EXPO 2015: CHE FINE FARANNO I 5 MILA OPERAI?

Redazione, che fine faranno i 5 mila operai dell’expo dopo il 1 maggio? Licenziati L’edilizia è in crisi sempre peggiore. Politici e padroni ci dicono di avere fiducia e lavorare Io sono un operaio edile dei 5 mila Senza proposte e garanzie serie per il futuro dovremmo scioperare e non terminare i padiglioni un operaio edile dal Corriere di Paolo Foschini shadow Le mani di Antonio Di Gennaro, che ha 55 anni e fa il carpentiere da quasi quaranta, sono esattamente come uno se le immagina: due pagaie di cartapecora da un chilo l’una, ancora bianche di polvere perché […]
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Redazione,
che fine faranno i 5 mila operai dell’expo dopo il 1 maggio? Licenziati

L’edilizia è in crisi sempre peggiore.

Politici e padroni ci dicono di avere fiducia e lavorare

Io sono un operaio edile dei 5 mila

Senza proposte e garanzie serie per il futuro dovremmo scioperare e non terminare i padiglioni

un operaio edile

dal Corriere

di Paolo Foschini

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shadow

Le mani di Antonio Di Gennaro, che ha 55 anni e fa il carpentiere da quasi quaranta, sono esattamente come uno se le immagina: due pagaie di cartapecora da un chilo l’una, ancora bianche di polvere perché anche lui – come gli altri duecento fortunati della mattina – è uno di quelli scelti tra i cinquemila dell’intero cantiere per fare una pausa e venire ad ascoltare il forza ragazzi del premier. Ma stava su un ponteggio fino a mezzora fa e adesso ci torna. «Io sono qui da settembre – dice – e sinceramente la paura di non finire in tempo non l’ho mai avuta. Ma chi c’era un anno fa l’ha provata eccome. Adesso vediamo la fine, è più facile».

È pure più fortunato tra i fortunati, il carpentiere Di Gennaro. Perché «so che la vostra preoccupazione – ha appena detto Matteo Renzi a tutti loro – in realtà comincia proprio dove la nostra finirà, quando il Primo Maggio qui sarà tutto pronto e molti di voi già si chiedono cosa faranno dopo». Tranquilli che l’economia sta ripartendo, li ha incoraggiati il premier. «E io in effetti – dice Di Gennaro – lo so dove sarò: finito qui avremo un cantiere a Trento».
Non è così per tutti, ma per adesso ci vogliono credere. Paolo Marta per esempio fa l’impermeabilizzatore, anche lui qui all’Expo ha messo piede per la prima volta sei mesi fa. Ma di lui non c’è bisogno tutti i giorni: «Finora ne avrò lavorati venti – dice – a seconda di quando c’era da impermeabilizzare qualcosa». Adesso è al padiglione dell’Azerbaigian. «Dopo chi lo sa», dice. Però ammette che il clima oggi è contagioso: «Ma sì, ora l’importante è collaborare tutti per finire bene questa cosa e far bella figura. Se poi quello dice che l’economia riparte speriamo sia vero, che posso dire?».

Per carità, è ovvio che in queste circostanze c’è sempre una discreta parte di teatro. E oggi poi ci si è dentro letteralmente, visto che l’incontro fra Renzi e gli operai dell’Expo qui chiamati a rappresentarli tutti avviene proprio nel futuro Open Air Theatre, ormai quasi finito, dove ogni sera tra qualche mese andrà in scena il Cirque du Soleil. Così i duecento impolverati arrivano in fila dritti dal cantiere che da mesi marcia 20 e qua e là 24 ore al giorno – altri più graduati e autorità varie hanno già posto davanti al palco – e vengono prima indirizzati verso un settore della platea, di cui però si impossessano i cronisti, quindi dirottati su un altro affinché Renzi passi loro vicino. E alla fine, anche questa volta, il teatro funziona.

Faliou Talal, arrivato dal Marocco in Italia ormai da un pezzo e adesso al lavoro qui all’Expo con la Arcuri Ponteggi, quasi non ci crede di poter spedire a casa sua un selfie di lui col suo bel casco in testa e il capo del governo italiano lì accanto. «Le sue parole ci hanno dato una grande forza», dice. E non recita, si vede che ci crede.
Anche Gianclaudio Mura, due metri più in là, di foto a Renzi ne ha fatte un bel po’. «Noi stiamo lavorando alle aree di servizio», dice. Quelle che ospiteranno per esempio bagni e ristoranti. «Ormai le abbiamo finite – prosegue con flemma – e dentro molte ci son già le cucine montate». Sorride: «Ci mancherebbe, son contento che il premier sia venuto. Ma avremmo finito lo stesso, mai avuto dubbi. È venuto un bel lavoro, è stato bello farlo. Me lo ricorderò».

 

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