Landini spaccia l’astensionismo per consenso

Meno della metà degli addetti ha votato a favore della piattaforma: 219.681 sono i SI su 526.833 addetti di 4.050 aziende. Ma Landini e i suoi collaboratori ragionano come si fosse votato per un partito, per qualche lista elettorale. Calcolano i SI sui votanti e non sul totale degli addetti e spacciano un 93,8% di consensi. C’è una questione che questi signori non rilevano: sostenere o no una piattaforma vuol dire fare o non fare scioperi, partecipare direttamente o no ad azioni di pressione, standosene in disparte o affrontare con forza la boria di Federmeccanica. Landini può raccontare a […]
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Meno della metà degli addetti ha votato a favore della piattaforma: 219.681 sono i SI su 526.833 addetti di 4.050 aziende.

Ma Landini e i suoi collaboratori ragionano come si fosse votato per un partito, per qualche lista elettorale. Calcolano i SI sui votanti e non sul totale degli addetti e spacciano un 93,8% di consensi. C’è una questione che questi signori non rilevano: sostenere o no una piattaforma vuol dire fare o non fare scioperi, partecipare direttamente o no ad azioni di pressione, standosene in disparte o affrontare con forza la boria di Federmeccanica.

Landini può raccontare a se stesso che ha grande consenso ma non è così. Gli operai con la loro passività ed estraneità hanno dato un segnale chiaro, le richieste contrattuali non valgono niente, questo gruppo dirigente sindacale non ha ne la volontà, ne la capacità di sollevare un movimento di difesa del salario e contro le condizioni di lavoro, ogni giorno più insopportabili.

Noi sappiamo bene come ha raccolto i consensi: i suoi funzionari puntano sulle piccole e medie fabbriche, qui è più facile che il solito clientelismo funzioni. Nelle grandi fabbriche si è espressa molto di più la critica degli operai ma numericamente pesa di meno. Ma poi se ci sarebbe bisogno di scioperi, di fermare la produzione saranno proprio questi ultimi chiamati a mettere in campo la loro forza.

Una bella contraddizione che Landini potrà risolvere nel solo modo che conosce: una gestione della trattativa con tante chiacchiere, qualche sciopero forse sul territorio, nessun vero contrasto nelle fabbriche per non disturbare i padroni.

Con questa partenza la chiusura del contratto nazionale sarà ancora peggio. Un elemosina in cambio di cedimenti sull’uso delle nostre braccia. A meno che, all’infuori e al di la di un gruppo dirigente sindacale fallito, prendano l’iniziativa quegli operai ai quali interessa sfruttare l’occasione del rinnovo del contratto, per mettere in campo tutta la loro ribellione.

04/12/2015      Il Partito Operaio

 

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