ELEZIONI IN FRANCIA. NELLE ZONE OPERAIE HA VOTATO MENO DEL 30%

Il dato è stato volutamente tenuto nascosto, ma è la vera novità. Gli operai e gli strati sfruttati della popolazione non credono più al sistema elettorale, ai partiti dei borghesi grandi e piccoli, non si fanno più raggirare. E l’esempio potrebbe varcare i confini
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Il dato è stato volutamente tenuto nascosto, ma è la vera novità. Gli operai e gli strati sfruttati della popolazione non credono più al sistema elettorale, ai partiti dei borghesi grandi e piccoli, non si fanno più raggirare. E l’esempio potrebbe varcare i confini


La stampa italiana nel suo complesso ha steso un silenzio tombale sui risultati delle elezioni del primo turno delle elezioni regionali francesi, svoltesi domenica 20 giugno (il ballottaggio si terrà domenica 27 giugno). Il silenzio sostanzialmente è dovuto al fatto che l’astensione alle elezioni ha registrato il 67% di astensione al voto, un dato impressionante che la borghesia italiana non ha nessuna voglia di propagandare. Solamente 3 elettori su 10 si sono presentati ai seggi elettorali, e questo la dice lunga sulla voglia di partecipazione dei francesi.
La tanto decantata partecipazione alla vita pubblica e politica scricchiola sempre di più, con buona pace di tutti quanti i sostenitori della partecipazione democratica che spingono per cambiare carte in tavola pensando di battere i padroni sul piano elettorale.
Tra l’altro, semmai ce ne fosse stato il bisogno, l’astensione alle elezioni francesi ha dimostrato, a questi “sinistri” capetti pseudo rivoluzionari, che gli operai francesi non sono andati a votare. Nelle regioni a più alta concentrazione industriale, come ad esempio la regione del grande est (Strasburgo, Mulhouse, Metz e Nancy) l’astensione ha raggiunto cifre da record. Lo stesso per le Pays del la Loire, altra zona fortemente industriale (a Rennes La Janais sorge una fabbrica del gruppo PSA che occupa più di 3000 operai) dove il tasso di astensionismo ha raggiunto il record del 69,27% di non votanti.
Addirittura a Saint-Nazaire nella Loira Atlantica dove sorgono i cantieri navali comunemente chiamati dai francesi Chantiers de l’Atlantique l’astensione è arrivata al 71,45%. Un chiaro segnale di come gli operai e gli strati bassi della società francese abbiano espresso la loro opinioni sul valore delle elezioni a tutti quanti, sia a destra che a sinistra, dicendo praticamente che delle chiacchiere parlamentari sia regionali che nazionali non sanno che farsene.
Semmai ce ne fosse ancora bisogno risulta chiaro, per chi ancora blatera di rappresentanza parlamentare, che per gli operai le elezioni servono solo ai caporioni dei vari partiti e partitini per conquistare un posticino nel parlamento o nei vari parlamentini regionali o comunali per fare quattrini.
L’astensionismo che ha spiazzato sia la borghesia che i vari capi dei vari partiti francesi, sembra invece che in Italia non abbia avuto nessun effetto. I vari giornali nostrani hanno affrontato la questione delle elezioni francesi citando a mala pena i risultati dell’astensione. Corriere della Sera “Francia le elezioni regionali sono un flop: riscossa gollista, Le Pen non sfonda. Risultato peggiore delle aspettative per il Rassemblement National, batosta (attesa) per il presidente Macron”.
La Repubblica: “Alle regionali francesi Le Pen fallisce l’exploit. Male il partito di Macron”
Il Manifesto: “Banlieue e giovani, l’astensione inizia qui. Francia, elezioni regionali. A sorpresa premiati i partiti tradizionali, la sinistra ha la speranza di conquistare due Regioni in più oltre la riconferma nella 5 che già governava, portandole via ai Républicains”.
Da destra a sinistra il problema delle elezioni in Francia è relegato alla questione di chi ha vinto o a perso senza minimamente interrogarsi sul’ exploit che ha avuto l’astensione.
Per la verità qualche pseudo intellettuale borghese, tra le righe, comincia ad anticipare un ragionamento sulla rappresentatività elettorale al punto che si spinge a domandarsi, come fa Pietro Romano sul primo turno delle elezioni regionali in Francia: “Si va verso una democrazia senza elettori? L’assenteismo record è senz’altro un aspetto più che rilevante della domenica elettorale. Un dato che pone un problema di legittimità democratica agli eletti e che rischia di acuire la pericolosa dicotomia tra “Paese reale” e “Paese legale” che in Francia in passato ha fatto ben pochi danni. Come battere, allora, la sensazione di inutilità del voto? Per ora l’unica proposta pervenuta è tecnica: permettere il voto digitale”.
Gli operai italiani hanno da imparare dai loro fratelli francesi che hanno dimostrato in più occasioni di difendersi con accanimento contro i padroni ed oggi dimostrano che hanno smesso di credere alle balle della rappresentatività democratica per cambiare le cose, per loro è chiaro che le elezioni sono una squallida pantomima che serve solo alla borghesia per difendere meglio i propri interessi ed alla piccola borghesia per ricavare un posto al sole.
La crisi del sistema di rappresentanza dei borghesi si è manifestato nelle elezioni in Francia con forza. Ma dietro questa crisi della forma di rappresentanza c’è la crisi del rapporto di dominio fra le classi. La classe oppressa delegittima la classe dominante e manifesta così la necessità di rovesciare il rapporto di sudditanza. Il potere degli operai passa anche dalla crisi del parlamentarismo ed elaborerà nuove e più semplici strumenti di rappresentatività. Gli operai in Francia hanno dato un segnale, è necessario non farlo passare sotto silenzio.
D.C.

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