PIACENZA, IN LIBERTÀ I SINDACALISTI DEL SI COBAS, REVOCATI GLI ARRESTI DOMICILIARI

Il tribunale del riesame di Bologna ha fatto i suoi calcoli, non conveniva più tenere agli arresti domiciliari gli esponenti di punta del SI cobas, non conveniva accanirsi contro gli operai che avevano condotto le lotte nella logistica.
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Il tribunale del riesame di Bologna ha fatto i suoi calcoli, non conveniva più tenere agli arresti domiciliari gli esponenti di punta del SI cobas, non conveniva accanirsi contro gli operai che avevano condotto le lotte nella logistica. Il prezzo che la magistratura ha pagato per l’azione di repressione degli inizi di marzo era già troppo alto, non solo la solidarietà operaia da ogni parte del paese, la numerosa manifestazione il sabato successivo a Piacenza, la generalizzazione dei metodi di lotta con blocchi e scioperi duri, che nella denuncia della repressione, hanno conquistato una visibilità nuova. Pensavano di colpire operai isolati e spaventarli hanno sollevato una reazione opposta: solidarietà e maggior forza. Il tribunale del riesame ha liberato i compagni ed alleggerito le misure non perché ha riconosciuto di dover correggere un atto spropositato, non ci illudiamo sulle diverse anime della magistratura è solo un problema di convenienza, hanno solo capito o gli avvocati della difesa glielo hanno ben illustrato, che le perquisizioni, le denunce, le restrizioni sui permessi di soggiorno, il carcere, non avevano avuto altro effetto che dimostrare che la magistratura non era al di sopra delle parti ma agiva apertamente per punire gli operai che avevano condotto la lotta e il sindacato che l’ aveva organizzata. La magistratura agiva chiaramente nell’interesse diretto dei padroni della logistica. Il tribunale del riesame ha tentato di correggere il tiro, ha liberato dalla carcerazione domiciliare i sindacalisti più attivi, ha alleggerito le misure restrittive sugli operai immigrati, ma naturalmente ha lasciato intatte tutte le denunce e i reati contestati , tutto l’impianto accusatorio e sanzionatorio previsto dal decreto Salvini. Rivisitato, ma non abolito sul versante che riguarda le lotte operaie. La mobilitazione è solo agli inizi ed è necessario che coinvolga tutti gli operai, anche quelli che credono di stare al sicuro con le loro manifestazioni-processioni, nel momento in cui per difendersi avranno bisogno di ben altri mezzi e metodi la magistratura con le norme del decreto Salvini saprà dimostrare da che parte sta.


 

Qui di seguito alcuni stralci da siti e giornali online sulla vicenda:

Da liberta.it 27/3/2021
Pugno alzato, bandiere rosse e fumogeni. Almeno in 150 si sono ritrovati nel primo pomeriggio di oggi ai giardini Margherita, in città, per  a festeggiare la revoca delle misure cautelari per i leader del sindacato Si Cobas, Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini, fino a ieri agli arresti domiciliari per i tafferugli alla Fedex-Tnt dello scorso 1 febbraio.
A Piacenza sono arrivati manifestanti anche da Lodi, Milano, Bologna, Brescia e Mantova. Il primo a prendere la parola è stato proprio Arafat, che ha ribadito la propria estraneità alle accuse, tra cui violenza privata, resistenza in concorso e manifestazione non autorizzata.
“Ci hanno voluto colpire perché pensavano fossimo la testa della classe operaia, ma voi in queste settimane avete dimostrato che la testa siete voi lavoratori che lottate tutti i giorni per ottenere i diritti. Ci dicono che siamo un sindacato pericoloso e non moderato, a differenza dei confederali. Ebbene noi non possiamo essere come loro. Perché siamo dalla parte dei lavoratori, non dei datori di lavoro”.

Da ilpiacenzia.it del 26/3/2021
LA REVOCA DELLE MISURE – Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini sono liberi, o meglio, il tribunale del Riesame di Bologna ha accolto le richieste dei loro legali Eugenio Losco e Mauro Straini e ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari, rimangono pertanto indagati a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Circa gli altri cinque egiziani che avevano il divieto di dimora nel Piacentino: per due il giudice ha sostituito la misura con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (obbligo di firma), per altri due ha revocato il divieto di dimora, mentre un quinto ha preferito non fare ricorso per motivi personali.
Solo qualche giorno fa il gip di Piacenza Fiammetta Modica (le indagini erano state coordinate dal pm Matteo Centini) aveva respinto le richieste di revoca avanzate. «Abbiamo sollevato al tribunale della Libertà problematiche di carattere tecnico e il giudice ha accolto i nostri rilievi e la nostra ricostruzione», ha detto l’avvocato Losco. Il pm titolare delle indagini potrebbe ora fare ricorso contro la decisione del tribunale bolognese. Immediata la reazione del sindacato Si Cobas che ha accolto Arafat e Pallavicini alla loro sede di via Colombo dove Arafat ha parlato ai compagni in diretta Facebook: «Accuse false e strumentalizzate. I nostri arresti servono solo ai padroni che vogliono sottomettere i lavoratori». Nel frattempo il magazzino Tnt-FedEx di Piacenza è stato svuotato e la merce dirottata altrove. 
SCONTRI ALLA TNT – In tutto erano state indagate 29 persone per sette misure cautelari (2 arresti domiciliari, 5 divieti di dimora), gli altri 22 sono indagati a piede libero. Tutti sono accusati a vario titolo e in concorso di  reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravata, violenza privata e occupazione di suolo pubblico. Per la violazione del coprifuoco quella sera (1 febbraio) previsto dalla normativa sono state comminate multe per un totale di 13mila e 200 euro, oltre a l’applicazione di quattro misure di prevenzione dell’avviso orale e cinque avvii di procedimento per altrettante revoche del permesso di soggiorno. 

Da liberta.it del 26/3/2021
Al grido di “Arafat libero e Carlo libero”, alcune centinaia di lavoratori hanno risposto all’appello dei Si Cobas a partecipare alla manifestazione organizzata nel parcheggio di Amazon di Castel San Giovanni oggi, 26 marzo, per solidarizzare con i rappresentanti sindacali e i lavoratori sottoposti a misure cautelari. Imponente lo schieramento di forze dell’ordine. “Non ci fermeremo finché i nostri compagni non saranno liberi” – hanno spiegato gli organizzatori. I manifestanti hanno rivendicato anche “dignità del lavoro e condizioni migliori per i dipendenti della logistica. Non siamo robot, queste multinazionali guadagnano calpestando i nostri diritti”.

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