SALARIO MINIMO? L’AFFOSSERANNO IN COMMISSIONE

In Italia il capitalismo del 90% di piccole imprese vuole mano libera sui salari dei dipendenti, si oppone al salario minimo e i suoi rappresentanti parlamentari affosseranno la legge. I salari operai sono bloccati mentre una pioggia di miliardi finirà nelle tasche degli industriali
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In Italia il capitalismo del 90% di piccole imprese vuole mano libera sui salari dei dipendenti, si oppone al salario minimo e i suoi rappresentanti parlamentari affosseranno la legge. I salari operai sono bloccati mentre una pioggia di miliardi finirà nelle tasche degli industriali


Caro Operai Contro, in questi giorni in Germania Spd (Partito Socialdemocratico di Germania) Verdi e Liberali, stanno discutendo di alzare il salario minimo fissato per legge, a 12 euro lordi l’ora.
Anche in Italia dove non esiste il salario minimo per legge, in questi giorni, la commissione lavoro del Senato sta esaminando una proposta di legge dell’ex ministro del lavoro dei 5 Stelle Nunzia Catalfo, che prevede un salario orario minimo di 9 euro, stabilendo che nessun contratto di categoria, debba scendere sotto questa soglia.
Il tutto è ancora in discussione, sia in Germania che in Italia, va rilevato però che fissare per legge un salario minimo a 12 euro lordi, non è la stessa cosa che fissarlo a 9 euro lordi. E non è la stessa cosa che in Germania operi già una legge che stabilisce il minimo salariale ed in Italia forse si aprirà una discussione sul tema.
Non solo per i 509 euro lordi di differenza sulla base di 173 ore di lavoro mensili (2.076 euro a fronte di 1.557 euro), ma perché la proposta dei 5 Stelle nel momento che diventasse operativa fisserebbe per legge un livello minimo dei salari più basso dei paesi a capitalismo avanzato in Europa. Un basso salario minimo in linea con i salari fra i più bassi percepiti dagli operai in Italia a confronto con francesi , inglesi e tedeschi. In Italia, 4 milioni e mezzo di operai e lavoratori, sono pagati meno di 9 euro lordi l’ora, altri 2 milioni e mezzo meno di 8 euro lordi l’ora, e 360 mila sono pagati così poco che devono integrare con il Reddito di cittadinanza. Ma il problema non è il livello del salario minimo ma la sua introduzione che trova una resistenza nei piccoli e medi padroncini, nell’impiego dei lavoratori in nero, nella stessa Confindustria rappresentante di un grande capitalismo che si poggia su un 90% di piccole imprese con rapporti di lavoro a grande maggioranza fuori regole e contratti. La forza politica di queste classi non permetterà l’introduzione del salario minimo, anche perché esso non trova nel sindacato confederale che critiche e distinguo. Il salario minimo potrebbe mettere un freno alla contrattazione, ma se la contrattazione non esiste che per una minima porzione di operai, gli altri sono lasciati al libero ricatto di chi li impiega. Il salario minimo non ha impedito la contrattazione ai sindacati tedeschi, ad esempio, che ciclicamente qualche misero risultato lo ottengono. Da noi il sindacalismo della contrattazione in opposizione alla legge sul salario minimo, quando contratta, cede al contrario quote di salario di fatto e le spaccia come vittorie.
Come sempre i 5 Stelle usano queste bandierine per visibilità politica, nessuna seria battaglia parlamentare, basta che Draghi incontri il capo di Confindustria che mette il veto e la legge si perde nei meandri delle sale parlamentari.
Le legge di bilancio approvata dal consiglio dei ministri il 28-10-21, non prevede alcuna misura di recupero salariale, nonostante anche l’Ocse, abbia ufficialmente certificato che in Italia i salari hanno addirittura perso potere d’acquisto, nello stesso periodo che in Francia e Germania aumentavano più del 30% e in America quasi del 50%. Inoltre una forte raffica di aumento dei prezzi è scattata in queste settimane a gravare sul potere d’acquisto del salario fermo, o ribassato dalla cassa integrazione.
Il governo Draghi ha deciso che gli operai e gli strati meno abbienti, debbano sputare da subito con l’interesse, i soldi che l’Unione europea “regala” all’Italia con il Pnrr e quelli a “prestito agevolato”. Il tutto giustificato con l’aumento del prezzo delle materie prime, come se questo fosse un inevitabile tabù sopranaturale.
Una legge di bilancio che avalla con i bassi salari, anche condizioni di lavoro ad alto sfruttamento, infortuni e morti sul lavoro. Esempio i braccianti costretti al comando dei caporali e a vivere nelle baraccopoli. L’ex ministro dell’Agricoltura la renziana Teresa Bellanova, con il 2° governo Conte, aveva solennemente varato la sanatoria dei braccianti, rivelatasi una beffa.
Queste sono le condizioni che piacciono a Bonomi, presidente di Confindustria, il suo giornale, il “Sole 24 ore” può così scrivere il 31-10-21: “L’agricoltura nel Pnrr non compare come capofila di alcun obiettivo”. Quindi per il Pnrr i salari e le condizioni dei braccianti devono continuare a far parte di quella forza lavoro sempre più numerosa, della conclamata moderna schiavitù presente in tutti i settori.
“Bene manovra espansiva”, esclama soddisfatto Bonomi, con i 10 miliardi di euro regalati ai padroni dalla legge di bilancio, rispetto ai totali 30 miliardi stanziati. “Aspettiamo le risposte su fisco e lavoro”, prosegue Bonomi, prenotandosi per una larga fetta di altri 8 miliardi destinati al “cuneo fiscale” per la riduzione delle tasse.
Nella prassi del governo dei padroni e dei mezzi d’informazione che ne diffondono il verbo, sui giornali e nei dibattiti televisivi, tiene banco la “logica” rovesciata a giustificare la società fondata sullo sfruttamento degli operai.
Dicono, non bisogna aumentare i salari perché ci pensa il cuneo fiscale ad aumentarli, riducendo le trattenute in busta paga. Anche se fosse si tratta di briciole.
Come deterrente agli aumenti salariali dicono che bisogna pensare alle pensioni, purchè queste siano più in là nel tempo, perché sostengono anche i più illuminati, “è aumentata l’aspettativa di vita”.
Che significa? Sarebbe come dire che siccome fino qualche decennio fa, da Milano a Roma in treno ci volevano 8 ore, oggi che invece bastano 3 ore, dovremmo scendere a Orvieto e continuare a piedi fino Roma?
E’ solo un esempio per dire che in ogni campo, l’innovazione tecnologia e delle forze produttive, finché sono usate capitalisticamente, continuerà a produrre sfruttati sempre più poveri e sfruttatori sempre più ricchi.
In tutti i modi contrappongono gli operai giovani con gli anziani, un pretesto per tenere i bassi salari bloccati, e mandare in pensione gli operai sempre più tardi, con pensioni da fame.
Saluti Oxervator

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