MARIO DRAGHI IL ROMPI COGLIONI

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Mario Draghi, e’ stato uno degli allievi piu’ brillanti, al MIT di Boston, di Franco Modigliani, il premio nobel per l[k]economia. La sua carriera si e’ svolta soprattutto nel settore pubblico, ed e’ culminata con la nomina, voluta da Carlo Azeglio Ciampi a direttore generale del Tesoro, nel 1991, in uno dei periodi piu’ difficili per le finanze pubbliche italiane. Direttore generale del Tesoro sotto i governi Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, ancora Amato e ancora Berlusconi. Un tecnico per tutte le stagioni amato dalla destra e dalla sinistra borghese. Il suo nome e’ legato al programma di privatizzazioni che in meno di 10 anni ha portato a regalare ai padroni privati il patrimonio dello Stato. Molto conosciuto e apprezzato anche all[k]estero, in particolare negli ambienti legati al Fondo Monetario, Draghi e’ stato seriamente candidato, nel 2000, alla direzione generale di quella istituzione, battuto sul filo di lana dal tedesco Horst Kolher. Nel 2001, lasciata la direzione del Tesoro, Draghi e’ entrato, dopo un periodo di insegnamento, al vertice della banca d[k]affari americana Goldman Sachs e ha contribuito in maniera significativa ai suoi successi sul mercato globale. Possiamo dire che Draghi e’ tra gli inventori dei titoli spazzatura. Prende servizio come Governatore della Banca d[k]Italia il 16 gennaio 2006. Ragazzo di buona famiglia, romano da quartieri alti e niente affatto ciociaro, ha tutte le carte in regola. Proprie tutte. A cominciare da quella ormai famosa scuola, la Massimiliano Massimo, diretta dai gesuiti, dove sono usciti tutti quei gran bei nomi, da Luca Cordero di Montezemolo a Cristiano Rattizzi figlio di Susy Agnelli, a Gianni De Gennaro, futuro capo della polizia, a EzioTarantelli, Marco Biagi, a Mario Draghi, appunto. Luca di Montezemolo e’ il primo a ricordarlo, ai tempi di quella scuola: [k]Mario era il piu’ serio e il piu’ bravo. Era gia’ come adesso. Vestiva gia’ allo stesso modo[k]. Molto formale, molto inglese, giacca, cravatta, scarpe sempre ben lucidate, si suppone. Mario il primo della classe, non ha certo deluso il suo papa’. Dopo Montezemolo, anche tutti gli altri si sprecano ad elogiarlo, e’ un coro unanime di approvazione e stima, i titoli dei giornali sono lusinghieri. Per la sua nomina a Governatore della Banca d’Italia Prodi che ha dato l’ok in una telefonata riservata col presidente del Consiglio Berlusconi avvenuta, pare, il 26 dicembre; da Fini e anche da Bossi; Ciampi, che forse avrebbe preferito Tomaso Padoa Schioppa (altro campione), e’ stato ben felice di firmare di proprio pugno la nomina del piu’ brillante dei boys suoi collaboratori in Bankitalia negli anni Novanta; ds e Margherita ne [k]apprezzano le qualita’[k]. E lo acclama la Repubblica in un fondo addirittura intitolato “Rifondazione Bankitalia”.

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