PRATO. L’ANTIFASCISMO ISTITUZIONALE È INDIFFERENTE ALLO SQUADRISMO ANTIOPERAIO

Un picchetto operaio aggredito a bastonate da una squadra diretta da un uomo del padrone. Il SICOBAS ha convocato la manifestazione di sabato 16 per una protesta collettiva. Pubblichiamo stralci dell'appello a scendere in strada e di seguito il giudizio sulla sua riuscita.
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Un picchetto operaio aggredito a bastonate da una squadra diretta da un uomo del padrone. Il SICOBAS ha convocato la manifestazione di sabato 16 per una protesta collettiva. Pubblichiamo stralci dell’appello a scendere in strada e di seguito il giudizio sulla sua riuscita.


SI Cobas Prato e Firenze


MANIFESTAZIONE SABATO 16 OTTOBRE, ORE 15:00
PARTENZA DALLA DREAMLAND (VIA GALVANI 15) MACROLOTTO2

Quello che è accaduto lunedì alla Dreamland non deve più accadere. Quello che è successo alla Dreamland è già successo alla Texprint, alla Gruccia Creations, alla DS di Montemurlo. Operai che manifestano pacificamente aggrediti da sgherri armati capitanati dai padroni delle aziende. Operai che finiscono in ospedale per aver rivendicato di lavorare 8×5 e non più 12×7. Quello che è successo alla Dreamland è successo perché fino ad ora, e tutt’ora, queste aggressioni di matrice mafiosa si sono consumate nell’indifferenza, nel silenzio delle istituzioni e della politica, nell’inerzia della Questura, nelle complicità sempre meno celati di cui questo sistema di sfruttamento gode sul territorio.
Nel 2018 alla DS di Montemurlo due delegati sindacali venivano aggrediti con spranghe, coltelli e bottiglie. Le loro denunce finivano nel vuoto. Oggi sono gli operai sotto processo per essere usciti un giorno di luglio dalla loro fabbrica per conquistare un contratto regolare.
Nel 2019 alla GrucciaCreations, gruccificio di via dello Sprone, azienda collegata alla stessa proprietà della Dreamland un commando di dieci uomini armati di tirapugni attaccava i lavoratori in sciopero. Otto operai feriti. Aggressione documentata da video. Polizia presente. Otto denunce per lesioni, tutte archiviate dalla Procura. Anche in questo caso, è il sindacato sotto processo invece per il sit-in davanti alla fabbrica: “manifestazione non autorizzata”. Davanti a quella fabbrica venivano invece notificati i fogli di via a Sarah e Luca, coordinatori del sindacato: “soggetti socialmente pericolosi”.
Giugno 2021, Texprint. Un commando di quindici uomini armati di battoni e bastoni attacca i tre lavoratori rimasti al presidio. Prognosi fino a 30 giorni. Presidio sindacale devastato. Nei video si riconoscono due soci dell’azienda, il rappresentante legale Hong Bo ed il “famoso” Zhang Sang Yu, noto per i suoi rapporti – certificati da TAR e Consiglio di Stato pronunciatosi sull’Interdittiva Antimafia a carico dell’azienda – con il boss della Ndrangheta calabrese. Tutto tace. Il Sindaco, interpellato sul caso, non condanna l’azienda e parla di “rissa” puntando il dito ancora una volta contro lavoratori e sindacato. Nessuna conseguenza per gli aggressori.
Ripetiamolo insieme: quello che è successo alla Dreamland è successo perché era già successo prima, nel silenzio delle istituzioni e nell’impunità.
Chi come risposta a quello che è accaduto invoca i controlli nelle aziende non ha capito nulla. Di questa storia e delle altre. Quello che è successo alla Dreamland è successo perché i controlli e le sanzioni , con gli strumenti normativi attuali, non sono la soluzione. Lunedì eravamo davanti alla Dreamland dopo che a luglio facevamo con i lavoratori segnalazione all’Ispettorato del Lavoro. Scattava il controllo in fabbrica, scopriva il lavoro nero, i turni massacranti, l’illegalità totale. L’attività veniva sospesa, e venivano fatte le sanzioni. Il giorno dopo l’azienda paga le multe e torna aperta. Il giorno dopo tutto è come prima: lavoro nero, turni massacranti, illegalità totale. Unica differenza: chi ha denunciato non riceve più il suo stipendio per ritorsione. Questa non è la storia della Dreamland ma di tutte le aziende del distretto colpite dai controlli. Si paga e si ricomincia, come prima. Il motivo è semplice: sfruttare e pagare le sanzioni conviene. Dai nostri conteggi emerge un risparmio tra tasse, contributi e retribuzioni che oscilla tra i 2800 euro ai 3900 euro al mese per ogni dipendente impiegato su turni 12×7 a salari da fame. Le multe, messe a confronto con la mole di “risparmio” sul costo del lavoro, fanno il solletico. Ma questo sembra non volerlo vedere nessuno. In particolare chi amministra la città con in testa il Sindaco Biffoni. Certo, più facile continuare a “sbandierare” i numeri di controlli, sanzioni e sospensioni di attività e fingere che “tutto sia sotto controllo” piuttosto che ascoltare e capire come stanno le cose nei capannoni il giorno dopo. Questo lusso, chi in questi capannoni ci lavora, non se lo può permettere. Lo sciopero e la lotta sono una forma di legittima difesa di fronte ad un sistema che schiaccia, offende, svilisce la vita e la dignità umana. (…)


Abbiamo buttato via la paura. Prato reagisce a mafia e sfruttamento – SI Cobas Prato e Firenze

Più di cinquecento persone oggi hanno invaso le strade del Macrolotto per rispondere all’aggressione mafiosa di lunedì durante lo sciopero alla #Dreamland.
Un risultato straordinario per una manifestazione organizzata in appena 48 ore. 
Prato reagisce a mafia e sfruttamento, con un corteo che ha paralizzato prima il Macrolotto1 e poi il Macrolotto2, sfilando tra i vialoni e i capannoni delle ditte tessili.
Il messaggio è chiaro: abbiamo buttato via la paura.
In prima fila gli operai del distretto protagonisti delle lotte vittoriose di questi anni che hanno strappato ai padroni contratti regolari e l’8×5: Texprint, Sunshine, Tintoria2020, Superlativa, Tintoria DL, Tintoria Fada, Giaroeste e tanti altri.
Con noi i lavoratori della logistica (TNT, SDA, BRT, GLS), il Collettivo della GKN e gli operai della Piaggio di Pontedera.
E tanti, tanti solidali, studenti, cittadini che hanno voluto esserci e ci sono stati. 
Oggi abbiamo scritto un’altra bellissima pagina di questa storia di riscatto collettivo. 
La paura è solo dei padroni.

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