LE VARIANTI COVID NON SI FERMANO DAVANTI AI CANCELLI DELLE FABBRICHE

Il covid nelle fabbriche viaggia ora sulle varianti, più aggressive e più veloci nella trasmissione. Bisogna ridiscutere le misure di sicurezza che già facevano acqua con il covid “normale”.
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Il covid nelle fabbriche viaggia ora sulle varianti, più aggressive e più veloci nella trasmissione. Bisogna ridiscutere le misure di sicurezza che già facevano acqua con il covid “normale”.


 

Tutte le misure di sicurezza per la prevenzione del Covid, tutti i protocolli firmati tra governo aziende e sindacato quasi un anno fa, esattamente il 24 aprile 2020, come abbiamo già allora denunciato, non hanno impedito il diffondersi del contagio nei luoghi di lavoro.
La pandemia ha continuato ad imperversare e, con le varie mutazioni che il virus sta producendo, stanno aumentando pericolosamente i contagi tra gli operai delle fabbriche, tra gli operai dei macelli e tra quelli degli hub. Con il rischio di assumere proporzioni di gran unga superiori alla prima ondata di contagi.
“La prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livello di protezione…” questa è una delle condizioni riportate e approvate dal sindacato nel documento sottoscritto tra governo padroni e sindacati. Una condizione che nella realtà non si è mai realizzata. Tutte le normative inerenti alla profilassi per la prevenzione della pandemia sono andate a farsi friggere, i padroni, come al solito, piuttosto di applicare le elementari norme di prevenzione, che avrebbero potuto produrre un rallentamento della produzione, hanno tirato diritto per i loro interessi. Ma quando la pandemia ha raggiunto, nei contagi, dimensioni drammatiche, non garantendo più un livello di produzione adeguato al loro profitto, hanno preferito utilizzare la cassa integrazione buttando in mezzo alla strada con un salario ridotto migliaia di operai.
Lo stesso segretario della Fiom del Piemonte, Giorgio Airaudo, di fronte all’esplodere dei contagi non ha potuto, suo malgrado, constatare che la situazione nelle fabbriche metalmeccaniche piemontesi è al limite di guardia.
Un indagine empirica della Fiom Piemonte afferma che: “su 167 aziende monitorate in quasi la metà (79), ci sono lavoratori contagiati e/o in quarantena fiduciaria e solo in 66 ci sono protocolli per la sicurezza definiti con Rsu e Rls”
Oltretutto la nota mette in luce il fatto che gli operai in quarantena debbano pagarsi, con i propri istituti contrattuali, ferie, par (le vecchie riduzione di orario) e permessi non retribuiti i giorni persi per contrastare il contagio.
La tattica utilizzata dagli operai per rispondere al padrone è quella, quando ci riescono, di organizzarsi rispondendo con scioperi per ottenere un minimo di garanzie precauzionali contro la pandemia. Il più delle volte, visto l’abbandono a cui le Rsu ed il sindacato li hanno condannati, agiscono individualmente ricorrendo alla malattia per sopravvivere.
Questo fino ad ora, quando la pandemia si “presentava” con un andamento “normale”. Oggi, con le variazioni mutanti che il virus sta assumendo, molto ma molto più contagiose e molto più mortali (una relazione del New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group, indica una mortalità superiore dal 30% al 70 % della mutazione inglese del virus), la situazione nelle fabbriche potrebbe diventare spaventosa.
Nel giugno del 2020 nel mattatoio Tonnies (Nord Reno Westfalia) il focolaio propagatosi nel giro di 4 giorni aveva colpito 1300 operai facendo schizzare l’indice di contagio a 2,88. Questo senza che la mutazione avesse ancora modificato il virus. Figuriamoci ora cosa accadrà nelle fabbriche, dove gli operai stanno tutto il giorno a contatto stretto gli uni con gli altri, con queste pericolosissime mutazioni del virus che ha raddoppiato se non triplicato gli indici di contagio.
D.C.

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