DAL PIANO PRIMULA, ALL’ESERCITO. CON QUESTI RITMI SEI ANNI PER VACCINARE TUTTI

Dal vaccino sotto lo stand a forma di fiore, al promesso intervento dell’esercito la vaccinazione di massa non decolla. Anche questa volta la borghesia italiana non si smentisce, sono dei borghesi da operetta anche in piena pandemia.
Condividi:

Dal vaccino sotto lo stand a forma di fiore, al promesso intervento dell’esercito la vaccinazione di massa non decolla. Anche questa volta la borghesia italiana non si smentisce, sono dei borghesi da operetta anche in piena pandemia.


 

Caro Operai Contro, presentando i punti del suo programma di governo per ottenere la fiducia in parlamento, Draghi ha promesso mari e monti per la riforma della Sanità prossima ventura.
Per la pandemia ha detto che:“ il principale dovere a cui siamo chiamati , tutti, io per primo come presidente del Consiglio, è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini”.
Una frase molto generica senza dire come il suo governo, intende uscire dalle sabbie mobili delle vaccinazioni che proseguono a passo di lumaca, rispetto la quotidiana strage della pandemia e l’incombente sequenza delle varianti del virus, che potrebbero rendere necessarie modifiche ai vaccini stessi, altrimenti inefficaci.
Passerebbe dell’altro tempo e comunque ne sta già passando troppo, con effetti devastanti per la facilità con cui le varianti contagiano e uccidono: 300-400 morti al giorno solo in Italia.
Dice Draghi che utilizzerà l’esercito, la protezione civile e strutture già adibite alla vaccinazione. Niente di nuovo, la differenza con il governo Conte bis, consiste nell’abbandono del piano “Primula”. Un piano da 500 milioni di euro basato su tecnostrutture rimovibili (fino a un massimo di 1.200 sul territorio nazionale) a forma di gigantesche primule, che nella 3a e 4a fase della campagna vaccinale, avrebbero dovuto fornire le basi logistiche, complementari alle strutture esistenti già adibite alle vaccinazioni.
Con una torta di 500 milioni di euro da spartirsi, il piano “Primula” rappresentava una risposta allegorica al reale problema delle vaccinazioni. Il piano si era già arenato da solo prima che Draghi lo abbandonasse. La sua realizzazione prevedeva una serie di passaggi locali e regionali di difficile combinazioni, per gli interessi che ogni parte politica in campo voleva realizzare con un occhio ai 500 milioni.
A livello nazionale a scopo non meno propagandistico di “Primula”, in molti casi si vedono le vaccinazioni sponsorizzate al suono della fanfara, con le piume al vento dei bersaglieri, o delle penne nel cappello degli alpini. La logistica con i gazebo a forma di “Primula” rientrava in queste iniziative, con però il piglio (oltre i 500 milioni) dell’ufficialità perché voluta dal commissario Arcuri, che si era affidato all’architetto Boeri, il quale ha donato gratuitamente il suo progetto.
Un’ operazione sfacciatamente propagandistica per coprire la mancanza di una reale programmazione della campagna vaccinale. Questo è l’aspetto scandaloso al di là delle critiche a Boeri per i limiti architettonici del progetto e per il suo protagonismo “engagé” impegnato, o le critiche ad Arcuri dalle forze che erano all’opposizione del governo Conte bis.

Ciò che finora è venuto in luce è l’incapacità ad una razionale organizzazione delle vaccinazioni, perché gli attori in campo sono prigionieri di interessi e mafie locali. Anche questa volta la borghesia italiana non si smentisce, sono dei borghesi da operetta anche in piena pandemia.
Adesso, preso dall’Olimpo della grande finanza mondiale, c’è Draghi a capo del governo. Lui a differenza di Conte “che non veniva dalla politica”, dopo le belle parole sulla sanità futura, non dice se intende procedere al superamento degli ostacoli per la produzione su scala industriale di vaccini in Italia, tra quelli coperti da brevetto, o quelli senza brevetto, come quello cubano.
Se si vuole vaccinare in poco tempo la massa di persone per raggiungere almeno l’immunità di gregge, Draghi dovrebbe investire i quattrini necessari per produrre in Italia vaccini su scala industriale. Così darebbe anche concretezza, a ciò che sulla pandemia ha genericamente dichiarato in Senato.
Ma in un sistema dove comandano mercato e profitto Draghi farà solo le scelte necessarie dettate dai produttori esteri e nazionali per garantire questi presupposti. Con qualche piccola modifica continuerà l’andazzo attuale lasciando la vaccinazione di massa, in balia dei pochi vaccini che i vari produttori di tanto in tanto, inviano sulla base dei rapporti di forza fra i governi. Ma la maggior parte delle popolazioni in ogni paese non può aspettare.
Tanto, come è ormai appurato, viene sempre più in superficie il commercio sottobanco dei vaccini, il loro uso per vie traverse in modo da mettere al sicuro governanti, ricchi e benestanti, che possono permettersi cure monoclonali o procurarsi vaccini per strade dirette.
La verità è una sola: senza un numero adeguato di vaccini a disposizione, una seria programmazione di vaccinazione è una presa in giro. Col ritmo attuale delle vaccinazione, secondo lo scienziato e farmacologo Silvio Garattini, in Italia ci vorranno 6 anni (sei) per ultimare le vaccinazioni. Nel frattempo la pandemia farà tabula rasa a cominciare dai vecchi e anziani “improduttivi”.
Saluti Oxervator

Condividi:

Facebook Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.