Giornale, Numero 28 del 28 dicembre 2018

Il parlamento è finito

Dopo le vicende delle votazioni per l’ultima legge finanziaria, una cosa è chiara: la forma parlamentare del potere della repubblica borghese non serve più a niente, il parlamento può essere […]

Dopo le vicende delle votazioni per l’ultima legge finanziaria, una cosa è chiara: la forma parlamentare del potere della repubblica borghese non serve più a niente, il parlamento può essere sciolto in qualunque momento e quando vorranno lo scioglieranno.

Era in funzione anche prima dell’avvento del fascismo e nel momento in cui diventò un intoppo alla nuova gestione del potere dei padroni venne sciolto senza problemi. C’erano i deputati, i partiti, il governo eletto tramite elezioni, il voto di fiducia, ma non servivano più e Mussolini li mandò a casa

A che punto siamo arrivati oggi? Oggi detta legge una maggioranza parlamentare formata da deputati e senatori diventati tali grazie alle scelte dei capi partito, sono loro e i loro stretti collaboratori che compongono le liste. Deputati e senatori molto disciplinati e servizievoli, devono ringraziare i loro capi se sono seduti in parlamento con i privilegi di ruolo, anche se alcuni se li autoriducono, per ora. Sono servizievoli come qualunque funzionario statale che si inchina al volere del proprio capoufficio dal quale dipende per la carriera. Con una maggioranza così compatta e tenuta a guinzaglio si può andare avanti a forza di decreti e voti di fiducia, su norme e leggi che concordano due o tre persone fra loro. Sono questi che decidono quando e come si vota, tanto i servi ciechi e sordi alzano la mano a comando, senza neanche conoscere i contenuti delle norme e delle leggi che stanno votando. Il parlamento che era la sede del confronto fra le diverse frazioni dei borghesi, dove i loro rappresentanti politici si misuravano su come dividersi la torta, dove dicevano, si esercitasse la più ampia democrazia è oggi una sala da riunione di condominio dove l’amministratore ha già in tasca la maggioranza millesimale e sopporta gli strilli di chi non è d’accordo, tanto ha già deciso cosa fare.

La crisi economica ha tolto lo spazio per gli accordi sottobanco, per l’opposizione cosiddetta responsabile, per le forze di governo e di lotta. Oggi chi comanda ha pochi margini e deve prendere tutto e far valere la forza dei numeri, puri. La maggioranza parlamentare esercita il suo potere incontrastato e schiaccia i fratelli nemici della minoranza, che vuole l’ennesima inconsistente discussione. Alcuni, come i capi del PD, scoprendo ora, che chi ha la maggioranza dei numeri in parlamento, con i voti di fiducia, mette l’opposizione all’angolo invocano la piazza. Si sono già dimenticati di quando al governo c’era Renzi ed anche lui si esercitava da dittatorello quinquennale.

La piazza ci vuole, ma per spazzarli via tutti, governo ed opposizione, rappresentanti dei padroni grandi e piccoli. Conte, Salvini e Di Maio hanno rimaneggiato a lungo la legge finanziaria, l’hanno riscritta per accontentare i loro padrini e padroni economici e, quando sono stati pronti, si sono presentati in parlamento. Tre piccoli oligarchi sicuri del fatto loro. La notte del 24 dicembre è andato in onda lo spettacolo, le truppe del governo, in attesa della legge di bilancio sonnecchiavano e bivaccavano nell’aula del parlamento. Poi, alle tre di notte, è arrivato l’ordine “sveglia, si vota”. Rimbambiti dal sonno, sono diventati subito vigili ed hanno alzato la mano per dire SI ad una manovra che nemmeno avevano letto e se ne sono andati finalmente a dormire dopo aver fatto il loro dovere.

La democrazia dei borghesi non solo esclude gli operai e i nullatenenti dall’esercizio del potere ma si mangia se stessa, perde ogni onorabilità, si manifesta come dittatura di alcuni capi-partito senza regole se non quelle che gli servono per esercitare il potere. La democrazia, che era la bandiera della repubblica borghese, si è ridotta nella concezione dei Di Maio e Salvini nel fatto che chi prende più voti alle elezioni prende tutto, avendo più deputati e senatori di altri può esercitare una dittatura quinquennale, basta garantirsi la disciplina cieca dei propri gregari. Ad essere attenti misuratori dei numeri si potrebbe obiettare che governano con il 30% di voti sugli aventi diritto, sommando i consensi della Lega e dei 5Stelle. Una minoranza, ma poco importa, l’importante è la conta in parlamento. Allora il parlamento non serve più, lo si può convocare ogni tanto per verificare i numeri facendogli votare la fiducia al governo e poi mandarlo a casa, costa troppo tenerlo in funzione per niente.

E.A.

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