A CONTI FATTI, CON L’ASSEGNO UNICO, CI RIMETTONO LE FAMIGLIE OPERAIE

Con la scusa di aiutare le famiglie e incentivare la natalità  regalano soldi ad autonomi ed imprenditori e li tolgono a operai e lavoratori dipendenti con redditi bassi
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Con la scusa di aiutare le famiglie e incentivare la natalità regalano soldi ad autonomi ed imprenditori e li tolgono a operai e lavoratori dipendenti con redditi bassi


 

L’assegno unico a primo impatto si prefigura come un’innovazione a sostegno delle famiglie, viene ampliata la platea dei fruitori e l’assegno può essere dato direttamente al beneficiario, ma nei fatti si impone come un’ulteriore erosione del reddito da lavoro dipendente. Tutti i partiti hanno acconsentito alla sua introduzione compatti nell’approvare la misura, inneggiando alla sua uguaglianza e democraticità e, visto che esso è anche rivolto agli autonomi ed incapienti, risolve anche qualche grana che in questo periodo di pandemia si sta profilando. Le continue agitazioni delle partite iva e l’asfissiante richiesta di ristori mettono sotto pressione il ceto politico, tanto operai e dipendenti non creano problemi. L’assegno unico prevede un credito d’imposta o assegno mensile che, a partire da luglio 2021, andrà a tutte le famiglie, compresi incapienti e partite Iva.
L’assegno unico andrà a sostituire tutte le forme di sostegno alla famiglia oggi riconosciute, bonus bebè, il premio alla nascita o all’adozione, il Fondo di sostegno alla natalità, le detrazioni Irpef per i figli a carico, gli assegni per il nucleo familiare. Sarà un assegno mensile a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 18 anni, estendibile fino ai 21 con importi inferiori, con un importo massimo di 250 euro legato all’ISEE.
L’assegno spetterà non più solo ai lavoratori dipendenti, ma a tutti, anche autonomi e incapienti, ma per gli addetti ai lavori, i fondi per la copertura di questo provvedimento sono pochi. La maggior parte vengono dall’eliminazione di tutti i sostegni precedenti alle famiglie, si aggiungono SOLO tre miliardi per il 2021 e sei miliardi l’anno dal 2022.
Autonomi e incapienti ne verranno beneficiati, ma le stime già prevedono che circa il 30% tra i dipendenti ci andranno a perdere.
I danni maggiori si avranno con la limitazione dell’assegno unico ai figli oltre i 18 anni e l’esclusione per quelli oltre i 21. Avranno meno soldi sia le famiglie particolarmente numerose, in quanto la scala di equivalenza dell’ISEE dal quarto figlio attribuisce valori in proporzione inferiori, sia le coppie di fatto che oggi possono computare il solo reddito del richiedente mentre passando all’ISEE dovrebbero considerare i redditi di entrambi i genitori. Certo ci perdono anche i lavoratori dipendenti con redditi più alti, ma quanti sono? D’altra parte un reddito lordo da trentamila euro è già considerato “alto”.
Questo provvedimento colpisce in modo diretto i redditi da lavoro dipendente. E una buona parte sono operai.
Chi ne troverà particolare giovamento sono gli autonomi a cui spetterà il massimo contributo, visto che l’assegno unico è in funzione del reddito e i lavoratori autonomi, praticamente anche i padroni, sono quelli che dichiarano i redditi più bassi in Italia. Ricordiamo che i lavoratori dipendenti pagano più tasse complessivamente degli imprenditori. L’Irpef su dipendenti e pensionati è intorno al 90% dell’Irpef totale che va allo Stato. Un lavoratore dipendente paga più tasse del suo padrone perché risulta, per il reddito dichiarato, più ricco.
Con l’assegno unico si agevola ancora di più la classe che è il puntello dello Stato dei padroni a livello elettorale e si impoveriscono ancora di più operai e lavoratori dipendenti a reddito basso.
S. C.

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