Giornale, Numero 13 del 13 giugno 2017

Lo sciopero degli operai che vanno a Cassino cambia tutto.

 volantino  distribuito fuori alla FCA di Pomigliano il 12 giugno 2017 Lo sciopero degli operai che vanno a Cassino cambia tutto. Per anni la FIAT ha tenuto metà fabbrica fuori […]
 volantino  distribuito fuori alla FCA di Pomigliano il 12 giugno 2017

Lo sciopero degli operai che vanno a Cassino cambia tutto.

Per anni la FIAT ha tenuto metà fabbrica fuori e l’altra metà a lavoro con ritmi impossibili.

Lo sciopero degli operai che vanno a Cassino è stata una liberazione per tutti gli operai.

E’ come se qualcuno avesse cominciato a dire a voce alta: “Basta con il clima da caserma in fabbrica. Basta dire sempre sì alla fiat. Basta con i sindacati firma tutto sulla pelle degli operai”.

A Pomigliano ci sono tre cose al centro dell’attenzione degli operai oggi:

La trasferta a Cassino che a nessuno piace. I ritmi elevati e le pause limitate per chi lavora sulle linee. Terza cosa, il lavoro al sabato che riduce il tempo per vivere con le famiglie e per se stessi.

Gli operai in trasferta a Cassino hanno scioperato con la copertura della FIOM su queste rivendicazioni: una data certa per la fine della trasferta e più soldi in busta paga.

Anche gli operai sulle linee sono in agitazione perché come si lavora non è più tollerabile.

Da una parte, l’azienda ha cominciato a fare pressione sugli operai per fermarli con i soliti sistemi.

Dall’altra, i suoi sindacalisti hanno cominciato a lavorare per rompere il fronte di lotta degli operai e spostare l’attenzione su altre cose.

Da giorni viene rilanciata la richiesta di un “nuovo piano industriale” alla FIAT. Si sprecano gli allarmismi sulla fine degli ammortizzatori sociali tra un mese. Si fa di tutto per evitare che gli operai scioperino.

Il “piano industriale” è una trappola per gli operai. Le attuali condizioni di lavoro sono frutto di un “piano industriale”. Lo ricordate il “piano Marchionne”? E’ con l’applicazione di quel piano che stanno massacrando sulle linee da anni la metà di noi, mentre l’altra metà è andata in miseria con la cassa integrazione. Gli azionisti FIAT invece sono ingrassati con la vendita di migliaia di Panda da noi prodotte.

Il padrone fa il padrone. Noi siamo operai. Noi non dobbiamo dire al padrone come si fa il padrone. Noi dobbiamo batterci affinché tutti rientrino nello stabilimento.

I quattro soldi per gli ammortizzatori sociali sono il minimo che i padroni e i loro servi della politica devono concedere. L’hanno messo in conto, altrimenti dovranno sopportare la rivolta degli operai. Questo lo sanno bene. I nostri sindacalisti venduti invece ce la presentano come una grande conquista da raggiungere.

Sullo sciopero sta passando la voce che quasi quasi è illegale farlo. Noi ricordiamo che la costituzione che sta alla base del  sistema politico dei padroni ci dice all’articolo 40:

Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”.

Le uniche limitazioni di legge riguardano “i servizi essenziali” e non la fabbrica FIAT. Scioperare con la copertura di un sindacato va sempre bene, ma secondo la legge, un gruppo di operai ha il diritto di scioperare anche senza che un sindacato proclami lo sciopero.

Il tempo è maturo: uniamo la lotta degli operai che vanno a Cassino con quella contro i ritmi e per aumentare le pause e per tornare al sabato libero. Il padrone capisce un solo linguaggio per darci quello che vogliamo: LOSCIOPERO.

ASSOCIAZIONE PER LA LIBERAZIONE DEGLI OPERAI (SEZ. DI NAPOLI)

FCA Pomigliano 12 giugno 2017

Lascia una risposta