IL CORAGGIO DI FARE I CONTI CON L’OPPORTUNISMO OPERAIO

Dalla Stellantis di Melfi un ragionamento sulle questioni più scottanti, sui meccanismi che tengono gli operai prigionieri dei sindacalisti collaborazionisti e sottomessi alle scelte padronali e le strade per rompere questa situazione.
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Dalla Stellantis di Melfi un ragionamento sulle questioni più scottanti, sui meccanismi che tengono gli operai prigionieri dei sindacalisti collaborazionisti e sottomessi alle scelte padronali e le strade per rompere questa situazione.


Le menate sui costi di produzione

Sembra che a Tavares, in occasione della sua recente visita allo stabilimento di Melfi, non sia piaciuto che esistono le aree di preparazione nello stabilimento, aree nelle quali sono presenti centinaia di operai con ridotte capacità lavorative. Si tratta di operai consumati dai ritmi e carichi di lavoro imposti dal 1994 ad oggi. Tavares non sa che a chi non piace questa situazione è proprio agli operai che non vorrebbero avere problemi di salute e che vorrebbero stare bene e ancora in forma come probabilmente sta lui, che sicuramente non ha mai faticato su una linea di montaggio. Tavares non ha mai lavorato e non sa che in queste aree di preparazione si lavora lo stesso e ci si deve muovere e menare le mani per preparare i pezzi che poi serviranno sulla linea di montaggio. Non ci sono posti per invalidi a Melfi per chi è collegato alla linea di montaggio. Ovviamente nello stabilimento ci sono anche quelli che pur non essendo consumati, hanno trovato la soluzione di allontanarsi dalla linea di montaggio. Esattamente come i lavoratori raccomandati dal sindacalista di turno e da quello che conta che sta fuori dalla fabbrica che fanno lavori più leggeri, a fare su e giù, a riempire carte di inchiostro come stessero in qualsiasi ufficio. Il padrone lo sa bene, lui è l’organizzatore del lavoro. Vuol dire che gli conviene così. Sono inutili le menate che la colpa delle cose che non vanno è perché c’è chi non lavora. Che sono alti i costi di produzione. Gli operai non sono un costo, gli operai producono e in cambio di quello che producono gli si dà una piccola parte.

La deportazione verso il montaggio

Il costo alto per gli operai è quello di mantenere il padrone e tutti quelli che come lui stanno sulle spalle degli stessi operai. E’ inutile che vi lamentate, il grasso che cola è tutto vostro, a noi ci sfruttate solo sempre di più, al montaggio i ritmi sono quelli che sono e procurano nel tempo un sacco di problemi di salute e lo sanno anche i pilastri lì dentro. E’ noto a tutti che si dovrebbero ridurre i ritmi e i carichi di lavoro, che si dovrebbe intervenire per evitare altri danni a uomini e donne consumati in fretta sulla linea di montaggio, ma invece di fare questo, di nuovo come in passato in questi giorni si è a caccia negli altri reparti di operai sani per portarli al macello nel reparto del montaggio. Questo sta succedendo a Melfi dopo la visita di Tavares, e la Rsa. invece di organizzare gli operai e protestare, cosa fa? Si chiama il REPO di turno e gli si raccomanda di non trasferire il proprio iscritto. Non sanno fare altro che questo. Non l’organizzazione della protesta collettiva bensì lo scambio, se è possibile, di piaceri. Le parrocchie sindacali e la loro burocrazia non sono da meno, quello che sanno fare è solo incassare le tessere e farsi la guerra interna per poter mantenere i posti privilegiati nel sindacato, magari sognando anche la possibilità di avere un ruolo come politicanti fra i tanti burattini che affollano i partiti che certamente non rappresentano noi operai.

E’ diventato un lavoro a chiamata

Adesso si preparano alle nuove elezioni interne della rappresentanza sindacale aziendale. Appunto rappresentanza aziendale, tanto che le stesse comunicazioni non vengono più date come una volta dal padrone, ma tramite i rappresentanti sindacali aziendali che non contano più nulla se non a portare ordini del padrone anche tramite messaggini. L’usura della pelle degli operai al montaggio rallenta solo grazie ai periodi di cassa integrazione e solo per questo la cassa integrazione è sopportata, malgrado i quattro soldi che si prendono e con cui bisogna fare i conti. Lì dentro è sempre la stessa storia, la stessa porcheria, i sindacalisti sono proprio dei venduti, non cambieranno mai, un mese fa applaudivano per lo sposalizio di Peugeot e Fca, adesso, passata la festa di inaugurazione, dopo aver stappato la bottiglia di spumante, si lamentano. Il padrone ha sbaraccato i tavoli e non li chiama più a sedersi insieme. Loro vogliono continuare a stare seduti al tavolo ma il padrone ha detto che adesso devono accontentarsi degli incontri virtuali del venerdì con i quali sapranno cosa dire agli operai e se gli operai lavoreranno la settimana successiva. E’ diventato un lavoro a chiamata, ci manca solo che il padrone chiama giorno per giorno, come stanno facendo già adesso tanti padroni con gli operai con contratto interinale. La luce in fondo al tunnel che dicevano si intravedesse non si vede affatto.

Il teatrino a Melfi

Si deve fare i conti con il virus e le sue varianti, l’incapacità del sistema che pensa ai profitti e non è capace di garantire il vaccino a tutti in tempi brevissimi, le auto non si vendono, i politici regionali tirati per la giacca che fanno quadrato insieme ai sindacalisti hanno detto che sono pronti a fare la loro parte per favorire Stellantis. Ovviamente vogliono regalare altri nostri soldi al padrone, basta che continuino anche loro a fare la bella vita a 12 mila euro al mese. Questo è il teatrino a Melfi.

Dagli usa l’attacco alla giornata di 8 ore e 40 ore settimanali

Nel frattempo si hanno notizie che in Usa il nuovo padrone Stellantis ha imposto con la complicità del sindacato di introdurre una nuova turnazione, adesso per la sola manutenzione, poi non si sa, che prevede di lavorare sette giorni su sette su turni di 12 ore al giorno. Una settimana di lavoro, una settimana a casa. In verità nell’arco di un intero anno oltre a lavorare sette giorni su sette compreso sabato e domenica aumenteranno anche una cinquantina di giorni di lavoro. Lo straordinario eliminato. Dopo tante lotte per conquistare le otto ore al giorno, poi le 40 ore settimanali, si asfaltano anche le poche cose conquistate. Di questo passo ci mancherà solo la frusta per colpire sulla schiena gli schiavi. La catena al piede per 12 ore è già stata fissata.

Se tutti dicessero ciò che vedono

I dirigenti sindacali che non vivono le condizioni degli operai si corrompono, non c’è niente da fare, l’ha ammesso anche il padrone. Il padrone ha confessato di aver pagato i sindacalisti in USA, doni e soldi finanche il mutuo per la casa dei sindacalisti, cene, viaggi e acquisti personali. In questo paese di sicuro è uguale, basterebbe che tutti parlassero e dicessero quello che sanno e verrebbe fuori la stessa porcheria che è venuta fuori in USA. Ma nessuno dice niente e le cose vanno per come le vediamo. Alle nuove generazioni si lascia il peggio di quello che non si avrebbe mai voluto.

I conti con l’opportunismo operaio

Purtroppo bisogna dircela tutta, bisogna fare i conti anche con l’opportunismo operaio, si tenta anche in fabbrica da parte degli operai, di farsi ognuno gli affari propri, cercando di sfuggire allo sfruttamento del padrone in modo individuale, ci si assoggetta al sindacalista venduto al padrone per una postazione più leggera, per un giorno di direttivo sindacale al mese, ma nello stesso tempo forse non si capisce che si favoriscono così gli elementi che sostengono l’andamento di un sistema che schiaccia sempre di più gli operai.

I primi a lavorare gli ultimi a vaccinare

In fabbrica ad ogni nuovo caso di positività al Covid si chiede il tampone, ai contatti stretti, mentre questo sistema ha scelto di non fare i vaccini agli operai ma soltanto agli elementi di altre classi. Il sindacato non dice nulla. I partiti, nessuno dei quali ci rappresenta, fanno altrettanto. I padroni dicono che vogliono mettere a disposizione le fabbriche per la vaccinazione ma in verità pensano solo alla produzione e al profitto. E’ così chiaro: quando si è trattato di salvare la pelle ci hanno messi in fondo, per ultimi, mentre quando dobbiamo sgobbare per loro dobbiamo muoverci per primi. Gli operai dovrebbero prendere coscienza che è arrivata l’ora. E’ ora di organizzarsi in proprio, nessuno ci rappresenta, con questo andazzo sarà sempre peggio. La soluzione? Unirsi come classe sotto uno stesso partito. Il Partito Operaio.
Crocco, operaio di Melfi

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