Giornale, Numero 776 del 14 agosto 2014

LA CROCIATA CONTRO I GIOVANI MUSSULMANI

Redazione. I bombardamenti Usai in Iraq non bastano. I migliaia di mercenari USA che combattono al fianco dei curdi non bastano. I consiglieri militari all’esercito sciita non bastano. Le armi che […]

Redazione.

I bombardamenti Usai in Iraq non bastano. I migliaia di mercenari USA che combattono al fianco dei curdi non bastano. I consiglieri militari all’esercito sciita non bastano. Le armi che USA e Francia hanno venduto a Barzani non bastano.

Con la scusa degli aiuti umanitari alla minoranza degli Yazidi, che durante la loro occupazione militare  dell’Iraq non hanno mai considerato,occidentali, Stati Uniti in testa, stanno mettendo a punto un piano militare contro l’ISIS.

Una delle opzioni  è un’operazione sul terreno con truppe americane a confronto diretto con i combattenti sunniti dello Stato islamico (Isis), quasi tre anni dopo il ritiro degli ultimi soldati Usa dal Paese. Gli USA sono già dovuti scappare dall’Iraq.

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Intanto a Baghdad, va avanti la guerra civile sciiti contro sciiti, il premier ancora in carica Nuri al Maliki ribadisce il rifiuto a dimettersi, nonostante l’incarico conferito ad un altro sciita, Haidar al Abadi.

I crociati: La Conferenza episcopale francese ha chiesto esplicitamente di “usare la forza con pertinenza, giustezza e proporzione”, parlando di “genocidio” in corso. Mentre Papa Francesco, in una lettera al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha sottolineato l’esigenza di “azioni concrete di solidarietà, per proteggere quanti sono colpiti o minacciati dalla violenza”.

L’Iraq, insieme con la Libia e Gaza, sarà al centro di una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri della Ue convocata per il giorno di Ferragosto dall’Alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton. Dalla discussione, ha detto il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, “deve uscire non solo una dichiarazione di principio condivisa su tutti e tre gli scenari di crisi, ma una decisione su un’azione comune forte e coordinata“.

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Intanto il presidente francese Francois Hollande ha già deciso di inviare armi per i Peshmerga curdi in prima linea contro l’avanzata dell’Isis, come già fatto dagli Usa. Il primo ministro Al Maliki, sebbene sempre più isolato sul piano interno e internazionale, resiste nel suo proposito di non dare le dimissioni, affermando che lo farà solo se dovesse dargli torto la Corte Federale, alla quale ha fatto ricorso affermando che la nomina di Al Abadi è “una violazione della Costituzione”. Anche oggi alcune centinaia di sostenitori di Al Maliki sono tornati a manifestare sulla Piazza Ferdus di Baghdad. Ma anche L’Organizzazione della conferenza islamica (Oci) si è congratulata con Al Abadi per l’incarico ricevuto.

Ieri era stato l’Iran, finora grande protettore di Al Maliki, ad appoggiare la scelta del nuovo premier, allineandosi praticamente alla posizione degli Usa. Mentre oggi anche la Siria, alleato di ferro di Teheran nella regione, ha accolto con favore la scelta di Al Abadi.

Guerra alla guerra dei padroni

Un osservatore

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