CENTRI INDUSTRIALI E CONTAGI

Nessuno si è chiesto la ragione del picco di ammalati e di morti di coronavirus fra Bergamo e Brescia, avrebbero dovuto ammettere che fabbriche, cantieri ed officine sono fra i luoghi più esposti al contagio ed andavano chiusi subito.

Nessuno si è chiesto la ragione del picco di ammalati e di morti di coronavirus fra Bergamo e Brescia, avrebbero dovuto ammettere che fabbriche, cantieri ed officine sono fra i luoghi più esposti al contagio ed andavano chiusi subito.


 

In Lombardia il numero dei contagiati, dei ricoverati e dei morti per Covid 19, è il più alto di tutto il paese. Il motivo princpale di questa esplosione di casi sta nel fatto che la Lombardia è la regione più industrializzata, con il più alto numero di occupati e con il più alto numero di operai industriali. Il numero dei lavoratori occupati nelle 97.220 aziende manifatturiere lombarde è di 4 milioni e 399mila, e 1 milioni di questi (960.000) sono quasi tutti operai industriali.
In particolare la concentrazione delle fabbriche nelle sole due provincie di Bergamo e Brescia, provincie dove l’aggressività del virus colpisce in maniera catastrofica, assume una grandezza sproporzionata in termini di densità: 4,1 imprese per km quadrato contro 1,6 della media nazionale. Nella sola provincia di Bergamo le aziende a carattere industriale che impiegano dai 20 dipendenti in su, sono 12.769, con un numero di occupati pari a 173.070. Mentre nella provincia di Brescia le industrie sono 15.396 con un numero di occupati che arriva a 154.180 lavoratori, ed i metalmeccanici (110 mila operai) rappresentano la fetta più consistente dell’apparato produttivo di questa provincia. Se a questi si aggiungono altri 60.000 operai edili delle imprese di costruzioni il numero di operai concentrati in questa zona fa di Brescia la provincia con la più alta densità operaia d’Italia.
Sommando gli occupati delle due provincia (quasi 400.000 lavoratori ) e la densità in cui sono costretti a lavorare, si spiegano le ragioni del perchè il virus, in questo territorio, si sta manifestando in maniera pesantissima e con una mortalità che non ha eguali in Europa.
Il confronto, in base ai numeri si può fare con Milano. Il virus nella metropoli lombarda, che oramai ha perso completamente la sua “vocazione” industriale, sta “risparmiando” una città di oltre un milione e trecentomila abitanti. Il calcolo percentuale tra il numero totale di abitanti e quelli colpiti dal virus è nettamente inferiore alle provincie di Bergamo e Brescia. D’altra parte le fabbriche nel comune di Milano sono praticamente scomparse da un bel po’ di tempo e la concentrazione operaia in città è ridotta a zero.
Il governo Conte, per far fronte al propagarsi del contagio, ha deciso che una delle condizioni, per tentare di ridurlo, è limitare il più possibile la circolazione, l’assembramento e la mobilità individuale, scagliando una vera e propria campagna mediatica contro quelli che passeggiano o corrono al parco, colpevolizzandoli a tal punto da farli sentire come dei piccoli untori.
Se la causa principale del contagio risiede nella vicinanza e nell’assembramento degli individui, chi più degli operai vive quotidianamente questa condizione?
Sono migliaia gli operai che giornalmente sono costretti per necessità produttive a convivere uno fianco all’altro, ma la regola dello stare a casa per loro non vale.
Non vale a tal punto che, nel bilancio quotidiano dei morti, ora entrano anche coloro che per i mass media erano del tutto esclusi, la gioventù operaia. Giovani operai sani che non hanno, differentemente dalle persone anziane, nessuna patologia in corso, ma che costretti nelle fabbriche ad una dispotica promiscuità, si ammalano e muoiono più degli altri.

I dati parlano chiaro, non bisogna essere degli eminenti professori laureati in statistica per capire che nelle provincie a più alta concentrazione operaia i contagi sono esponenziali, che grazie alle maglie lasciate intenzionalmente larghe dal decreto per favorire i padroni i contagi non sono diminuiti, ma anzi sono aumentati e l’età media dei deceduti si abbassa notevolmente.

Non solo, il macabro calcolo dei defunti non tiene conto delle morti che avvengono nelle case di contagiati che non hanno mai avuto la possibilità di arrivare in ospedale.
Ma le restrizioni del decreto del governo riguardano solo alcune particolari lavorazioni, si fa prima a capire quali fabbriche devono chiudere, che a scorrere le fabbriche che possono rimanere aperte, e l’escamotage, per aggirare il decreto, sta tutto nel decreto stesso. Ai padroni che vogliono comunque continuare la produzione basta scrivere che la loro è una produzione indispensabile, dichiarando alla prefettura di competenza che la propria fabbrica è conforme al decreto nella riga che riporta: “Riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature “. Una buffonata senza fine, una buffonata che per gli operai non è affatto tale, ma si sta rilevando sempre di più un immane tragedia.
Questi uomini e queste donne che il Covid-19 sta schiantando a ritmi vertiginosi, per quasi tutti i media sono solo poveri vecchi malati con patologie compromettenti e con un età media altissima, ed è per questa ragione che il virus li sta ammazzando uno dopo l’altro. Oggettivamente bisognerebbe dire e scrivere che l’età di chi finisce in rianimazione si sta abbassando ulteriormente fino a colpire soggetti al di sotto dei 40 anni. E comunque, se solo ci fosse un giornalista con solo un minimo di onestà intellettuale, dovrebbe indagare e descrivere come, ma sopratutto dove, questi anziani hanno contratto queste patologie che li hanno ridotti a dei poveri infermi che il Covid-19 sta decimando a ritmi scioccanti, al posto di scrivere le solite manfrine strappalacrime. Nella realtà queste patologie compromettenti, sono il frutto di centinaia di malattie professionali conseguite nel lavoro in fabbrica. Malattie e acciacchi che hanno minato il fisico di queste povere vittime.
Operai e pensionati ex operai che, avendo lavorato a contatto con velenosi agenti inquinanti e nelle peggiori delle condizioni salutari, sono, proprio per questo, patologicamente fragili. Grazie al lavoro in fabbrica, gli operai sia giovani che anziani, sono la classe sociale più decimata dal virus Covid-19. La classe sociale che più di altre classi sta pagando il prezzo più alto a questa pandemia.
D.C.

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