KU KLUX KLAN NEL FOGGIANO

Una banda armata ha sparato e ferito degli operai africani che tornavano dal lavoro. Una ritorsione, stanno costituendo la Lega dei Braccianti per difendersi. Se va avanti così l'autodifesa sarà l'unica alternativa
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Una banda armata ha sparato e ferito degli operai africani che tornavano dal lavoro. Una ritorsione, stanno costituendo la Lega dei Braccianti per difendersi. Se va avanti così l’autodifesa sarà l’unica alternativa


 

Per piegare gli schiavi salariati delle campagne foggiane nella lotta per affermare i diritti elementari a migliori condizioni di vita e di lavoro, padroni e loro sicari non esitano a cercare di intimidirli con le armi.
Le campagne foggiane sono un moderno Far West senza legge. Padroni dei campi, loro scherani e delinquenti vari sono pistoleri e fucilieri senza scrupoli. I braccianti, africani per lo più, ma non solo, oltre a essere soggetti ai caporali e sfruttati fino all’osso dai capitalisti agrari, sono i pellirosse (o i bisonti) da sparare, prendere a pistolettate o fucilate, se in qualsiasi modo alzano la testa. E negli ultimi mesi più volte i braccianti africani che lavorano nella pianura foggiana hanno scioperato e manifestato in corteo contro lo schiavismo salariale a cui sono sottoposti dai capitalisti agrari e dai caporali al loro servizio.
Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2021, presso San Severo, un’auto con a bordo tre braccianti africani è stata raggiunta e inseguita da un altro mezzo. Dal quale, in corsa, sconosciuti fucilieri hanno esploso proiettili che hanno infranto il lunotto posteriore dell’auto e ferito gravemente alla testa due dei tre braccianti. Questi, scioccati per l’accaduto, hanno abbandonato l’auto per fuggire a piedi nei campi, fino a raggiungere l’insediamento spontaneo di baracche dove vivono e chiedere aiuto.
È stata la seconda volta, nel giro di 48 ore, che individui armati hanno attaccato e sparato su braccianti africani, ferendone alcuni. Due notti prima una banda di quattro individui armati avevano tentato un furto di gasolio da una cisterna del centro di accoglienza. Questa, almeno, è la versione ufficiale. Ma alcuni braccianti hanno adombrato che fosse una ritorsione per aver reclamato nei campi i loro diritti. I quattro delinquenti, scoperti da alcuni braccianti, prima li avevano minacciati con le armi e poi si erano dati alla fuga. Uno dei quattro, dopo l’allarme, era stato arrestato e identificato, con sequestro di una pistola. Sull’accaduto era intervenuto l’attivista e sindacalista Aboubakar Soumahoro: “Dei malviventi muniti di armi da fuoco hanno attaccato questa notte l’insediamento delle/dei braccianti di Torretta Antonacci nelle campagne foggiane. Uno di loro è stato fermato dagli attivisti della Lega Braccianti e consegnato alle forze dell’ordine. Un atto di una gravità inaudita”.
Due notti dopo l’agguato ai tre braccianti africani in auto, una ritorsione a tutti gli effetti. Dopo l’agguato sempre Soumahoro, a nome degli operai africani dei campi, ha replicato: “Nella notte, un gruppo di individui armati ha nuovamente attaccato e sparato sui braccianti, che rientravano nell’insediamento di Torretta Antonacci, ferendone alcuni. È il secondo raid nel giro di 48 ore. Chiediamo alle autorità competenti di fare piena luce su questi attacchi vergognosi da vigliacchi. Oggi, come Lega Braccianti, abbiamo convocato un’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori perché questi attentati alla vita di uomini e donne non piegheranno e non fermeranno la nostra lotta per i diritti e per la dignità socio-lavorativa di tutte e di tutti. Non c’è consolazione per il dolore e la rabbia provata, ma continueremo a lottare per i nostri compagni feriti questa notte nell’agguato”.
L.R.

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