REST IN POWER GORA GASSAMA

Dopo, nessuno delle persone di  buona volontà si meravigli se solo il fuoco potrà riscattare lo schiavo nero che piega la schiena nelle "nostre ridenti campagne".
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Dopo, nessuno delle persone di buona volontà si meravigli se solo il fuoco potrà riscattare lo schiavo nero che piega la schiena nelle “nostre ridenti campagne”.

Riceviamo e pubblichiamo da “Comitato lavoratori delle campagne” – 21 dicembre 2020


Sabato18 dicembre:
IL RAZZISMO UCCIDE ANCORA. LE PAROLE NON BASTANO PIÚ, È TEMPO DI RIVOLTA

Ieri sera intorno alle 21 Gora Gassama, di origini senegalesi, è stato investito da un’auto nei pressi del porto Gioia Tauro, mentre tornava dal lavoro in bicicletta. Gora viveva nella tendopoli di San Ferdinando, e lavorava come bracciante. Si tratta dell’ennesima morte violenta di un lavoratore, secondo una dinamica a cui abbiamo assistito troppe volte: a bordo dell’automobile tre persone del posto che investono un bracciante africano e fuggono senza prestare soccorso. Sembra che il conducente dell’auto sia stato rintracciato e portato in commissariato. Appena 2 settimane fa, nella stessa zona, un altro bracciante di origini ghanesi era stato travolto da un’auto, che non si è fermata, per fortuna senza gravi conseguenze. Più volte in passato si sono verificati episodi analoghi, in Calabria come in Puglia e nel resto d’Italia, in cui era evidente l’intenzione di aggredire una persona perchè ‘di colore’. Aldilà di questo, in ogni caso, il solo fatto di avere abbandonato un corpo senza vita dopo averlo investito denota il razzismo di chi ha compiuto questo gesto. Un razzismo alimentato dalle forze dell’ordine e dai media che cercano di minimizzare l’accaduto, facendo notare come la persona uccisa non indossasse indumenti catarifrangenti nè la bicicletta su cui viaggiava fosse illuminata, come se questo giustificasse l’accaduto. D’altronde, nella stragrande maggioranza dei casi i responsabili di azioni simili non sono mai stati individuati.  Davanti alla morte di Gora e di tanti e tante altre, è necessaria una reazione, compatta e determinata: perchè dire che anche le vite nere contano non sia soltanto uno slogan vuoto, gettato in pasto al tritacarne mediatico sull’onda emotiva di un momento, buono per qualche titolo di giornale rapidamente archiviato, per una manciata di ‘like’. E’ responsabilità di ciascun di noi lottare e mobilitarsi ogni volta che il razzismo uccide, nelle strade, nei campi di detenzione e di lavoro, in mare, sul posto di lavoro, anche qui, sotto casa nostra. Rest in power, Gora.

Cronologia della protesta  di oggi 21 dicembre:
E’ appena partito un corteo dalla tendopoli di San Ferdinando, le persone che lì vivono stamattina sono in strada per vendicare la morte di Gora Gassama, investito e lasciato morire il 18 dicembre nei pressi del porto di Gioia Tauro mentre tornava dal lavoro, perché nero. Si stanno unendo anche lavoratori e amici di altri insediamenti della piana di Goia Tauro. Oggi nessuno va al lavoro, perché un amico e fratello, dopo una vita di razzismo e sfruttamento, da quel razzismo è stato ucciso. La rabbia è troppa, non restare zitti, scendere in strada per ricordare Gora e lottare contro tutto questo è l’unica arma che ci resta

Esplosa la protesta dei migranti dopo la morte del 34enne senegalese nei giorni scorsi, il corteo ha bloccato il quadrivio. Il gruppo chiede di avere un incontro con il prefetto Massimo Mariani. I migranti ospiti della tendopoli di San Ferdinando hanno incrociato le braccia in segno di protesta. Chiedono degli interventi immediati dopo la morte del bracciante senegalese travolto e ucciso da un’auto la scorsa settimana.

La rabbia cresce, lo sciopero continua, la strada a Gioia Tauro in cui Gora è stato ucciso è bloccata. I cartelli di chi è sceso in strada stamattina sono molto chiari: si parla di razzismo, si parla di lavoratori che vengono uccisi perché neri. Le parole in strada sono altrettanto chiare: non c’è niente di accidentale in come si vive da sfruttati. Costretti a vivere in campi e tende mentre le case  che ci sono sono chiuse, con contratti falsi per 8 e 10 ore di lavoro a servizio dell’agricoltura italiana che fa profitti milionari grazie a lavoratori che vengono usati, sfruttati e poi lasciati morire, non importa in che condizioni, non importa se vengono uccisi. E a dimostrazione della superficialità razzista con cui giornali e indignazione social ogni volta raccontano queste morti, anche nel caso di questa ennesima morte, prima si minimizza l’accaduto, ricercando le ragioni nella mancanza di catarifrangenti, poi si parla di incidenti, come se investire in tre una persona e lasciarla morire sia qualcosa di totalmente casuale, poi si scrive dappertutto, senza accertare alcunché, la nazionalità – errata – della vittima. Ma tanto scrivere che era maliano, anche se era senegalese, non cambia, tanto i paesi africani sono tutti uguali, così come chi ci abita. Anche queste sono mancanze di rispetto e forme di razzismo. Se non cominciamo ad ascoltare e stare a fianco veramente a chi il razzismo se lo vive sulla propria pelle ogni giorno in ogni ostacolo burocratico, in ogni ufficio pubblico, in ogni luogo di lavoro, in ogni controllo della polizia, in ogni sguardo per strada, in ogni sparo, in ogni spinta gratuita mentre si è per strada, siamo complici.
Gli abitanti della tendopoli e gli altri lavoratori delle campagne bloccano da ore la rotonda principale di Gioia Tauro per essere ascoltati dalla Prefettura. Ignorati, un gruppo di lavoratori in sciopero ha anche temporaneamente bloccato l’autostrada. Continuano ad essere ignorati, ed ora la polizia sta tentando di cacciare le persone dalla rotonda. Le strade sono luoghi di violenza razzista la notte, quando Gora Gassama è stato investito ed ucciso, ma lo sono ugualmente in questo momento, quando le autorità ignorano e reprimono la rabbia degli amici e compagni di Gora

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