UN PENSIERO OPERAIO SULLA SITUAZIONE DI MELFI

La mannaia di Tavares ha già cominciato a lavorare a Melfi. Con l’obiettivo di ridurre i costi ha già licenziato gli operai delle ditte di pulizia. Non sono operai di serie B. Sottobanco sta già ridimensionando le linee, dopo le imprese toccherà a noi di Stellantis.
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La mannaia di Tavares ha già cominciato a lavorare a Melfi. Con l’obiettivo di ridurre i costi ha già licenziato gli operai delle ditte di pulizia. Non sono operai di serie B. Sottobanco sta già ridimensionando le linee, dopo le imprese toccherà a noi di Stellantis.

Il signor Tavares l’immaginiamo con la sua cerchia ristretta di amici vantarsi della sua prima venuta a Melfi. L’immaginiamo quando dice ai suoi stretti collaboratori che è bastata la sua visita a Melfi per recuperare migliaia e migliaia di euro in pochi minuti, gli è bastato decidere di tagliare il servizio di pulizia. Tavares è bravo nel suo lavoro. Un ottimo agente del padrone. Un uomo considerato da alcuni chiaro, diretto, gentile. Saremo anche noi chiari e diretti, ovviamente meno gentili. Ci immedesimiamo con gli operai delle pulizie fatti fuori dalla fabbrica e che non hanno più un salario. A pensare, signor Tavares, che pochi giorni prima che questi operai venissero buttati fuori dalla fabbrica, dicesti che i salari degli operai italiani erano nettamente inferiori di quelli di altri operai, di quelli francesi, ma con il tuo arrivo a Melfi gli operai delle pulizie sono stati buttati fuori dalla fabbrica, non gli hai garantito nemmeno la miseria che prendevano.

Tavares ha buttato l’amo, ha dichiarato che gli operai italiani prendono meno di quelli francesi per far abboccare i sindacalisti, ma ha aggiunto che vuol ridurre i costi. Non ha mica promesso che vuol aumentare i salari, ha solo anticipato che inizierà a tagliare i posti di lavoro nei servizi di stabilimento. E l’ammucchiata sindacale? È rimasta a bocca aperta.

A noi operai di Melfi non ci prendi in giro, né tu, né il nostro nuovo padrone che rappresenti, come non ci prendono in giro tutta quella pletora di sindacalisti venduti che non sanno fare altro che produrre quintali di comunicati stampa e volantini che non servono a nulla se non a prendere in giro gli operai che hanno meno coscienza. Non ci prendono in giro nemmeno i sindacalisti a cerca di tessere che possono anche arrivare a sbattere i pugni sui tavoli e alzare la voce, ma poi non combinano nulla, non organizzano niente, nemmeno la resistenza degli operai colpiti dai licenziamenti, limitandosi ad accompagnarli per mano fuori dalle fabbriche e ad accedere alla miseria degli ammortizzatori sociali a scadenza.

Non si era mai vista una mobilitazione di sindacalisti, politici, sindaci così vasta per far avere al padrone finanziamenti ed agevolazioni di ogni tipo. Mentre gli azionisti si dividevano miliardi gli operai tiravano la cinghia in cassa integrazione. Secondo le loro regole non dovrebbero essere gli azionisti a coprire i costi? E chi coprirà i costi di mantenimento degli operai costretti a casa a salario ridotto? A nessuno viene in mente di chiedere un’integrazione alla cassa.

È sotto gli occhi di tutti, nei giorni scorsi a Melfi i sindacalisti invece di iniziare ad organizzare alla lotta gli operai dell’indotto con quelli dello stabilimento centrale, si sono spostati da un tavolo ad un altro, senza concludere niente. Insieme agli amici politicanti in diverse iniziative fatte di tante chiacchiere e con diversi atti formali hanno chiesto che si faccia pressione sul governo regionale e su quello nazionale affinché si diano altri aiuti al nuovo padrone Stellantis, con l’illusione che venga scongiurata una probabile riduzione dei posti di lavoro nell’area industriale di Melfi. Finirà come sempre che i finanziamenti andranno nelle tasche degli azionisti e i tagli ci saranno lo stesso. Chiedono che il padrone possa avere una riduzione importante sui costi di determinati servizi, riduzioni di tasse e altri soldi da mettere in tasca. Come se non bastassero tutti i soldi già dati, e quelli che guadagnano con il nostro sudore sulle linee. Intanto, proprio mentre sindacalisti e azienda ci prendevano in giro col tavolo di Torino, gli azionisti Stellantis si spartivano un miliardo di euro di dividendi.

Al tavolo del 15 aprile a Torino quelli che dicono di rappresentarci hanno già tracciato la linea che seguiranno: non combattere i tagli ma essere coinvolti nella loro gestione; nel riconoscimento che la situazione di mercato è grave aprono la porta alla cassa a tappeto; accettando di discutere il piano con cadenze mensili fanno finta di non sapere che l’azione di ridimensionamento in fabbrica è già iniziata. La direzione aziendale ha un obiettivo: ridurre la produzione aumentare la produttività.

I sindacalisti e i politici, al di là di quello che dichiarano, sono disposti ad accettare di tutto se questo servirà a non far perdere loro i privilegi acquisiti. L’importante – hanno detto – è coinvolgerli. Sono disposti a collaborare con il padrone, ovviamente questo servirà per farci ingoiare e digerire altre porcherie. Sono tutti impegnati a dimostrare il loro affiatamento per favorire gli interessi del padrone. Ce ne fosse stato uno che si fosse sollevato e avesse detto che agli operai (mentre si vogliono dare altri soldi al padrone) li si tiene in uno stato sempre più precario su tutti i fronti! Niente, zero assoluto.

La grande ammucchiata sindacale è solo la prova che la situazione è grave ed hanno bisogno anche della FIOM per tenere sotto controllo la reazione operaia che si aspettano nei prossimi mesi.

Sono riusciti e senza tante difficoltà a coinvolgere anche la Fiom che per i primi passi sembrava non li seguisse. In prospettiva di una ristrutturazione che possa portare a un peggioramento delle condizioni degli operai e una quasi certa riduzione degli operai fabbrica per fabbrica, serve il coinvolgimento anche della Fiom. Tanti operai hanno già capito, non è detto che i giochetti della burocrazia sindacale funzioneranno, sono gli operai che dovranno farsi sentire e scendere in lotta.

È necessario che gli operai che si ritrovano su questi giudizi facciano un passo avanti, per trasformare questo modo di vedere le cose in forza che conta, che conta nei confronti del padrone e dei sindacalisti inadeguati. Se è vero che l’unione fa la forza ora è il momento di collegare gli operai che hanno capito qual è la posta in gioco. Resistere è, per ora, il nostro vaccino.

Il Partito Operaio

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