Giornale, Numero 13 del 13 settembre 2018

Il debito con l’Africa

La borghesia italiana ha un debito con l’Africa, e all’ultimo pagliaccio del ministero degli interni non passa nemmeno lontanamente dalla testa che ciò sia possibile. Più di cento anni di […]

La borghesia italiana ha un debito con l’Africa, e all’ultimo pagliaccio del ministero degli interni non passa nemmeno lontanamente dalla testa che ciò sia possibile. Più di cento anni di rapine militari, saccheggi economici, massacri e manovre politiche dei nostri bravi borghesi hanno ridotto l’Africa ad un paese di miseria e distruzione mentre loro si sono arricchiti. Ma non solo i grandi padroni hanno fatto profitti e fanno profitti sullo sfruttamento dei popoli africani, ci sono tutti coloro che usufruiscono di piccoli privilegi, dall’aristocrazia operaia, alla piccola borghesia che sono convinti di non avere nessun debito nei confronti dei poveri del continente africano. Non sanno che l’ENI, per fare un esempio, può pagare quei buoni stipendi ai suoi dipendenti di alto grado solo perché ha messo le mani sulle materie prime a prezzi stracciati della Nigeria? Se solo si riconoscesse per un attimo ciò che i nostri padroni hanno fatto in Africa sarebbe naturale accogliere i migranti a braccia aperte e chiedere loro scusa. Certo non si può chiedere un atteggiamento del genere a coloro che hanno maturato dei privilegi sostenendo l’azione di rapina dei propri governi, ma agli operai lo chiediamo con forza e qualunque operaio che non si schiera a favore dei migranti tradisce la sua condizione economica e sociale e ne pagherà le conseguenze. Mentre la borghesia italiana andava a colonizzare l’Africa una massa di operai immiseriti fuggiva verso il Nord Europa o verso le Americhe, a morire nelle miniere. Immigrazione e sfruttamento operaio sono due facce della stessa medaglia. Il debito dei padroni italiani verso l’Africa è grande e va pagato, cosa chiedono in fondo gli emigranti? Semplicemente la restituzione di quel minimo, miserabile diritto ad una vita sopportabile. Intere generazioni di loro antenati, lavorando in catene, hanno contribuito a garantire dei privilegi e ricchezze alle classi superiori dell’occidente e ora loro chiedono di poter vivere insieme a noi, come noi. Ne hanno pieno diritto.

Chiunque arrivi dall’Africa, perché oggi trattiamo di questo flusso migratorio, ha il diritto di essere accolto e sostenuto, anzi va organizzato un sistema di trasporto regolare.  Il cinismo di chi usa il mare grosso, i gommoni bucati per fare una selezione preventiva provocando centinaia di morti affogati è insopportabile. Ma sono tutti figli e nipoti di Graziani che usava le armi chimiche per piegare la resistenza degli etiopi.

Fra i migranti non ci sono clandestini, è clandestino chi è costretto a nascondere la sua provenienza ed origine ma nel momento in cui può liberamente dichiarare la sua identità ha finito di essere un clandestino e diventa cittadino fra cittadini.

La borghesia italiana ringrazi il cielo che i migranti arrivano ancora con la mano tesa, bagnati e disperati, che si accontentano di restare prigionieri nei campi senza aver commesso alcun reato, ringrazino i padroni che i migranti sono ancora disposti a sgobbare giorno e notte nei campi per pochi euro e farsi ammazzare dal caporale nel momento che ci si ribella.

Ringrazi il cielo Salvini che può offendere come vuole questi schiavi senza nessuna reazione da parte loro, ma le cose possono cambiare, sono una gioventù forte, temprata da una vita durissima, sono una potenza, se solo trovano la strada per unirsi, per unirsi come operai e fare fronte comune con quanti di loro vengono trattati come bestie è finita la pacchia quella vera delle classi superiori.

Gli operai che non hanno tradito loro stessi, sapranno da che parte stare.

E.A.

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