DECRETO SEMPLIFICAZIONI, SUBAPPALTO LIBERO, MORTI OPERAIE SICURE

Proprio in questi giorni ad Anversa gli operai multinazionali pagano con la vita il profitto del subappalto, 5 morti e 9 feriti, una strage. Nello stesso tempo il governo Draghi dà mano libera  al subappalto integrato col consenso di tutti, tanto la pelle la rischiamo noi.
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Proprio in questi giorni ad Anversa gli operai multinazionali pagano con la vita il profitto del subappalto, 5 morti e 9 feriti, una strage. Nello stesso tempo il governo Draghi dà mano libera  al subappalto integrato col consenso di tutti, tanto la pelle la rischiamo noi.


 

Caro Operai Contro, quella che per il governo Draghi doveva essere la “concertazione” tra i vari ministeri nel definire i provvedimenti attuativi del Pnrr, versione italiana del Recovery fund, si è rivelata un fallimento.
Il dicastero dell’Economia cerca di tamponare le falle accentrando le pratiche, ma ormai è tardi per “recuperare il tempo perduto, i cronoprogrammi presentati per sveltire l’enorme arretrato non sono ancora sufficienti”–in poche parole – “verranno soppressi 51 testi con un emendamento al decreto Semplificazioni”, (Sole 24 ore 16 giugno ‘21).
Quanti di questi testi, direttamente o indirettamente riguardano la sicurezza sul lavoro degli operai addetti alle opere del Pnrr? Il vuoto che resterà con la loro abolizione, come verrà riempito dalla “fantasia” dei padroni con soluzioni che ipocritamente vengono definite “liberiste” per non dire criminali?
Considerando che il decreto Semplificazioni consente “l’appalto integrato”, (più avanti nel testo) proroga la limitazione dell’abuso d’ufficio e del danno erariale, quali appetiti scatenerà l’assegnazione dei lavori senza gara d’appalto, mentre chi avrà l’appalto “per grazia ricevuta” potrà subappaltarne fino al 50%?
Legiferano contro gli operai e i poveri, predicano sull’efficientismo e poco ci manca che sguinzaglino i cani per la caccia ai senza lavoro, da loro definiti “fannulloni”, ed ora decidono di sopprimere 51 testi anziché dibatterli, perché non si riesce a “recuperare il tempo perduto”, naufragati pure i tentativi di farlo.
I casi sono due: o l’Ue ha concesso poco tempo, in questo caso sarebbero in ritardo anche gli altri paesi, oppure ci troviamo davanti ad un reale casta di “fannulloni”.
Alla politica di Palazzo, compresa la mosca cocchiera Fratelli D’Italia, non interessa rafforzare le misure antinfortunistiche per impedire che anche il Pnnr diventi un altro cimitero di operai morti sul lavoro.
Bensì interessa che il 15 giugno 2021, per finanziare il Pnrr sia stato varato il debito pubblico comune europeo, attraverso Next Generation EU, l’emissione da parte della Bce dei primi 20 miliardi di euro, di un pacchetto complessivo da 750 miliardi. (Da non confondere col “Debito sovrano”, dal quale ogni paese dell’Ue deve rientrare col proprio debito, in base agli accordi e alle “purghe” stipulati tra Ue, Bce e Fmi, quando Draghi era governatore della Bce).
Senza toccare i profitti accumulati, ora hanno una nuova fonte (debito pubblico comune Ue) dove succhiare denari e moltiplicarli, con lo sfruttamento degli operai che produrrà nuovi profitti attraverso investimenti tradizionali, nuove tecnologie e nuovi macchinari. Una manna che nelle aspettative dei padroni e dei banchieri va ben oltre la durata del Pnrr.
Per realizzare il Pnrr Draghi ha riesumato “l’appalto integrato”, che il quotidiano Domani così riassume: “Il disastro annunciato è nel cosiddetto appalto integrato, presentato come una geniale novità. Funziona così. Si fa un “progetto di fattibilità tecnico-economica”, una specie di disegno preliminare che dice dove deve andare quella ferrovia e con quali caratteristiche. Poi, per fare prima, anziché fare il progetto definitivo e poi quello esecutivo da mettere a bando, si fa la gara d’appalto sul “progetto di fattibilità tecnico-economica”: l’appaltatore farà sia la progettazione sia l’esecuzione. Strano che Draghi non ricordi che l’appalto integrato è stato il caposaldo di Tangentopoli. Nel 1993, subito dopo l’inchiesta Mani Pulite, fu abolito dalla legge Merloni ma nel 1994 fu reintrodotto dal primo governo Berlusconi. Fu anche il caposaldo della Legge obiettivo (sempre Berlusconi, 2002), ed è stato abolito nel 2016 dalla semplificazione degli appalti del governo Renzi. Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio festeggiò la fine della «famigerata figura dell’appalto integrato che tanti guai ha portato». Chi ha esperienza del mercato delle costruzioni sa che è proprio l’appalto integrato che rallenta i cantieri. Lo stato si consegna all’appaltatore che al momento del progetto esecutivo scopre che la struttura geologica della montagna rende più difficile lo scavo della galleria e comincia a chiedere le mitiche varianti che fanno lievitare i costi e, soprattutto, i tempi. Il cantiere rallenta e la stazione appaltante può solo subire”.
Lo stupore di Domani su Draghi, risente dell’alone miracoloso creato intorno alla sua figura dalla politica (e dall’alta finanza) che l’ha spinto e sostenuto fin da quando era governatore della Bce e che oggi sostiene il governo di cui ne è a capo. Dopo la “purga”(Debito sovrano) Draghi come governatore della Bce ha introdotto il Quantitative Easing. Praticamente una misura da “falsario legale” per favorire i banchieri, possibile solo drogando il mercato stampando e mettendo in circolo nuova moneta, aumentando la quantità di quella già in circolazione.
Sia con il Debito sovrano, sia con il Quantitative Easing, e le conseguenti misure varate dai vari governi nazionali, a farne le spese sono stati e sono operai e meno abbienti: salari a 600 euro e un esercito di disoccupati.
Saluti Oxervator

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