Anche chi ha un lavoro chiede aiuto

Caro Operai Contro, ” persone che pur avendo un lavoro, non riescono ad arrivare alla fine del mese”. Così si legge nell’ultimo rapporto della Caritas sulla povertà in Sardegna. Al contrario di ciò che va blaterando Renzi, la “ripresa” della povertà non conosce soste. Vi mando un articolo da Sardiniapost.it. Saluti dalla Sardegna   È importante offrire un pasto o pagare una bolletta, ma occorre pensare a interventi radicali per rimuovere le cause della povertà. Questo il messaggio lanciato a Sassari nel corso della presentazione del dossier Caritas sulla povertà in Sardegna. La situazione raccolta dai 32 centri di […]
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Caro Operai Contro,

” persone che pur avendo un lavoro, non riescono ad arrivare alla fine del mese”. Così si legge nell’ultimo rapporto della Caritas sulla povertà in Sardegna. Al contrario di ciò che va blaterando Renzi, la “ripresa” della povertà non conosce soste.

Vi mando un articolo da Sardiniapost.it.

Saluti dalla Sardegna

 

È importante offrire un pasto o pagare una bolletta, ma occorre pensare a interventi radicali per rimuovere le cause della povertà. Questo il messaggio lanciato a Sassari nel corso della presentazione del dossier Caritas sulla povertà in Sardegna. La situazione raccolta dai 32 centri di ascolto sparsi nell’isola conferma uno scenario preoccupante, con un aumento del disagio sociale tra le persone che appartengono al cosiddetto ceto medio. Nel corso del 2014 ci sono state in tutta l’isola 6882 richieste di aiuto, di cui 954 a Sassari. Si tratta di un dato in crescita rispetto agli anni passati, anche a causa della crescita numerica dei centri di ascolto. L’aspetto più nuovo rispetto agli anni passati, secondo i dati della Caritas, riguarda la situazione economica di chi si rivolge ai centri. Tra la folla di chi chiede una mano non troviamo più soltanto disoccupati o cassintegrati. Ci sono anche lavoratori che percepiscono un reddito: persone che, pur avendo un lavoro, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Tra loro, ci sono certamente padri di famiglia separati o divorziati, ma anche lavoratori atipici, privi di tutele.

I dati sono stati presentati nei locali della curia diocesana di Sassari da Raffaele Callia, responsabile del cento studi della Caritas Sardegna. Presenti anche Alberto Merler, sociologo, e don Gaetano Galia, direttore della Caritas diocesana di Sassari. I relatori non si sono soffermati sui dati numerici quanto sulle esigenze degli uomini e delle donne che si rivolgono alla Caritas. “Dobbiamo tener presente che chi viene da noi a chiedere un sostegno, lo fa perché si rende conto che non ci sono altre persone che lo possano aiutare”, ha detto Callia. Gran parte dei bisogni registrati dagli operatori hanno a che fare con i problemi economici (26,8 per cento) e problemi di lavoro (22,5 per cento). “La povertà non è soltanto la mancanza di soldi, ma mancanza di persone – ha aggiunto Alberto Merler – Un tempo c’era la pensione di una nonna che permetteva di dare una mano alla famiglia in difficoltà. Ora invece, con la disgregazione dei legami familiari, sono in crescite le persone che vivono da sole”.

C’è poi un dato in controtendenza rispetto allo scenario nazionale: la provenienza delle persone che richiedono aiuto. Nell’isola gran parte delle persone aiutate (72,1 per cento) sono cittadini italiani, mentre a livello nazionale gli interventi della Caritas sono destinati per la maggior parte a uomini e donne che provengono da altri Paesi. I centri di ascolto della Caritas cercano non soltanto di tamponare l’esigenza concreta, ma sono da tempo al lavoro per elaborare strategie in grado di sradicare la povertà: tra queste c’è la proposta del reddito d’inclusione sociale, una soluzione alternativa al reddito di cittadinanza ma capace di dare un sostegno concreto alle fasce più deboli. Maggiori informazioni sul sito www.redditoinclusione.it.

Michele Spanu

 

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