GLI OPERAI MORTI TRA I PACCHI DI AMAZON

Schiantare gli operai dalla fatica è l'ultimo risultato del moderno capitalismo da algoritmo
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Schiantare gli operai dalla fatica è l’ultimo risultato del moderno capitalismo da algoritmo


Dal sito trentotoday.it riprendiamo il seguente articolo, il quale a sua volta mette insieme notizie provenienti direttamente dalla Polonia.

Due decessi in un anno in una fabbrica in Polonia, il colosso americano nega le sue responsabilità. Il grido d’aiuto dei dipendenti: “Trattano le persone come spazzatura”.
Amazon è di nuovo sotto accusa per le condizioni di lavoro del suo personale. Dopo i casi in Francia e in Italia, adesso anche in Polonia i lavoratori del colosso dell’e-commerce protestano. A far scattare le contestazioni la morte di un operaio di 49 anni, Dariusz Dziamski, colpito da un infarto mentre lavorava al magazzino di Sady, nella parte ovest del Paese: secondo la sua famiglia, il decesso è dovuto allo stress a cui l’uomo era stato sottoposto al lavoro, con turni e mansioni che la moglie ha descritto come massacranti. Si tratta del secondo caso di questo tipo avvenuto nella sede polacca del gigante Usa.
Lo scorso anno, infatti, una donna di 40 anni è deceduta in circostanze simili durante un turno di notte: i soccorritori hanno impiegato quasi un’ora per raggiungerla, quando ormai era troppo tardi. In questo caso nessuna indagine è stata aperta. Adesso, però, la famiglia di Dziamski vuole giustizia e le autorità polacche stanno verificando le eventualità responsabilità dell’azienda. 
“È stato un omicidio colposo”, dice la moglie dell’uomo. Dello stesso avviso alcuni colleghi e sindacati, secondo i quali la morte è imputabile al pesante carico di lavoro.  “Dariuz ha lavorato da solo per molto tempo, anche se era un lavoro progettato per diversi dipendenti”, ha detto la vedova a Glos Wielkopolski. “Il suo era un lavoro durissimo. Devi fare ogni giorno lunghi percorsi spingendo un carrello pesante e sollevando continuamente pacchi”. L’uomo aveva lamentato il carico eccessivo, e aveva chiesto almeno una persona in più che lo aiutasse nelle mansioni. Richiesta che sarebbe stata negata dai manager. 
Secondo quanto ha raccontato un impiegato ai media locali, Amazon tratterebbe “le persone come spazzatura”, i lavoratori sono sottoposti a turni da 10 ore e mezzo con due pause pagate di 20 minuti e una pausa pasto non pagata di 35 minuti. Inoltre, ad aumentare la pressione nei confronti degli operai vi è il costante monitoraggio dei loro movimenti da parte dei computer.
Maria Malinowska di un sindacato interno ad Amazon a Sady ha detto a Gazeta Wyborcza che le due morti non sono “eventi casuali” ma piuttosto “il risultato di come è il lavoro qui”, aggiungendo che l’azienda non si assume la responsabilità di tali eventi perchè “l’interpretazione più semplice della legge usata dai datori di lavoro non qualifica un incidente come un incidente sul lavoro fino a quando un mattone non cade sulla testa di qualcuno”.
Amazon, che impiega 23.000 persone direttamente e 28.000 indirettamente in Polonia, nega ogni accusa e afferma che questi decessi sono in realtà imputabili solamente a problemi di salute dei dipendenti, e che l’azienda ha seguito “procedure appropriate”: sul posto c’erano ben 200 persone addestrate al primo soccorso, riporta Notes From Poland.

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