DA DRAGHI COL CAPPELLO IN MANO

La miseria operaia cresce, la strage operaia continua, la pensione si allontana ma la “conquista del tavolo” è diventato l’unico obiettivo di capi sindacali ormai cotti.
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La miseria operaia cresce, la strage operaia continua, la pensione si allontana ma la “conquista del tavolo” è diventato l’unico obiettivo di capi sindacali ormai cotti.


 

Caro Operai Contro, poche ore prima che i Confederali andassero martedi 16 novembre dal governo col cappello in mano, a chiedere qualche briciola della legge finanziaria, “Sole 24 ore” titolava: “Anno record per i dividendi. Un anno addirittura migliore di sempre, sia a livello globale, sia per la stessa Italia”.
Insieme ai licenziamenti, ecco a cosa sono serviti i sacrifici imposti agli operai, che oggi in Italia hanno un salario al terzultimo posto in Europa, 2 strati sopra al livello di accattonaggio.
Il dividendo delle azioni è solo una parte della ricchezza accumulata da padroni e borghesi, ma prodotta dal lavoro operaio (plusvalore). E’ aggiuntiva rispetto a quella che permette loro una vita da nababbi, alla ricchezza dei beni immobili, ecc. ed a quella del plusvalore distribuito sotto forma di “reddito da lavoro” agli strati sociali dagli operai in su.

Pensioni
“La mobilitazione continua” dice Landini spalleggiato da Sbarra e Bombardieri, rispettivamente i 3 segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, dopo l’incontro del 16 novembre con Draghi e alcuni ministri.
A quali “mobilitazioni” faccia riferimento non si sa. Forse chiamano così il loro andirivieni a palazzo Chigi ogni volta che devono incontrarsi con il governo.
Stavolta ci sono andati chiedendo modifiche alla manovra finanziaria, uscendone soddisfatti perché – dicono – Draghi ha promesso un tavolo per le pensioni lungo fino a marzo.
Considerando che le stesse fonti governative hanno fatto sapere che, “non ci sono le risorse per affrontare una riforma strutturale delle pensioni”, ci si chiede su quali basi e risorse discuteranno al “tavolo lungo”?
Verrà sostanzialmente confermato ciò che il governo ha già deciso, se non si tornerà al metodo Fornero, saranno (forse) solo piccole pattuglie operaie dei lavori usuranti, ad andare in pensione nel 2022 con la quota 102; 64 anni di età e 38 di contributi. Dal 2023 è tutto in alto mare.

Reddito di cittadinanza
Facendo propria la guerra ai poveri di alcune forze dello stesso governo, Lega, Forza Italia, Italia Viva, e dell’opposizione Fratelli D’Italia, Draghi nella legge di Bilancio costringe i poveri “occupabili”, (circa 1 milione rispetto un totale di 3 milioni) alle seguenti condizioni.
1) Se si rifiuta la prima offerta di lavoro nel raggio di 80 Km, e l’assegno del Reddito di cittadinanza è superiore a 300 euro mensili, (cifra variabile in base al nucleo famigliare) verranno scalati in progressione 5 euro al mese dall’assegno, quindi 10 euro il secondo mese, 15 euro il terzo ecc.
2) Al secondo tentativo l’offerta di lavoro è su tutto il territorio nazionale: esempio chi è a Milano dovrebbe accettare un lavoro a Catania e viceversa, altrimenti perde l’assegno del Reddito di cittadinanza.
Un atroce ricatto che non trova il dovuto sdegno e la mobilitazione, non solo nei capi i sindacali, ma neanche nella cosiddetta “società civile”.

Cuneo fiscale
Il sindacato Confederale chiede al governo che gli 8 miliardi del cuneo fiscale, siano usati per “aumentare il netto dei salari e delle pensioni”. Lo aveva fatto Renzi al governo, per i salari medio-alti, se si considera la giungla dei bassi salari in Italia.
L’operazione di Renzi fu quella di accattivarsi i voti di quella fascia retributiva di operai e impiegati, escludendo come scelta ben precisa proprio i salari medio-bassi e bassi, già latitanti al voto.
Oggi lo potrebbero fare i partiti di governo sperando di accaparrarsi voti, aumentando le retribuzioni medio-alte, magari – visto l’astensionismo nelle recenti elezioni amministrative – estendendola un po’, con gli sgravi fiscali anche ai lavoratori autonomi.
Se col nuovo cuneo fiscale non aumenteranno salari, pensioni basse e da fame, l’uso degli 8 miliardi per diminuire le trattenute in busta e sulle pensioni, produrrà un’ulteriore distanziamento fra salari bassi e salari alti. Idem per le pensioni.
I segretari Confederali che sanno benissimo tutto questo, ne trarranno le dovute giuste conclusioni? Sicuramente NO, a loro basta un tavolo dove sedersi.
Non sarebbe male se dalle fabbriche e dai posti di lavoro arrivassero loro dei segnali inequivocabili, che la misura è colma: salari bassi e da fame insieme ai contratti usa e getta hanno passato il limite.
Senza scioperi, lotte operaie, mobilitazioni, bisogna andare col cappello in mano agli incontri col padrone, e con il loro governo.
Saluti Oxervator

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