ALBANIA, “CONTRO I MINATORI UNA CATENA DI CARNEFICI”

Non c'è paese al mondo dove gli operai non paghino con la vita la pressione dei padroni e dei governi per arricchirsi senza limiti. Non c'è paese al mondo dove non maturi la necessità di una ribellione operaia. Siamo una classe internazionale.
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Non c’è paese al mondo dove gli operai non paghino con la vita la pressione dei padroni e dei governi per arricchirsi senza limiti. Non c’è paese al mondo dove non maturi la necessità di una ribellione operaia. Siamo una classe internazionale.


 

Il minatore Muharrem Elder è morto di asfissia in miniera. Nonostante gli sforzi eroici degli altri minatori, l’indifferenza e la mancanza di preparazione tecnica delle istituzioni statali hanno reso la sua morte lenta e terribile. Come in ogni altro caso di morti ammazzati sul lavoro, il governo ha dichiarato colpevole la vittima stessa.
In realtà la responsabilità della morte di ogni minatore, di ciascun operaio, si trova in una catena di carnefici. Il primo è il proprietario della miniera, solitamente un oligarca di Tirana o della mafia locale, che non investe un centesimo in sicurezza sul lavoro e minaccia di sospendere dal lavoro i minatori che non ′′ osano ′′ rischiare quotidianamente la vita per arricchire il padrone. Al secondo posto sono le istituzioni statali responsabili delle ispezioni che dovrebbero garantire un minimo di condizioni di sicurezza nelle miniere e nell’individuazione dei reali responsabili dei morti e feriti tra i minatori. Al terzo e più importante livello di responsabilità è il governo che, in collaborazione con i padroni delle miniere, legalmente autorizza lo sfruttamento fino alla morte degli operai che lavorano sottoterra.
Negli otto anni al potere di Edi Rama (Primo ministro dal 2013 Ndr) del Partito Socialista, 59 minatori hanno ufficialmente perso la vita in Albania. Non sono stati uccisi da Dio, dal destino o distrazione individuale sul lavoro. Questi omicidi sono il prodotto di concessioni minerarie illegali, mancanza di ispezioni, repressione delle voci critiche, oppressione del movimento sindacale operaio, finanziamento di campagne elettorali. Una corruzione dilagante con una montagna di soldi che partendo dal sottosuolo raggiungono i piani alti l’ufficio del primo ministro.
59 minatori sono le vittime dell’ingordigia dei padroni e della corruzione della classe dirigente al governo. Nell’Albania del socialista Edi Rama, le condizioni di lavoro minerario sono una delle più terribili al mondo. La vita di un minatore albanese è 25 volte più a rischio rispetto a quella di un minatore negli Stati Uniti, 17 volte più vulnerabile di un minatore in Cina, 10 volte più in pericolo di essere ucciso sul lavoro di un minatore peruviano e 8 volte in più rispetto ad un minatore in Sudafrica.
Le Mani di Edi Rama sono sporche del sangue dei 59 operai delle miniere!
(fonte Organizata Politike)

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