KARL MARX – “SALARIO, PREZZO E PROFITTO”

Seconda parte dell'intervento letto da Marx alla riunione del 27 giugno 1865 del Consiglio Generale dell'Associazione Internazionale degli Operai. Suddivisa da noi in puntate. <font color=red> Sesta puntata </font>
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Seconda parte dell’intervento letto da Marx alla riunione del 27 giugno 1865 del Consiglio Generale dell’Associazione Internazionale degli Operai. Suddivisa da noi in puntate.
Sesta puntata


 

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Poiché finora non ho parlato che del valore, aggiungerò qualche parola sul prezzo, che è una forma particolare che il valore assume.
Preso in se stesso il prezzo non è altro che la espressione monetaria del valore. I valori di tutte le merci di questo paese, per esempio, vengono espressi in prezzi-oro, mentre sul Continente essi vengono espressi generalmente in prezzi-argento. Il valore dell’oro e dell’argento, come quello di ogni altra merce, è determinato dalla quantità di lavoro necessario alla loro estrazione. Voi scambiate una certa quantità dei vostri prodotti nazionali, in cui è cristallizzata una determinata quantità del vostro lavoro nazionale, con i prodotti dei paesi che producono oro ed argento, in cui è cristallizzata una determinata quantità del loro lavoro. In questo modo, cioè con uno scambio, voi imparate a esprimere in oro e in argento i valori di tutte le merci, cioè le quantità di lavoro rispettivamente impiegate per la loro produzione. Se esaminate più a fondo l’espressione monetaria del valore, o, che è la stessa cosa, la trasformazione del valore in prezzo, troverete che questo è un procedimento con il quale voi date ai valori di tutte le merci una forma indipendente e omogenea, o per mezzo del quale voi li indicate come quantità di uguale lavoro sociale. Nella misura in cui il prezzo è soltanto l’espressione monetaria del valore, esso venne chiamato da Adam Smith prezzo naturale e dai fisiocrati francesi prix nécessaire (prezzo necessario).
Qual è dunque il rapporto fra valore e prezzi di mercato, o tra prezzi naturali e prezzi di mercato? Voi tutti sapete che il prezzo di mercato è lo stesso per tutte le merci della stessa specie, per quanto diverse possano essere le condizioni di produzione dei singoli produttori. Il prezzo di mercato esprime soltanto la quantità media di lavoro sociale necessario, in condizioni medie di produzione, per fornire al mercato una certa quantità di un determinato articolo. Esso viene calcolato secondo la quantità totale di una merce di una determinata specie.
In questo senso il prezzo di mercato di una merce coincide con il suo valore. Invece le oscillazioni dei prezzi di mercato, che talvolta superano il valore, o il prezzo naturale, tal altra volta gli sono inferiori, dipendono dalle oscillazioni della domanda e dell’offerta. Le deviazioni dei prezzi di mercato dal valore sono continue, ma, come dice Adam Smith:
«Il prezzo naturale è, in un certo senso, il centro attorno al quale gravitano continuamente i prezzi di tutte le merci. Diverse circostanze possono talvolta tenerli molto più alti, talvolta spingerli alquanto più in basso. Ma quali che possano essere gli ostacoli che impediscono loro di fissarsi su questo punto medio di riposo e di stabilità, essi tendono costantemente ad esso»[1].
Non posso ora addentrarmi maggiormente in questo argomento. Basterà dire che se la domanda e l’offerta si equilibrano, i prezzi di mercato delle merci corrispondono ai loro prezzi naturali, cioè ai loro valori, i quali sono determinati dalle corrispondenti quantità di lavoro necessarie per la loro produzione. Ma domanda ed offerta devono costantemente tendere a equilibrarsi, quantunque ciò avvenga soltanto perché una oscillazione viene compensata da un’altra, un aumento da una caduta e viceversa. Se invece di seguire soltanto le oscillazioni giornaliere, esaminate il movimento dei prezzi di mercato per un periodo di tempo più lungo, come ha fatto per esempio il signor Tooke nella sua “Storia dei prezzi“, troverete che le oscillazioni dei prezzi di mercato, le loro deviazioni dai valori, i loro alti e bassi, si elidono e si compensano reciprocamente; cosicché se si fa astrazione dagli effetti dei monopoli e da alcune altre modificazioni che ora devo trascurare, ogni sorta di merce è venduta in media al suo valore, cioè al suo prezzo naturale. I periodi medi di tempo durante i quali le oscillazioni dei prezzi di mercato si compensano reciprocamente sono diversi per le diverse specie di merci, perché per una merce è più facile che per un’altra adattare l’offerta alla domanda. (continua)

  1. Adam Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, Edinburgh 1814, vol. I, cap. VII

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