LE TRE MOSSE DEI DUE GANGSTER

Redazione di Operai Contro, dopo aver rapinato i piccoli risparmiatori, i  due gangster prevedono tre tappe per incularli meglio e garantire le banche:  1) Subito un emendamento alla legge di Stabilità per rimborsare in parte, con un non meglio definito «fondo con il contributo delle banche», i possessori di obbligazioni subordinate dei 4 istituti colpiti dalla procedura di risoluzione (Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio della Provincia di Chieti). 2) Un provvedimento, forse un decreto legge, dopo Natale per avviare la riforma delle Bcc, le 370 Banche di […]
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Redazione di Operai Contro,

dopo aver rapinato i piccoli risparmiatori, i  due gangster prevedono tre tappe per incularli meglio e garantire le banche:

 1) Subito un emendamento alla legge di Stabilità per rimborsare in parte, con un non meglio definito «fondo con il contributo delle banche», i possessori di obbligazioni subordinate dei 4 istituti colpiti dalla procedura di risoluzione (Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio della Provincia di Chieti).

2) Un provvedimento, forse un decreto legge, dopo Natale per avviare la riforma delle Bcc, le 370 Banche di credito cooperativo, che, seguendo la loro stessa proposta di autoriforma, dovranno aggregarsi sotto una o più holding.

3) Un provvedimento, anche qui si parla di un decreto, da approvare prima possibile sulla cosiddetta Bad bank, cioè il o i veicoli finanziari attraverso i quali liberare le banche dal peso delle «sofferenze»: i crediti verso soggetti in stato di insolvenza o equiparabile, che ammontano a 210 miliardi, pari al 10,3% dei finanziamenti concessi (erano il 3,8% nel 2008).

Insomma metteranno in campo il meglio delle conoscenze truffaldine per garantire le banche, i padroni e salvare dalla galera i presidenti e i vice presidenti delle banche. Un occhio di particolare riguardo per il padre del ministro Boschi che è un uomo onesto

Meno male che non avevo nessun risparmio

Un Toscano di Pisa

Dal Corriere

ROMA La riforma del credito che ieri il presidente del Consiglio ha invocato con «urgenza», al momento, prevede tre tappe. 1) Subito un emendamento alla legge di Stabilità per rimborsare in parte, con un non meglio definito «fondo con il contributo delle banche», i possessori di obbligazioni subordinate dei 4 istituti colpiti dalla procedura di risoluzione (Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio della Provincia di Chieti). 2) Un provvedimento, forse un decreto legge, dopo Natale per avviare la riforma delle Bcc, le 370 Banche di credito cooperativo, che, seguendo la loro stessa proposta di autoriforma, dovranno aggregarsi sotto una o più holding. 3) Un provvedimento, anche qui si parla di un decreto, da approvare prima possibile (ma i tempi dipendono dal negoziato con la commissione europea) sulla cosiddetta Bad bank, cioè il o i veicoli finanziari attraverso i quali liberare le banche dal peso delle «sofferenze»: i crediti verso soggetti in stato di insolvenza o equiparabile, che ammontano a 210 miliardi, pari al 10,3% dei finanziamenti concessi (erano il 3,8% nel 2008).

Questi tre interventi, pur rispondendo a casi tra loro non collegati, puntano tutti a mettere in sicurezza un sistema che ha urgente bisogno di riconquistare la fiducia delle famiglie e degli operatori. E arriverebbero dopo la riforma delle Fondazioni e quella delle Banche popolari, entrambe già avviate. Alla luce dello scaricabarile delle responsabilità, cui stiamo assistendo in questi giorni, per esempio tra Banca d’Italia e Consob (autorità di controllo sulle società e la Borsa), servirebbe anche qualche provvedimento per rafforzare la vigilanza. Ma qui il governo sembra intenzionato ad affidarsi a ciò che emergerà da una commissione di inchiesta parlamentare che lo stesso Renzi pare incoraggiare.

La soluzione cui ha solo accennato ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per gli obbligazionisti delle 4 banche denuncia la difficile ricerca di un compromesso con la Commissione europea che, prima ha impedito il salvataggio degli stessi istituti col Fondo interbancario, sostenendo che si sarebbe trattato di un aiuto di Stato (nonostante che, come afferma la Banca d’Italia, il Fondo sia finanziato da risorse private) e poi ha suggerito la via dell’arbitrato già seguita in Spagna in casi analoghi. Una soluzione che sta indubbiamente stretta al governo, perché non consente un rapido recupero di consensi presso i risparmiatori (e gli elettori) disorientati.

Anche sulla partita più grossa, quella della bad bank, il governo è alla ricerca di un difficile compromesso con Bruxelles. Il nodo da sciogliere è sempre l’aiuto di Stato, perché la soluzione prevederebbe una garanzia pubblica di ultima istanza (Cassa depositi e prestiti). Il negoziato va avanti da mesi, non senza punte polemiche. Renzi è spazientito, quando pensa a ciò che l’Europa ha consentito agli altri. Alla fine del 2014, gli aiuti di Stato concessi alle banche ammontavano a 238 miliardi di euro in Germania, 52 miliardi in Spagna, 42 in Irlanda, 40 in Grecia, 36 nei Paesi Bassi, 28 in Austria, 19 sia in Portogallo sia in Belgio. Di contro, ha ricordato Carmelo Barbagallo (Bankitalia) alla Camera, «era di circa 1 miliardo il sostegno pubblico in Italia, oggi integralmente restituito». Due pesi e due misure. Il fatto è che gli altri governi si sono mossi prima. Prima che entrassero in vigore le regole europee, che ora limitano moltissimo l’intervento pubblico. Renzi sta cercando di sostenere che a lui tocca rimediare le conseguenze dell’inerzia di chi lo ha preceduto. Ma in politica, si sa, conta il presente.

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