato di monitoraggio tra datori di lavoro e sindacati che si riunirà ogni tre mesi per analizzare il grado di rispetto dell’accordo. Questa nuova figura sarà fondamentale per i lavoratori precari, uno dei problemi di un settore segnato dalla precarietà di gran parte dei suoi lavoratori. Per loro l’accordo prevede solo l’aumento del 2%, senza meccanismo di compensazione, vista la complessità di riconoscere un computo retroattivo per un anno intero, quando sono registrati solo per pochi mesi. Tuttavia, la commissione servirà a controllare “l’eventualità e, in particolare, il controllo dei tempi, degli straordinari e del pagamento degli arretrati” che potrebbero essere stati generati in quegli aumenti del 2%, come indicato nell’accordo e confermato da Juan Linares, segretario di Industria di CCOO a Cadice.
Entrambe le parti ritengono che alcuni aspetti siano stati tralasciati nei negoziati che sono stati particolarmente duri e intensi, sebbene siano soddisfatte di ciò che è stato raggiunto. Mentre fuori la strada stava bruciando, la Federazione degli Imprenditori Metalmeccanici (Femca) ha finito per scartare i tagli economici che aveva sollevato all’inizio e che hanno agitato una forza lavoro che aveva già subito perdite nei due precedenti accordi, come hanno denunciato in questi giorni molti dei manifestanti. Da parte loro, UGT e CCOO presumono che l’aggiornamento al IPC non sarà immediato come avrebbero voluto, ma gli operai sembrano poter mantenere a lungo termine il il loro potere d’acquisto, una delle loro richieste principali.

Accordo di briciole
Ma non la vedono così i sindacati CGT e CTM, assenti dal tavolo delle trattative perché non hanno rappresentanza. Entrambi hanno pubblicato una dura dichiarazione in cui affermano di trovarsi di fronte a un “accordo di briciole”. Per loro, questa cadenza triennale per recuperare il restante 20% tra l’aumento e il IPC suppone una riduzione dei salari. “Tutto il potere e la capacità di fare ciò che vogliono è dato al datore di lavoro”, denunciano.
Quindi, entrambe le forze hanno chiesto ai lavoratori di continuare lo sciopero per altri due giorni e di unirsi a una manifestazione indetta dal sindacato studentesco a Cadice venerdì alle 10:00 contro la violenza della polizia. “Non stiamo considerando la fine e incoraggiamo gli operai ad aderire”, afferma Antonio Muñoz, segretario permanente della Marina CGT. Tuttavia, Muñoz assicura di non sapere quanti operai hanno sostenuto la fine dello sciopero e quanti stanno pensando di continuare. “Le assemblee si sono tenute al momento della uscita. Non si stanno redigendo nemmeno verbali delle riunioni, come tra amici”, ha denunciato l’iscritto al sindacato.

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