LA FORMA OPERAIA DELLA SCHIAVITÙ

Per gli operai è stata sempre una vita consumata per il padrone come gli schiavi di un tempo ma adesso il peso si sente ancora di più
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Per gli operai è stata sempre una vita consumata per il padrone come gli schiavi di un tempo ma adesso il peso si sente ancora di più


 

Elementi che non vivono le condizioni degli operai parlano di democrazia in questo paese, di libertà, ma sono solo un sacco di chiacchiere vuote, la sostanza è ben diversa per gli operai. Esisteva una volta solo il contratto a tempo indeterminato, non era chissà che cosa, ma dava agli operai la possibilità di poter dire cosa pensassero e quando occorreva si sentivano abbastanza liberi di scioperare per cercare di migliorare le proprie condizioni. Con un colpo di spugna i padroni tramite i governi, veri comitati d’affari al loro servizio, e i burattini dei politici che ne hanno fatto parte, hanno spazzato via le tutele dei contratti a tempo indeterminato e introdotto contratti sempre più precari. I sindacati e la piccola borghesia che li conducono, al di là delle chiacchiere, hanno fatto ben poco per contrastare il peggioramento delle condizioni operaie e non hanno organizzato gli operai alla lotta, così la grande borghesia insieme alla media e alla piccola borghesia, che arriva fin dentro ai sindacati, hanno portato pian piano gli operai con i contratti precari su un piano sempre più servile. Non si può parlare di diritti quando un uomo non è libero di esprimere il proprio pensiero. Non si è liberi quando un uomo non può dire quello che pensa perché sa che se lo dicesse pregiudicherebbe la possibilità di continuare a lavorare.

Siamo arrivati al punto che anche per un lavoro da schiavi precario si deve ringraziare e per poterlo ottenere si arriva anche a pagare e non solo in denaro ma anche sottomettendosi a tempo indeterminato al proprio “referente” che ha agito da intermediario per varcare i cancelli di una fabbrica, di un luogo di lavoro e di sfruttamento. In verità mentre tanta acqua è passata sotto i ponti c’è stata una complicità fra gli strati sociali benestanti per comprimere ancora di più la democrazia di cui blaterano ma che per gli operai, e ancora di più per quelli precari, è sempre stata una parola vuota. Siamo giunti al punto in cui gli operai, pur consapevoli di essere utilizzati e sfruttati, devono far buon viso e stare zitti per continuare a lavorare e sopravvivere in un sistema che dà sempre di meno e pretende sempre di più. In fabbrica gli operai più soggetti a ricatto, per far sì di rimanere nei luoghi di produzione e per poter portare qualcosa a casa, fanno a gara fra loro a chi produce e assembla più pezzi. Gli operai più precari fanno a gara a chi più si rende disponibile alle pretese molte volte avanzate non direttamente dal padrone ma dai suoi servi. Operai che vengono chiamati a lavorare poche ore prima dell’inizio del turno, guai se rifiutano, per loro resterà in testa l’incognita se continueranno ad essere chiamati al lavoro la giornata successiva. Operai che devono essere disposti a tutto anche ad accettare di rimanere disponibili del sindacalista referente in caso di aiuto e bisogno per i propri servizi casalinghi. Mentre il padrone fa i suoi affari, il sindacato più assoggettato e la burocrazia sindacale legata a quel padrone gestiscono i nominativi di chi deve varcare i cancelli e i “fortunati” devono sottomettersi a chi fa loro varcare quei cancelli. Per gli operai sempre più precari non c’è più un solo padrone ma vi è più di uno a cui rendere conto. Un sistema di corruzione con il quale si schiacciano sempre di più gli operai, a tanti dei quali non è ancora chiaro l’insieme delle cose e del sistema che li rende sempre più schiavi. C’è chi crede nei 5 Stelle, un partito che si è adeguato subito al sistema e una volta arrivato in parlamento insieme alla Lega, oltre che votare il decreto sulla sicurezza che criminalizza gli operai che eventualmente volessero occupare una fabbrica o bloccarne i cancelli, non ha cancellato o tentato di cancellare il lavoro precario ma ha addirittura favorito i padroni, e se prima gli operai precari in fabbrica stavano trentasei mesi adesso con il loro decreto definito di dignità, ma che di dignità non ha nulla, ora non restano nemmeno più 36 mesi ma 24.

Gli operai non hanno realmente chi li rappresenta nei palazzi vellutati, così sul territorio, sono solo uomini e donne da utilizzare con il voto per poter fare i propri affari. La stessa cosa lo strato sociale della burocrazia sindacale che degli operai ha bisogno per le tessere e per il numero di schiavi da controllare per poter fare del sindacato un proprio affare. Alla Stellantis di Melfi nello stabilimento centrale fra i sindacalisti si dice che resteranno solo 3500 lavoratori, il sindacato, al di là di qualche volantino di facciata in cui si dichiara che alcune cose non vanno, lascia fare al padrone tutto quello che vuole e si fa già i conti su chi far entrare poi dopo, eventualmente si faranno nuove assunzioni di operai più freschi. Si cerca di imbrogliare gli operai in tutti i modi, si cerca di addossare le responsabilità di quello che succede ad altri, ma se le cose si schiariranno nella mente degli operai e si solleveranno tutti insieme contro chi li tiene nelle condizioni in cui essi vivono sarà tutta un’altra storia.
Crocco, operaio di Melfi

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