PADRONI, LICENZA DI UCCIDERE

In allegato, il comunicato del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, in merito all'assoluzione dei dirigenti del teatro Scala di Milano per le morti causate dall'amianto.
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In allegato, il comunicato del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, in merito all’assoluzione dei dirigenti del teatro Scala di Milano per le morti causate dall’amianto.


 

Questa è l’ennesima assoluzione a favore dei responsabili di una silenziosa ma implacabile strage: stesso copione all’ex Breda di Sesto San Giovanni, all’Alfa di Arese, alla centrale Enel di Turbigo (Milano). E il processo ai padroni-dirigenti dell’Eternit è finito a tarallucci e vino, con sconcerto dell’ingenuo giudice Raffaele Guariniello, deluso dalla giustizia… E le vittime, cosa dovrebbero dire?
Intanto gli «infortuni Covid» nei posti di lavoro sono in via di archiviazione. Mentre l’intrallazzo dei camici del governatore della Lombardia, l’ineffabile Fontana, è stato archiviato dall’Anac (Autorità nazionale anticorruzione).
Oltre ad assolvere assassini e truffatori, la magistratura sta dando dimostrazioni che denunciano risvolti di stampo mafioso.
Ma tirarla troppo, la corda di un’immunità scippata, prima o poi, si spezza. E la giustizia sarà giudicata.
E non basteranno i cartabiani escamotage a confondere le carte truccate di magistrati corrotti o,  nella migliore delle ipotesi, imbelli.
D. E. 


 

Teatro alla Scala: tutti assolti gli imputati del processo per le morti da amianto.

Per il Tribunale di Milano uccidere i lavoratori non è reato

Ancora una volta il tribunale di Milano ha assolto quattro ex dirigenti del Teatro alla Scala di Milano, imputati per l’omicidio colposo di 10 lavoratori, con la formula «il fatto non sussiste»
Nel frattempo la lista dei morti d’amianto fra i lavoratori del teatro si è allungata. Un’altra decina di lavoratori ha perso la vita per l’asbesto.
Che i tribunali siano schierati a difesa dell’economia e del profitto lo sappiamo da sempre.
Fiducia nello stato e nei tribunali (in particolare quello di Milano) non ne abbiamo mai avuta e la sentenza di assoluzione dei dirigenti imputati era chiara fin dalle prime udienze. Infatti, la giudice – e presidente della 9° sezione penale- Mariolina Panasiti, ha dimostrato la sua scelta di campo interrompendo e redarguendo più volte il Pubblico Ministero, Maurizio Ascione, e gli avvocati delle parti civili, come ha fatto anche nell’ultima udienza, interrompendo nuovamente le repliche del PM e degli avvocati delle parti civili.
La 9° sezione del tribunale di Milano, più di altri, è spudoratamente servile con gli avvocati della difesa dei potenti e arrogante con l’accusa e gli avvocati delle vittime.
In Italia c’è una giustizia di classe che, nei conflitti fra padroni, manager e operai, è schierata a sostegno del potere. Così, ancora una volta, i padroni e i manager che non rispettano le leggi antinfortunistiche e le misure di sicurezza possono dormire sonni tranquilli.
Questo tribunale, sempre pronto a genuflettersi davanti ai potenti e ai loro avvocati lautamente pagati per difendere gli assassini dei lavoratori, ha sentenziato ancora una volta che UCCIDERE I LAVORATORI PER IL PROFITTO NON E’ UN REATO.
La verità storica emersa dalle testimonianze dei lavoratori e consulenti del PM viene così opportunamente cancellata da quella giuridica.
Eppure, durante le numerose udienze, è emerso che i lavoratori erano esposti ad amianto prima delle bonifiche dei locali …. e anche dopo. L’amianto nel Teatro è presente dalla ricostruzione di Piermarini del 1943 ed è servito a coibentare numerosi spazi del palazzo.
Nel processo è emerso che i dirigenti non hanno mai informato i lavoratori sui rischi e non hanno mai fornito dispositivi di protezione, che le condizioni di lavoro non rispettavano le norme di sicurezza e i gravissimi ritardi nelle bonifiche. L’amianto è stato messo al bando nel 1992 con tanto di obbligo di bonifica dei luoghi in cui fosse presente.
Questi processi dimostrano ai famigliari delle vittime e ai lavoratori – più di tanti proclami ideologici – che in una società divisa in classi tutte le istituzioni, compresa la magistratura, sono al servizio della classe borghese dominante. E vogliamo farlo proprio il 1° maggio, giornata simbolo della lotta della classe operaia in tutto il mondo.
Nonostante questo non ci rassegniamo. La nostra battaglia per cambiare questa società ingiusta basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo continua nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nelle aule di tribunale.

NOI NON CI ARRENDIAMO. NOI NON PERDONIAMO.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

e-mail: cip.mi@tiscali.it
http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

1 maggio 2021

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