OLIMPIADI, IL TRIONFO DELLA RETORICA NAZIONALISTA

I giochi olimpici di Tokio, così come i campionati europei di calcio, sono stati il pretesto per la borghesia italiana per esaltare l'orgoglio nazionale e richiamare allo spirito di coesione del popolo intero, naturalmente attorno a essa
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I giochi olimpici di Tokio, così come i campionati europei di calcio, sono stati il pretesto per la borghesia italiana per esaltare l’orgoglio nazionale e richiamare allo spirito di coesione del popolo intero, naturalmente attorno a essa


 

Le Olimpiadi di Tokio 2020 sono terminate. Con esse si è (momentaneamente) placata la retorica nazionalista durata oltre due settimane di esaltazione dell’amor patrio e dell’orgoglio nazionale, di magnificazione della coesione dell’Italia intera attorno alla sua squadra di atleti portata a simbolo ed esempio dell’unità interclassista del popolo intero. È stata la retorica di celebrazione dell’Italia che si è “rialzata” e ha mostrato al mondo quanto vale e quanto conta, nello sport e in tutto quello che il trionfo sportivo può trainare con sé, dall’apologia del “carattere” italiano (con un tono di superiorità quasi razzista) al conseguente riconoscimento da parte del mondo intero dell’“indiscutibile valore” degli Italiani, fino all’incremento del successo del made in Italy in tutto il mondo.
Una retorica ossessiva ripetuta a ogni medaglia conquistata e davvero stucchevole nel glorificare gli atleti che declamavano a viva voce di non vedere l’ora di cantare a squarciagola l’inno nazionale e stringevano la bandiera italiana in un abbraccio molto simile a un amplesso isterico.
È la retorica che, puntuali, la borghesia e i suoi tromboni (politici, giornalisti, ecc.) sfornano a ogni grande occasione sportiva, ieri con i campionati europei di calcio, oggi con le Olimpiadi, domani con qualche altro grande evento. Ma nelle Olimpiadi c’è qualcosa di diverso. Se si considerano con attenzione gli atleti si scopre che pressoché tutti coloro che hanno vinto una medaglia (e quindi pressoché tutti i 384 atleti italiani partecipanti all’edizione giapponese) fanno parte di un gruppo sportivo delle forze armate (Aeronautica, Carabinieri, Esercito) o della polizia di stato (Fiamme Oro) o della guardia di finanza (Fiamme Gialle) o della polizia penitenziaria (Fiamme Azzurre) o della Forestale e così via (in fondo l’elenco completo di atleti, medaglie e appartenenze).
Si può ben dire, quindi, che sono state le forze armate e le forze dell’ordine italiane (e quasi solo esse) a partecipare alle Olimpiadi. E lo hanno fatto mettendo in bella mostra felpe con i rispettivi loghi, distintivi, gagliardetti e così via. Insomma, un’occasione da non perdere. E non persa neanche dai soliti giornalisti mercenari per sventolare anch’essi la bandierina e il gagliardetto di turno. Solo in qualche giornalista si è avvertita una leggera ritrosia a ripetere sempre l’appartenenza a un corpo militare o delle forze dell’ordine, a volte solo accennato. Perché stride troppo prima esaltare il crescente amore degli Italiani per lo sport e dopo dover ammettere che in Italia lo sport agonistico esiste quasi solo all’interno dei recinti solidi e ben propagandati dei corpi militari e delle forze dell’ordine. Questa appropriazione dell’atletismo agonistico esiste in Italia perché solo tali gruppi sportivi hanno la forza economico-finanziaria per accaparrarsi i migliori giovani atleti, curarli, gestirli e farli emergere, per trarne un alto vantaggio di immagine. Essi li scelgono, li coccolano, li allenano e assicurano loro un buon stipendio. In cambio chiedono agli atleti di vincere e svolgere un buon lavoro di rappresentanza e propaganda. Petto in fuori ed emerga vivido il nome stampato della polizia di stato o dei carabinieri e così via!
La quasi completa assenza di finanziamenti statali per incoraggiare l’attività sportiva di massa e quella dei giovani in particolare, nelle scuole e nelle fabbriche, è coerente con l’abbondanza di finanziamenti riservata ai centri sportivi delle forze armate e delle forze dell’ordine. È semplicemente l’altra faccia della medaglia. Sicché un giovane atleta con buone potenzialità o lascia perdere l’attività agonistica o rimane in una comune società sportiva privata, che però, tranne qualche eccezione, non ha i soldi per garantirgli un valido allenatore, un bravo mental coach, le strutture e gli impianti adeguati e soprattutto uno stipendio. Invece le forze armate e le forze dell’ordine, grazie ai soldi statali, assicurano tutto questo, anche e soprattutto lo stipendio che permette agli atleti, diventando professionisti e non più dilettanti, di dedicare tutto il loro tempo ad allenarsi e prepararsi a gare di alto livello. Comprati con questi vantaggi e privilegi (ai quali il presidente del Coni Malagò ha chiesto di aggiungere lo ius soli sportivo, cioè il riconoscimento della cittadinanza italiana solo agli atleti stranieri!), come potrebbero questi atleti non dare lustro e prestigio, oltre che con la propria attività, anche con le parole, al nome e al simbolo del proprio gruppo sportivo e fargli acquisire simpatia popolare? Perché dovrebbero sputare nel piatto dove mangiano bene?
Questa è la realtà vera sotto l’ipocrisia degli “Italiani tutti sportivi”. Se un operaio o un comune proletario vuole andare in palestra o in piscina dovrebbe scucire denaro che la famiglia spesso non ha, perciò non ci va! Se poi è comunque bravo, per continuare ed emergere dovrebbe essere costretto a indossare la divisa di poliziotto, carabiniere, ecc. La divisa di quei poliziotti, carabinieri, ecc. sempre pronti a menare gli operai e i proletari che alzano la testa o di quei militari che sono sempre pronti a spianare le armi contro gli operai e i proletari di altri paesi (e se necessario anche di quelli italiani)!
Questa è la realtà oltre l’apparenza formale. Perciò l’inno nazionalista lo cantino poliziotti e soldati, il tricolore lo sventolino carabinieri, avieri e finanzieri. Gli operai e i proletari tutti (ai quali, beninteso, vedere e fare sport piace tantissimo) non cadono nella malsana retorica nazionalista: essi non hanno patria, il loro inno è quello internazionalista della propria liberazione dalle catene dello sfruttamento, la loro bandiera è quella rossa della fine dell’oppressione economica e politica e delle guerre nazionaliste e imperialiste.

1. Luigi Samele, argento spada individuale (Fiamme Gialle)
2. Vito Dell’Aquila, oro taekwondo (Centro sportivo Carabinieri)
3. Elisa Longo Borghini, bronzo ciclismo su strada (Fiamme Oro)
4. Odette Giuffrida, bronzo judo 52 kg (Centro Sportivo Esercito)Mirko Zanni, bronzo sollevamento pesi categoria 67 kg (Esercito)
6. Nicolò Martinenghi, bronzo 100 rana (ex Fiamme Oro)
7. Alessandro Miressi, Thomas Ceccon (Fiamme Oro), Lorenzo Zazzeri (Esercito) e Manuel Frigo, argento 4×100 stile libero
8. Diana Bacosi, argento skeet donne (Esercito)
9. Daniele Garozzo, argento fioretto individuale (Fiamme Gialle)
10. Maria Centracchio, bronzo judo 63 kg (Fiamme Oro)
11. Rossella Fiamingo (Carabinieri), Federica Isola (Aeronautica militare), Mara Navarria (Esercito), Alberta Santuccio (Fiamme Oro), bronzo squadra femminile spada
12. Giorgia Bordignon, bronzo sollevamento pesi 64 kg donne (Fiamme Azzurre)
13. Federico Burdisso, bronzo 200 farfalla
14. Matteo Castaldo, Matteo Lodo (Fiamme Gialle), Marco Di Costanzo (Fiamme Oro) e Giuseppe Vicino (Fiamme Gialle), bronzo canottaggio 4 senza
15. Luca Curatoli (Fiamme Oro), Aldo Montano (Fiamme Azzurre), Enrico Berrè (Fiamme Gialle), Luigi Samele (Fiamme Gialle), argento squadra maschile sciabola
16. Federica Cesarini (Fiamme Gialle) e Valentina Rodini (Fiamme Gialle), oro canottaggio doppio pesi leggeri donne
17. Gregorio Paltrinieri, argento 800 stile libero (Fiamme Oro)
18. Stefano Oppo (Carabinieri) e Pietro Willy Ruta (Fiamme Oro), bronzo canottaggio doppio pesi leggeri
19. Alice Volpi (Fiamme Oro), Arianna Errigo (Carabinieri), Martina Batini (Forestale), Erica Cipressa (Fiamme Oro), bronzo squadra femminile fioretto
20. Lucilla Boari, bronzo tiro con l’arco femminile (Fiamme Oro)
21. Simona Quadarella, bronzo 800 stile libero (ex Fiamme Rosse)
22. Irma Testa, bronzo pugilato (Fiamme Oro)
23. Mauro Nespoli, argento tiro arco (Aeronautica militare)
24. Antonino Pizzolato, bronzo sollevamento pesi (Fiamme Oro)
25. Thomas Ceccon (Fiamme Oro), Nicolò Martinenghi (ex Fiamme Oro), Federico Burdisso e Alessandro Miressi, bronzo 4×100 misti
26. Gianmarco Tamberi, oro salto in alto (Fiamme Oro)
27. Marcell Jacobs, oro 100 m (Fiamme Oro)
28. Vanessa Ferrari, argento ginnastica corpo libero (Esercito)
29. Ruggero Tita (Fiamme Gialle) e Caterina Banti, oro classe mista Nacra 17 della vela
30. Francesco Lamon (Fiamme Azzurre), Simone Consonni, Jonathan Milan e Filippo Ganna, oro ciclismo su pista prova inseguimento a squadre
31. Gregorio Paltrinieri, bronzo 10 km fondo in acqua aperte (Fiamme Oro)
32. Manfredi Rizza, argento canoa sprint K1 200 m (Aeronautica militare)
33. Massimo Stano, 20 km marcia (Fiamme Oro)
34. Elia Viviani, bronzo omnium di ciclismo su pista
35. Viviana Bottaro, bronzo karate (Fiamme Oro)
36. Antonella Palmisano, oro 20 km marcia (Fiamme Gialle)
37. Luigi Busà, oro karate (Carabinieri)
38. Lorenzo Patta (Fiamme Gialle), Marcell Jacobs (Fiamme Oro), Eseosa Desalu (Fiamme Gialle) e Filippo Tortu (Fiamme Gialle), oro staffetta 4×100 m
39. Abraham Conyedo, lotta libera categoria 97 kg (Esercito)
40. Martina Centofanti (Aeronautica militare), Agnese Duranti (Aeronautica militare), Alessia Maurelli (Aeronautica militare), Daniela Mogurean (Aeronautica militare), Martina Santandrea (Aeronautica militare), bronzo ginnastica ritmica.
L.R.

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