ECCO CHI ERA FRIEDRICH ENGELS

Duecento anni fa nasceva a Barmen  in Germania, il 28 novembre 1820, Friedrich Engels. E’ uso comune prendere queste scadenze per ricordare personaggi famosi, eventi storici significativi. Un esercizio che ogni classe fa per ripescare dal passato i propri campioni ...
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Duecento anni fa nasceva a Barmen in Germania, il 28 novembre 1820, Friedrich Engels. E’ uso comune prendere queste scadenze per ricordare personaggi famosi, eventi storici significativi. Un esercizio che ogni classe fa per ripescare dal passato i propri campioni o le proprie gesta, per riproporle nella situazione odierna e sfruttarle per i propri fini. Succede anche a noi, anche noi abbiamo interesse a commemorare i nostri campioni, i nostri capi storici e metterne in evidenza le caratteristiche nel modo più conveniente per la situazione di oggi. Ed allora diventa conseguente la domanda: cosa di un personaggio così lontano nel tempo, nato 200 anni fa, ci interessa ripescare oggi, quali strumenti teorici e pratici elaborò che nell’attualità a noi possono servire?
Abbiamo il dovere, a scanso di equivoci, di chiarire cosa intendiamo per “noi” e la risposta è semplice: a noi operai che abbiamo di nuovo intrapreso una lotta di liberazione della nostra classe. Non ci mettiamo ad elencare cronologicamente le opere prodotte, si possono trovare ovunque, nemmeno cercheremo di trovare l’aggettivo più consono, maestro, fondatore di chissà quale dottrina, quale nuova filosofia o religione. Ci sarà occasione volta per volta di trovare in Engels, nella sua critica politica ed economica, nel suo lavoro comune ad un altro grande esponente della causa operaia, Marx, gli strumenti necessari per combattere oggi contro i padroni e la classe che ne è espressione, la borghesia. La raccolta di testi o pagine significative di Engels per commemorarne la nascita sarebbe un lavoro immane data la vastità del contributo che ha dato alla causa operaia.
Conviene cogliere qui dei punti fondanti della sua figura e tenersi le mani libere di utilizzare i suoi scritti in funzione di lotta teorica e politica contro i legittimatori della sottomissione e dello sfruttamento degli operai. Dato che gli operai sono ancora lo specifico prodotto di questo modo di produzione fondato sullo sfruttamento, dato che gli operai hanno ancora e ciclicamente bisogno di una teoria per la loro liberazione, dato infine che hanno bisogno di un partito che li rappresenti come classe nemica del capitale, cosa c’è di meglio che prendere la strada più semplice e diretta, riscoprire Engels nel suo primo rapporto diretto con gli operai e il loro movimento. E’ anche vero che l’intera sua opera è rivolta a chiarire condizioni e forme della possibile emancipazione della classe oppressa, ma noi ne scegliamo l’inizio e non abbiamo trovato di meglio che la prefazione ad un libro indagine composto a soli 24 anni “La situazione della classe operaia in Inghilterra”. Due pagine che si aprono con una dichiarazione fulminante. L’opera è espressamente dedicata agli operai. Engels è un giovane intellettuale di buona famiglia che si cala nella realtà della condizione degli operai inglesi «per avere – scrive- qualcosa di più della semplice conoscenza astratta del mio soggetto» e dichiara esplicitamente «di voler essere testimone delle vostre lotte contro il potere politico dei vostri oppressori».
Il giovane ha già compiuto una critica teorica al modo di pensare corrente, ha già messo sotto critica la filosofia dominante, ma a questo punto deve conoscere il suo proprio soggetto reale e lo trova negli operai prodotti dall’industria più sviluppata del mondo di allora, quella inglese. Naturalmente rinuncia ai privilegi che la sua condizione sociale avrebbe garantito, «ho rinunciato alla compagnia e ai trattenimenti, al vino di Porto, allo champagne delle classi medie (che specificherà subito dopo come borghesia) … sono insieme contento e fiero di averlo fatto». La scelta è definitiva, lo accompagnerà tutta la vita, stare dalla parte degli operai, la bella vita che l’essere membro della classe borghese gli avrebbe garantito sono poca cosa rispetto all’unirsi alla lotta degli operai per la loro emancipazione. Non basta, utilizzerà tutti i soldi disponibili per rendere possibile ad un altro nemico giurato della borghesia, al suo “Caro Moro” (così si rivolgeva a Marx per lettera) di dedicare tutto il tempo ad indagare la struttura della società del capitale e produrre la grande critica dell’economia politica, lavoro che lui stesso continuerà sui manoscritti di Marx dopo la morte di questo, dando alle stampe il secondo e il terzo libro del “Capitale”.
Dopo questo inciso torniamo al giovane Engels, il traditore della sua classe. Siccome conosce bene la classe dalla quale proviene, è capace di criticarla a fondo e riconosce senza dubbio che gli operai hanno ragione, “perfettamente ragione” a non aspettarsi niente di buono da questa classe poiché «i loro interessi sono diametralmente opposti ai vostri», «le classi medie (i borghesi) in realtà non mirano che ad arricchire se stesse col vostro lavoro, finché possono vendere il prodotto , e a farvi morire di fame non appena non possono più trarre profitto da questo commercio indiretto di carne umana». Questo è Engels a 24 anni, si candida a diventare uno dei capi di quel partito operaio che si produce come necessità storica dal momento che si formano gli operai come classe e che hanno la necessità oggettiva di emanciparsi. Quando le condizioni sociali renderanno possibile l’organizzarsi concreto degli operai in partito proprio, Engels sarà fra gli artefici, sarà fra i capi della Lega dei Comunisti, parteciperà alla fondazione dell’Associazione internazionale degli operai ed in particolare sarà nominato “segretario per l’Italia presso il Comitato Centrale”. Toccherà a lui dirigere la lotta contro le tendenze mutualiste del “somaro Mazzini” e le fanfaronate dei rivoluzionari alla Bakunin. Scrive in un articolo sull’Italia «oltre alla Spagna anche l’Italia era diventata, secondo un’espressione dello stesso Bakunin, il paese più rivoluzionario d’Europa. Rivoluzionario nel senso che vi era molto fumo e poco arrosto … qui veniva condannata ogni attività politica … Quindi si proibisce la creazione di un partito …». Tanto per ricordare il contributo specifico che Engels diede agli operai in Italia per costituirsi in partito indipendente.
Quando al tramonto della prima internazionale operaia Engels e Marx decisero di non militare in nessuno dei partiti nazionali, che sulle sue ceneri erano nati, assunsero il ruolo, fino alla fine della loro vita, di capi indiscussi di un partito operaio informale capace di determinare le scelte del movimento degli operai in ogni parte del mondo.
Engels sopravvive a Marx dieci anni e oltre al lavoro sull’economia svolse da solo un ruolo centrale per frenare l’imborghesimento dei partiti che si erano costituiti sulle ceneri della prima internazionale. Pochi mesi prima di morire, il 5 Agosto 1895, ha uno scontro con i dirigenti del partito socialdemocratico tedesco. Nella prefazione alle “Lotte di classe in Francia”, che il partito vuol ristampare, Fischer chiede al vecchio Engels alcune modifiche al testo per renderlo più accettabile alle autorità, vuole dalla frase «alla sovversione socialdemocratica, che per il momento vive nell’osservanza delle leggi …» cancellare “per il momento”. Il vecchio ha 75 anni, ma non ha seguito la classica parabola degli intellettuali alternativi che, facendo i capelli bianchi, rinnegano le giovanili intemperanze, che si nascondono dietro la scusa che i tempi sono cambiati per rientrare nei ranghi di una vecchiaia al caldo dei privilegi della loro condizione sociale di borghesi. Engels, coerente fino alla fine, risponde: «Voi volete cancellare per il momento, trasformare in una tattica permanente, una tattica relativa, in una che è valida in assoluto. Questo non lo faccio, non posso farlo senza perdere la faccia irrimediabilmente». Questo è Engels e, per quello che lo conosciamo attraverso gli scritti e per la sua azione concreta, siamo sicuri che l’unico modo di commemorare il bicentenario della sua nascita è riconoscergli come operai, ancora, dopo tanti anni, un ruolo centrale nel momento in cui ci rimettiamo all’opera, dopo tante peripezie, per ricostituirci come partito operaio indipendente.
E.A.

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