«QUI TANTI CONTAGI, LA COLPA DEI PADRONI DELLE INDUSTRIE»

Il sindaco di Brescia lo ha dichiarato in un’intervista al Fatto Quotidiano di martedì 17 Marzo. La verità si fa strada faticosamente.

Il sindaco di Brescia lo ha dichiarato in un’intervista al Fatto Quotidiano di martedì 17 Marzo. La verità si fa strada faticosamente.


La contaminazione e la conseguente mortalità della pandemia del Covid-19 (coronavirus) sta assumendo, in una delle zone più industrializzate d’Italia ed a più alta concentrazione operaia (la zona compresa tra Bergamo e Brescia), sempre di più la caratteristica di un ecatombe.
Nella particolarità chi ne fa le spese in prima persona ed in maniera scioccante sono gli operai che sono concentrati in quella zona produttiva.
Se ne è accorto anche il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono che, in un intervista al Fatto Quotidiano, ha denunciato la responsabilità degli industriali di esercitare forti pressioni sul governo e sui vertici della regione Lombardia per non far chiudere le fabbriche.
“Qui tanti contagi, colpa dei padroni delle industrie” , così titolava oggi, martedì 17 marzo, l’intervista apparsa sul Fatto Quotidiano al sindaco Del Bono. Se il sindaco di Brescia, che notoriamente non può essere considerato un pericoloso sovversivo, rilascia una dichiarazione del genere ad un giornale nazionale come il Fatto Quotidiano, significa che, anche per chi gestisce in prima fila l’emergenza, la responsabilità dell’allargamento dei contagi e delle morti per il Covid-19 è da iscrivere in prima persona ai padroni, ed alle loro associazioni, che, mentre gli uni si rifiutano categoricamente di chiudere le fabbriche gli altri, la Confindustria, dichiarava in un suo comunicato del 10 marzo : “di non assumere decisioni affrettate che provochino la chiusura degli impianti e il blocco dell’attività…”.
I dati sono impressionanti nella sola provincia di Brescia i casi di contagio sono stati ad oggi 3.317 ma i numeri detti in questa maniera non rivelano nulla più che un numero asettico, senza capire perché si arriva ad avere, in quella provincia, un numero così alto di contagiati che arriva a quasi 400 casi di contagio al giorno.
La ragione è molto semplice le fabbriche stanno continuando a lavorare ed a produrre come se niente fosse. Malgrado la pandemia gli operai sono costretti ad ammassarsi prima sugli autobus, sui treni e sui mezzi di trasporto pubblici per recarsi al lavoro e poi, una volta in fabbrica, sono costretti a lavorare gomito a gomito sulle linee di produzione, nella condizione migliore con una mascherina e qualche appello a mantenere le distanze, misure che per chi deve lavorare collettivamente non sono per nulla adeguate a contenere l’espandersi del virus.
Il tutto per continuare a fare una produzione che per la società nel suo complesso, col rischio del contagio, non è ora assolutamente urgente. Produzione che invece è necessaria al profitto ed al benessere dei padroni, delle società per azioni ed al portafoglio dei suoi azionisti che, grazie a questi profitti, riescono ad affrontare il virus nelle loro magnifiche residenze ben lontani da tutti e sopratutto al riparo dal contagio.
Mentre il governo continua con il suo mantra instancabile: “state a casa, non uscite, chiudetevi in casa, lavatevi continuamente le mani”. Questi appelli per gli operai non valgono un fico secco, costretti come sono dalle leggi dei padroni e dei loro governi a continuare a produrre profitti in cambio di un salario che nemmeno garantisce la mera sopravvivenza e con il rischio di trovarsi contagiati da un nemico invisibile e dal mai passato pericolo di incappare in infortuni mortali.
La palla l’hanno in mano gli operai che, avendo la forza numerica dalla loro parte, se vogliono salvarsi, devono usare gli strumenti storicamente in loro possesso per far finire tutto questo e starsene a casa a salario pieno: gli scioperi e le agitazioni.
D.C.

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