COVID DI FABBRICA, I FOCOLAI NASCOSTI

Alla Prysmiam di Pozzuoli 35 operai in isolamento covid 19. La produzione non si è fermata, come se niente fosse prosegue a ciclo continuo. Per il sindaco non ci sono focolai.
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Alla Prysmiam di Pozzuoli 35 operai in isolamento covid 19. La produzione non si è fermata, come se niente fosse prosegue a ciclo continuo. Per il sindaco non ci sono focolai.


 

A marzo, nel divampare della prima ondata dell’epidemia, a Bergamo si tennero ostinatamente aperte tutte le fabbriche. Si impedì, per non intralciare le produzioni, lo scattare delle prime zone rosse. Il macello che ne seguì è stato sotto gli occhi di tutti. Malgrado ciò, le produzioni, praticamente in tutte le aziende, non sono mai state sospese e non solo nel bergamasco, ma in tutta Italia e ciò malgrado fosse scattato formalmente il blocco delle produzioni non essenziali in tutto il paese. Le stesse norme hanno consentito agli imprenditori di aggirare facilmente i divieti, con l’accondiscendente atteggiamento del governo. Per i padroni è fondamentale continuare a macinare profitti, tanto a rischiare sono gli operai, ammassati per ore in locali chiusi, dove è impossibile anche mantenere il distanziamento, mentre loro possono stare tranquillamente chiusi nelle loro ville, sicuri di poter accedere, se contagiati fortuitamente, alle migliori cure, cosa preclusa agli operai e ai loro familiari. Una situazione inaccettabile e che ha creato molti malumori fra gli operai, raramente però sfociati in vere e proprie proteste. Per evitare che le proteste si trasformassero in lotte aperte sono state messe in campo dai padroni e dal governo tutte le armi a loro disposizione.

In prima linea nella pressione per tenere buoni gli operai sono stati ovviamente i padroni stessi, ma con l’appoggio di governo e sindacati. Il primo ha permesso che la cassa integrale venisse erogata solo con enormi ritardi, prendendo per fame gli operai, che pur di non rischiare di restare per mesi senza reddito, si sono piegati a continuare a lavorare, molti di loro pur essendo formalmente in cassa, garantendo così ai padroni ulteriori e truffaldini superprofitti. I secondi, invece di organizzare le proteste, si sono limitati a sottoscrivere protocolli di sicurezza, che, lungi dal tutelare veramente i lavoratori, hanno fornito il quadro normativo che consente la continuità della produzione, mettendo al sicuro i padroni da eventuali responsabilità legali. Lo stillicidio di contagi negli stabilimenti FCA, senza alcuna conseguenza sui livelli produttivi, dimostra a cosa servono questi protocolli. Un’altra arma per tenere buoni gli operai è stata quella dell’informazione, ma sarebbe meglio dire della disinformazione. Si è partiti prima con la mancata denuncia di ciò che stava succedendo, e cioè che, con le scuole chiuse, gli uffici quasi tutti in lavoro a distanza, il principale veicolo di circolazione del virus erano le fabbriche. Quando poi il muro dell’omertà è stato rotto dalla stessa evidenza dei numeri, allora si è puntato a circoscrivere il dato, incolpando solo i “cattivi” padroni bergamaschi. Quello che era un comportamento generale dei padroni, una classe sempre omogenea e compatta al suo interno, malgrado la concorrenza del mercato, quando si tratta di piegare gli operai, è stato attribuito artatamente solo ad una frazione di questa classe. Che i padroni non la pensassero così è dimostrato dalla nomina a presidente nazionale della Confindustria, di Bonomi, leader proprio di quella Confindustria bergamasca, messa sotto accusa. L’incarico dato a Bonomi è la dichiarazione dei padroni che quella è la loro linea nella pandemia: tenere sempre e comunque aperte tutte le attività, incuranti del costo in vite umane che questa scelta comporta.

E’ proprio la seconda ondata della pandemia, diffusa oramai in tutta Italia, a rendere evidente questo dato. Un esempio ci è dato dalla Campania, al centro del tifone della crescita dei contagi in questi giorni. Eppure in primavera era stata fra le regioni meno colpite, anche perché il lockdown era scattato prima che il virus si diffondesse nella regione e la chiusura delle attività aveva riguardato anche alcune fra le grandi imprese, come l’FCA, che aveva chiuso soprattutto a seguito del calo a picco delle vendite. Alcune aziende però hanno potuto continuare indisturbati la produzione in una situazione relativamente tranquilla. E’ il caso della Prysmian di Pozzuoli, l’ex Pirelli, leader mondiale nella produzione di cavi per le telecomunicazioni, l’ultima industria importante sopravvissuta nell’area flegrea, che negli anni ’70 contava decine di migliaia di operai distribuiti in industrie come l’Italsider, la Sofer e l’Olivetti. Ci è difficile capire come sia stato possibile considerare la produzione di cavi sottomarini una produzione essenziale e far tenere così regolarmente funzionante lo stabilimento, con il suo avvicendarsi su tre turni di centinaia di operai. Fatto sta che, mentre a Pozzuoli si denunciavano alla magistratura i pochi gruppi di sconsiderati che postavano sui social assembramenti occasionali nel proprio condominio, additandoli sui media al pubblico ludibrio, si consentiva tranquillamente l’assembramento costante di decine e decine di operai. Ma i nodi vengono prima o poi al pettine. A Pozzuoli assistiamo in questi giorni ad una impennata dei contagi ed il sindaco si è affrettato a dire che però non ci sono focolai, essendo il contagio distribuito in punti isolati dell’intero territorio comunale. Ovviamente non ci è stata neanche risparmiata la solita ramanzina sulla mancata osservanza delle misure di sicurezza da parte della popolazione, colpevolizzando i cittadini per il crescere dell’epidemia, quando è del tutto evidente il ruolo che hanno avuto gli assembramenti ufficialmente consentiti, come la scuola. A smentire il sindaco Figliolia sull’assenza dei focolai però è venuta la notizia che un focolaio c’è e riguarda proprio la Prysmian, dove oltre 35 operai sono in isolamento perché positivi al covid, malgrado la produzione proceda a ciclo continuo. La notizia di un paio di giorni fa non viene da nessuna fonte ufficiale, ma da un giornale locale online e, pur non essendo stata smentita, non è stata ripresa da nessun altra testata nazionale. L’omertà e la disinformazione di cui si è incolpati i padroni e i politici bergamaschi si ripresenta identica anche al sud e proprio nella regione dell’acclamato sceriffo De Luca, pronto a minacciare di prendere con i lanciafiamme i laureandi ma cieco e sordo quando si tratta di controllare i padroni dell’industria.
A.V.

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