ORA SONO PRONTI A DIVIDERSI IL MALLOPPO DA 250 MILIARDI DI EURO

Raccontano come al solito che ne beneficeranno tutti i cittadini, è la solita fandonia, i soldi finiranno nelle tasche del ceto politico che controlla lo Stato, alle banche ed agli  imprenditori grandi e piccoli che li faranno fruttare sfruttando al massimo gli operai che lavoreranno per loro.
Condividi:

Raccontano come al solito che ne beneficeranno tutti i cittadini, è la solita fandonia, i soldi finiranno nelle tasche del ceto politico che controlla lo Stato, alle banche ed agli imprenditori grandi e piccoli che li faranno fruttare sfruttando al massimo gli operai che lavoreranno per loro.


 

Caro Operai Contro, Draghi e i ministri del suo governo hanno messo a punto e il parlamento ha approvato la versione italiana del Recovery Plan: il “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, (Pnrr). Una colossale manovra di denaro pubblico che in più tranche arriverà a quasi 250 miliardi di euro. Per la ripresa dell’economia capitalistica beninteso, non certo per aumentare il potere d’acquisto dei salari e le condizioni delle famiglie operaie, già costrette a ridurre i consumi, come certifica Eurostat, nel 2020 il calo dei consumi individuali in Italia, è finito sotto la media europea: 1.700 euro persi, a fronte dei mille euro persi nella Ue.
Il Pnrr non porterà quindi benessere e prosperità e neanche una boccata di ossigeno a operai e simili, come lasciano credere i “bombaroli” al governo, che le sparano grosse e i telegiornali rilanciano con la pioggia di miliardi dedicati.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, prevede 1 milione di nuovi posti di lavoro entro il 2025. Di cui 800 mila impiegati nei servizi “con il requisito indispensabile della familiarità col computer”. E 200 mila operai dell’edilizia, per la riqualificazione energetica degli edifici. 1 milione di nuovi posti di lavoro, che non vuol dire 1 milione di posti in più, solo nell’ultimo anno, esempio, si sono persi quasi 1 milioni di posti di lavoro.
A smentire le promesse sui presunti benefici che gli operai avrebbero dal Pnrr, c’è il fatto che dopo 20 anni con i salari fermi e i contratti usa e getta, ora si parla di colpire anche gli ammortizzatori sociali e le pensioni, mentre lo sblocco dei licenziamenti potrebbe lasciare in strada dai 700 mila a un milione di operai e lavoratori.
C’è poi la stridente contraddizione nella dichiarazione del ministro delle Infrastrutture Giovannini, dopo lo sblocco delle grandi opere, che il quotidiano “Domani” del 19 aprile, riporta e commenta in questo modo: “Le opere sbloccate valgono 83 miliardi in dieci anni, 72 dei quali per opere ferroviarie e stradali. Questi 72 miliardi creeranno un’occupazione diretta e indiretta pari a 68mila posti di lavoro all’anno in media per dieci anni, annuncia Giovannini, che è uno stimato statistico, specificando che «il metodo utilizzato per il calcolo dell’impatto macroeconomico degli investimenti si basa sul modello di Leontief». Quindi dei 72 miliardi solo 17 saranno spesi in salari. In altri termini, ogni lavoratore prenderà mediamente 25mila euro all’anno [lordi ndr]e produrrà una ricchezza (non per la comunità nazionale che paga ma per la propria azienda che incassa) pari a 100mila euro”.
Se ne sono anche accorti sulle colonne di un giornale che sicuramente non è anticapitalista. Se questo è il modo di procedere del governo Draghi, è chiaro che il Pnrr sarà un affare solo per padroni, banche e parassiti che a vario titolo incasseranno e faranno fruttare i finanziamenti del governo.
Draghi getta sul mercato 240 miliardi di euro scaglionati. Di questi, 149 mila euro vanno a imprese della produzione materiale che sfruttando gli operai creano valore, nuova “ricchezza” anche con l’assunzione di 200 mila nuovi operai edili. Ricchezza che andrà nelle solite tasche.
Ma se dal capitale che ha investito sul “modello Leontief”, lo Stato non avrà come ritorno neanche un euro, dove troverà le risorse per iniziative finalizzate a stimolare la domanda? Dove prenderà le risorse per potenziare la sanità, la previdenza, il welfare e i servizi sociali?
Forse la quota del Pnrr destinata alla massa dei salari dovrà bastare per un numero di ore lavorate molto superiore al normale orario di lavoro? O sottopagare i dipendenti? Draghi conta di chiedere ai padroni una parte della torta dei profitti, sotto forma di tasse?
I contratti di lavoro e le misure di prevenzione e sicurezza sul posto di lavoro saranno rispettate? Visto che “in tanti nel governo e fuori”, vogliono derogare al codice degli appalti?
Sembra che nel sindacato ci siano funzionari non meno scaltri di manager senza scrupoli, nell’impiego della forza lavoro. Come riporta il Manifesto del 20 aprile, dopo la nomina dei commissari per le grandi opere: «Per tutte queste opere – sottolinea il segretario della Fillea Cgil Alessandro Genovesi – prevederemo la possibilità di lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette. Ma lo faremo senza che l’azienda possa chiedere di utilizzare lo straordinario così da assumere almeno il 20% in più di forza lavoro». Un’apertura pericolosa che arriva dopo lo stop di Giovannini ai tanti che nel governo e fuori – a partire dal presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli – chiedevano di derogare al codice degli appalti per accelerare i cantieri».Il governo Draghi sosterrà di non aver derogato al codice degli appalti e si garantirà lo stesso un uso incontrollato della forza lavoro 24 ore su 24.
Saluti Oxervator

Condividi:

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.