LA FARSA DELLE VACCINAZIONI IN FABBRICA

L’accordo è fatto, ma è fumo negli occhi, c’è la disponibilità ad organizzare la vaccinazione nei luoghi di lavoro. Chi? Quando? Non si sa. Intanto gli untori di Confindustria salvano la faccia.
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L’accordo è fatto, ma è fumo negli occhi, c’è la disponibilità ad organizzare la vaccinazione nei luoghi di lavoro. Chi? Quando? Non si sa. Intanto gli untori di Confindustria salvano la faccia.


 

Caro Operai Contro, Confindustria ottiene un accordo per vaccinare operai e lavoratori nei posti di lavoro. Le fabbriche che aderiscono all’accordo, potranno diventare centri vaccinali anche per i non dipendenti.
Non è la salute degli operai che ha spinto i padroni a firmare questa intesa, ma il pieno utilizzo della forza lavoro e la sua totale funzionalità, mettendola al riparo da contagi e quarantene che potrebbero intralciare la produttività a pieni ritmi, proprio ora che le sirene del rilancio produttivo, annunciano vicina l’uscita dal tunnel covid.
Le ultime proiezione dicono che si sta abbassando sensibilmente l’età nella curva dei contagi e dei decessi, le varianti del virus sono sempre in agguato, perciò meglio non rischiare e puntare su una forza lavoro vaccinata da sfruttare al 100%, che non crei intoppi nel ciclo produttivo, assentandosi per accertamenti, tamponi ripetuti, malattie e quarantene.
A distanza di un mese dall’accordo con regione Lombardia, Confindustria firma anche col governo, e stavolta ci sono anche i sindacati confederali, un accordo a livello nazionale con il quale: “Si potranno organizzare le vaccinazioni direttamente nel luogo di lavoro da parte di datori di lavoro che, anche in forma aggregata (per le aziende non iscritte a Confindustria ndr), potranno chiedere il supporto delle associazioni di categoria. In alternativa si potrà ricorrere a strutture sanitarie private attraverso convenzioni, o alle strutture territoriali dell’Inail” (cit. Sole 24 ore del 7 aprile, come le altre nel testo).
Se e quando succederà, o se anche questa sia una bufala, lo si vedrà dalla “campagna vaccinale in azienda, che partirà quando arriveranno le nuove dosi di vaccini. È stabilito un quadro di principi comuni a livello nazionale: le adesioni dei lavoratori avvengono su base volontaria”.
I massimi strateghi preposti alla campagna di vaccinazione, sono tutti in fila ad aspettare “quando arriveranno le nuovi dosi di vaccini”. Ma è anche una scusa per sollevare fumo, sulla strage provocata da una gestione criminale dei vaccini, tanto che lo stesso Draghi l’8 aprile ha sbottato in conferenza stampa: “basta vaccinare chi ha meno di 60 anni”. L’avrà detto per pararsi il culo, ma l’ha detto.
Un mese fa a puro scopo propagandistico, per sviare l’attenzione sul fallimento delle vaccinazioni, il presidente della regione Lombardia, Fontana, ignorando totalmente sindacati grandi e piccoli, firmava con Confindustria un accordo per vaccinare operai e lavoratori nelle fabbriche e nei posti di lavoro.
Fu un grande successo nella tradizione della Sanità lombarda, ovvero un altro clamoroso fallimento. A un mese da quell’accordo, in Lombardia nessun operaio è stato vaccinato, mentre senza tanta propaganda altre categorie sociali come nel resto d’Italia, vengono vaccinati a prescindere dall’età! Alla faccia dei fragili e degli anziani che a centinaia muoiono perché non vaccinati, con grande sollievo per le casse dell’Inps e della Sanità pubblica.
A fine marzo l’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), ha calcolato che in Italia i morti evitati con le vaccinazioni potevano essere 8.900 invece delle 2.500. Si potevano evitare 6.400 morti in più da metà gennaio a metà marzo, se la precedenza nelle vaccinazioni fosse andata agli anziani. Questo vuol dire che in 2 mesi si sarebbero evitati 106 anziani morti ogni giorno se governo e regioni nei vaccini non avessero dato la precedenza a ordini professionali, corpi armati dello Stato, aristocrazie sociali e saltafila.
Ma chi paga per le vaccinazioni agli operai?
I costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi i costi per la somministrazione, sono interamente a carico del datore di lavoro, mentre la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite è a carico dei servizi sanitari regionali territorialmente competenti”.
Con o senza l’accordo stipulato tra Confindustria, governo e sindacato confederale, gli operai come categoria fra le più veramente a rischio, hanno tutte le buone ragioni per essere vaccinati. Ovviamente rispettando le classi di età, perché a differenza degli strati sociali parassiti, non vogliono anziani morti sulla coscienza, tantomeno se si tratta di operai in pensione.
Saluti Oxervator.

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