STELLANTIS MELFI: MENO OPERAI, PIÙ PRODUZIONE, PIÙ SFRUTTAMENTO MA IL CLIMA FRA LE PARTI È POSITIVO

I sindacalisti confederali truccano le carte, tutto a posto ma Tavares ha parlato chiaro, tagliare operai, farli sgobbare di più, usare la cassa a fisarmonica, e per il futuro tanto fumo elettrico.
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I sindacalisti confederali truccano le carte, tutto a posto ma Tavares ha parlato chiaro, tagliare operai, farli sgobbare di più, usare la cassa a fisarmonica, e per il futuro tanto fumo elettrico.


 

L’incontro del 15 giugno fra Governo, Stellantis e sindacato era da molti previsto come un incontro interlocutorio che non avrebbe portato a nulla e che si sarebbe parlato solo dei massimi sistemi di transizione all’elettrico. Così non è stato, almeno per uno stabilimento. Tavares, anticipando qualcosa che dirà l’8 luglio circa la strategia di Stellantis sull’elettrico, ha detto già qualcosa su Melfi e questo si può evincere dai comunicati dei vari sindacati, in cui si legge che l’azienda ha avanzato una proposta di riorganizzazione dello stabilimento, che verranno lanciate a partire dal 2024 quattro vetture elettriche, il numero delle auto prodotte in programma resterà invariato, dicono saranno circa 400.000 le vetture prodotte in un anno, in base alla nuova organizzazione del lavoro sarà necessario non utilizzare circa 700 lavoratori, si creeranno spazi per altre lavorazioni e si lavorerà sui 19,5 turni che significherà tornare a lavorare anche la domenica su un turno. Da quello che si può evincere non sappiamo ancora come organizzeranno la macchina produttiva con la quale noi schiavi dovremo abituarci a menar le mani e le braccia ma una cosa è certa: ci dicono che dobbiamo fare la stessa produzione di auto, in aggiunta fare anche altre lavorazioni, con 700 lavoratori in meno.
Mentre il padrone era intento ad anticipare il suo fantastico progetto ai sindacati dichiarando che ci sarà bisogno di meno operai per fare la stessa produzione di 400.000 auto, che gli operai dovranno fare anche qualche lavorazione in più e lavorare anche la domenica, comandava gli operai anche il giorno 15 giugno a partire dal turno di notte e per tutta la giornata del 16 giugno di restare a casa. Con questo andazzo da mesi il padrone comunica che si faranno un tot di giornate di lavoro al mese, poi in verità non se ne fanno quante dichiarate e tanti operai neanche il numero di giornate di lavoro delle dita di una mano riescono a fare. Ci promettono che le cose cambieranno in meglio ma in verità le cose peggiorano sempre di più per noi operai in questo sistema. Ci dicono che siamo sulla stessa barca, noi in verità remiamo con un numero sempre minore di rematori e meno soldi, loro continuano a fare la bella vita.
La burocrazia sindacale è vergognosa, invece di intervenire e sostenere gli interessi operai iniziando a dire che gli operai non possono più vivere con la miseria della cassa integrazione e che è necessario integrare il salario, altrimenti si sciopera, fanno i salottieri e, al massimo, si limitano a porre, non si sa in quale forma, la necessità dell’integrazione. Non parlano della difesa degli operai ma parlano come gli imprenditori.
Prima del 15 aprile alzavano la voce dicendo che era assurdo che non conoscevano ancora i manager Stellantis, che non avrebbero accettato mai cose negative per gli operai. Il 15 aprile li hanno conosciuti. Dopo il 15 dichiaravano che sarebbe stata la battaglia della loro vita non perdere nemmeno un posto di lavoro a Melfi, che Melfi significava Stellantis e fabbriche dell’Indotto, che le loro posizioni erano nette, la linea non si toccava, la linea non si smontava!
Adesso che Stellantis ha annunciato che toccherà la linea e anche gli operai, dove sono questi chiacchieroni? Qualcuno di questi saltimbanchi adesso dice addirittura di essere soddisfatto dell’incontro con Stellantis! La storia si perpetua, durante la lotta dei 21 giorni gli stessi soggetti sono rimasti a guardare, la Uilm grazie a questa cosa e per non essersi completamente sputtanata come la Fim e la Fismic è diventata, per grazia concessa dal padrone, il primo sindacato. In molte occasioni e dopo alcuni anni dalla lotta dei 21 giorni molti burocrati sindacali dicevano “le cose non vanno bene e la colpa è della Fiom” e che se fossero arrivati loro ad essere il primo sindacato, le cose si sarebbero messe a posto. Così dicevano! Ma quali cose sono a posto, le loro? Ma gli operai hanno proprio bisogno di questa burocrazia sindacale parolaia e dell’aristocrazia operaia che pensa ai propri affari? Abbiamo proprio bisogno di questi personaggi che con le loro chiacchiere tengono buoni gli operai fino a farli scivolare sempre di più nel precipizio della precarietà, in una vita da schiavi che va sempre peggio? Non è forse arrivato il momento di organizzarsi fuori dal controllo delle parrocchie sindacali in modo autonomo e indipendente con un proprio soggetto politico per rovesciare questo sistema fatto di burattini e burattinai?
Crocco operaio di Melfi

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