STELLANTIS MELFI, UN ALTRO PASSO VERSO L’ABISSO

Sottoscritto un nuovo contratto di solidarietà dal 1 dicembre 2021 al 31 marzo 2022. Meno operai in produzione e piena discrezionalità dell'azienda al loro utilizzo.
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Sottoscritto un nuovo contratto di solidarietà dal 1 dicembre 2021 al 31 marzo 2022. Meno operai in produzione e piena discrezionalità dell’azienda al loro utilizzo.


 

A Melfi si continuano a firmare accordi senza coinvolgere minimamente gli operai nella discussione, pochi giorni fa la firma per il ritorno alla cds, cioè ai cosiddetti “contratti di solidarietà”, che se da una parte ci viene falsamente presentato come il mezzo per mettere fine a una discriminazione di massa avvenuta nei confronti degli RCL (operai con ridotte capacità lavorative) e garantire una rotazione “equa” della cassa, dall’altra con i suoi numeri ci conferma un esubero che sempre viene celato da tutti i sindacati, compresa la Fiom. Guardiamo un po’ nei dettagli l’accordo che i sindacalisti ci vendono come un’altra grande conquista. Il vecchio accordo per i cds fatto appena il 25 giugno scorso e che doveva durare fino al 31 luglio del prossimo anno, è stato eliminato già a fine agosto con un nuovo accordo, che ha stabilito il regime di cassa integrazione ordinaria per i cali produttivi dal 1° settembre. In pratica dell’accordo di giugno le uniche cose che si sono “rispettate” sono lo smantellamento della seconda linea e l’uscita incentivata di più di 300 lavoratori. Ora, come al solito senza che in fabbrica se ne sia discusso, arriva un nuovo accordo, che rimette in vigore il regime di cds, ma, se lo raffrontiamo al già pessimo accordo di giugno, vediamo che qui le cose sono addirittura peggiorate. Nel vecchio accordo la riduzione “temporanea” del personale era di 3.215 unità, mentre ora sale a 4.049. L’entità dell’aumento della riduzione è ancora più grave della differenza fra i due numeri assoluti, se si considera che a giugno il personale in esubero “temporaneo” era calcolato su 7.144 lavoratori coinvolti nei cds, mentre a novembre tale numero, a seguito delle dimissioni incentivate, scende a 6.749. Ed infatti la riduzione media di ore lavorative passa dal 45% dell’accordo di giugno al 60% dell’accordo di novembre. Non contenti, senza vergogna, questi sindacalisti pronti a firmare tutto, sottoscrivono pure in pratica la piena discrezionalità dell’azienda nella distribuzione delle ore di cassa fra gli operai. Il nuovo accordo così dice: “Per esigenze organizzative, la distribuzione della riduzione di orario tra i lavoratori coinvolti nel contratto di solidarietà potrà variare in ragione dell’andamento dei carichi di lavoro nelle singole aree e in relazione alle specifiche professionalità espresse, pur nell’ambito della media mensile complessiva concordata”. E’ arrivato poi oggi la beffa del comunicato Stellantis, trasmessoci sempre dai soliti bidelli, che assicura la continuità produttiva fino a fine anno. Certo, ma col 60% degli operai in cassa!
La realtà la conosciamo noi sulle linee ovviamente, per quanto qualcuno voglia crederlo non siamo quella massa di stupidi che due conti non riescono a farseli, siamo stati a casa per mesi e a stento riuscivamo ad arrivare a fine mese, poi improvvisamente a novembre non sembra che manchino più i semiconduttori e ci cambiano il mix, bisogna produrre per il mercato americano. “Ah già! Abbiamo il magazzino pieno di materiale per quel mercato che, a seguito della prossima entrata in vigore di nuovi più severi criteri di omologazione, se non utilizzati entro fine anno diventerà materiale da buttare” e noi quasi a voler pensare che questo mese fosse l’inizio di una regolarità lavorativa! E via a lavorar sempre peggio, postazioni oltre il limite umano, non sono mancate discussioni in ogni dominio su ogni linea, operai che abbandonano la postazione per andare in infermeria e cercare un minimo di riposo, tantissimi giovani sono andati via e dopo questo mese tanti altri vorrebbero fare questa scelta, hanno avuto la conferma se ancora ce lo stessimo chiedendo di una totale assenza di garanzia per il futuro, nonostante le vane promesse del 2024, abbiamo avuto la conferma che se mai ci faranno “il favore” di farci lavorare le condizioni sono drasticamente peggiorate e a sentire i colleghi in trasferta in Francia sarà anche peggio!
Lo abbiamo capito bene che per gli stabilimenti italiani il futuro è incerto, abbiamo visto chiudere Grugliasco in un silenzio e un’indifferenza che spaventa, vediamo Cassino lavorare sempre meno e se da noi la situazione sembra solo “ridimensionata”, un campanello d’allarme arriva dalla notizia che diversi dirigenti sindacali in distacco o delegati abbiano accettato gli incentivi e ti viene da pensare, ma se vanno via loro che continuano a tenerci tutti buoni e tranquilli non è forse il caso di preoccuparsi? Non è forse il caso che ci rispondano su come mai vogliano continuare a parlare per noi quando ormai non sembra che vogliano sentirsi più operai? E se ancora avessimo un dubbio con questo atto ci confermano come il sindacato sia diventato solo un poltronificio per amici.
È ora di unirci e costruire un’alternativa che parta dal basso e lasciare ai nostri figli un futuro migliore, continuare a fidarsi di loro vuol dire regalare incertezza, precarietà e condizioni di lavoro da schiavi moderni!
NINCO NANCO, operaio Melfi

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